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Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
(Articles on Politics and Society: follow this link)

Si riapre la strada del cielo

Intervista con l'astronauta Claude Nicollier dopo il primo volo spaziale finanziato esclusivamente da capitali privati.

di Bruno Giussani
12 dicembre 2004

La prima era spaziale ebbe inizio il 4 ottobre 1957 quando l'Unione Sovietica mandò in orbita un minuscolo satellite, appena più grande di un pallone, chiamato Sputnik. Nei decenni successivi, 434 astronauti sono andati nello Spazio, e alcuni di loro hanno camminato sulla Luna o vissuto per mesi in una stazione spaziale. Centinaia di satelliti artificiali orbitano ormai attorno alla Terra. Strumenti scientifici ci hanno rinviato immagini piene di fascino e mistero. Il tutto finanziato con soldi pubblici dai governi di molti paesi (fra i quali, in piccola parte, anche la Svizzera).

La seconda era spaziale è forse iniziata il 4 ottobre 2004. Quel giorno un gruppo americano con finanziamenti esclusivamente privati ha mandato in orbita per la seconda volta in pochi giorni una navetta pilotata, chiamata SpaceShipOne, partendo da una base nel deserto californiano di Mojave. I due piloti, Mike Melvill e Brian Binnie, sono i primi due "astronauti civili" della storia.

Abbiamo chiesto a Claude Nicollier, il solo astronauta svizzero, come ha reagito alla notizia della prima missione spaziale privata.

E' formidabile. Sono assolutamente favorevole a che in futuro persone persone che non sono astronauti professionisti possano volare nello Spazio. E la maggioranza dei miei colleghi è della stessa opinione.

E' l'inizio del turismo spaziale?

Preferirei evitare il termine "turismo". Diciamo che a lungo termine molta gente potrà andare nello Spazio.

A lungo termine? L'imprenditore Richard Branson, quello che ha fondato il gruppo Virgin, ha annunciato un paio di settimane fa di aver ordinato cinque navette del tipo SpaceShipOne e di aver l'intenzione di farle decollare già nel 2007, sotto il marchio Virgin Galactic, per portare turisti nello spazio.

In realtà, a corto termine i viaggi rimarranno molto costosi - Branson stesso ha citato un prezzo di 200'000 dollari per persona - e saranno limitati ai voli sub-orbitali [fino ad un'altezza di 100 km, ndr]. Sono voli piuttosto corti, che offrono solo qualche minuto di assenza di gravità, di cielo nero e panorama terrestre, e durante i quali si tende a sentirsi poco bene, il che potrebbe rovinare almeno in parte l'esperienza. Ma un giorno i voli orbitali privati di più lunga durata diverranno possibili. A quel momento potrebbe veramente svilupparsi l'avventura spaziale per tutti (o quasi).

Cosa manca oggi?

Il doppio volo di SpaceShipOne è stato veramente entusiasmante, ma fra il volo sub-orbitale e il volo orbitale c'è un grande balzo, che richiede un'enorme differenza di velocità. E velocità significa costo e rischio. SpaceShipOne ha raggiunto una velocità di Mach-5 [cinque volte la velocità del suono, ndr]. Per arrivare in orbita serve una propulsione cinque volte maggiore, continuando ovviamente a garantire nel contempo condizioni di sicurezza accettabili. I privati pensano di poterlo fare spendendo meno dei governi, ma non dimentichiamo che l'ambiente spaziale è ostile e vi sono molti rischi durante la salita e la discesa. Sarà una strada lunga e difficile.

Sta dicendo che quella del volo spaziale privato sarà una strada di sangue e sofferenze?

Sì, senza dubbio. Ci saranno incidenti e tragedie. Non posso immaginare che non succeda. Ma negli anni abbiamo comunque acquisito una certa saggezza operativa nella comunità degli esploratori dello spazio. Come nel mondo dell'aviazione, quando succede un incidente si traggono le conseguenze e si imparano le lezioni, ciò che serve ad aumentare la sicurezza dei voli successivi.

Quest'anno segna il 35esimo anniversario dello sbarco sulla Luna (21 luglio 1969). Quasi dimenticata per trent'anni, la Luna è stata riportata al centro dell'attenzione da due iniziative, una americana ("Moon, Mars and Beyond") e l'altra europea ("Aurora") che prevedono di utilizzarla come tappa sulla via di Marte.

Il desiderio di lasciare l'orbita terrestre e spingersi più lontano, verso Marte, è vivo da molto tempo. Ma per ragioni finanziarie, la NASA ha preferito concentrarsi sullo sviluppo della navetta. Lo "Shuttle" avrebbe dovuto essere una macchina riutilizzabile per voli frequenti a costi contenuti. Sappiamo che non è andata così.


Claude Nicollier a bordo dello Space Shuttle nel 1999.
(Foto Keystone)

Ritornare sulla Luna oggi sarebbe più facile o più difficile che non nel 1969?

Tecnicamente più facile: sappiamo molte cose che i nostri predecessori ignoravano. Ma dal punto di vista della programmazione ha ragione lei: sarebbe probabilmente più difficile. Negli anni Sessanta, la volontà di andare sulla Luna era stata nutrita dal clima competitivo della guerra fredda. Il programma Apollo era partito con una rapidità insostenibile sul lungo periodo. Dopo sei voli effettuati con successo (oltre allo sfortunato volo di Apollo 13) sono mancati i mezzi per continuare e l'interesse è scemato. Oggi la Luna torna al centro dell'attenzione perchè vi si potrebbero realizzare infrastrutture fisse in vista dell'esplorazione del sistema solare. Ciò che permetterebbe anche di verificare la capacità degli esseri umani di installarsi in modo fisso nello Spazio, lontani dalla Terra, sulla superficie di un altro corpo celeste.

I programmi di viaggio verso Marte dipendono pure dalla disponibilità della stazione spaziale internazionale. Attualmente l'assemblaggio della stazione è interrotto, poichè le operazioni dello "Shuttle" sono state sospese dopo l'incidente del "Columbia" nel febbraio 2003.

La stazione è in situazione di sopravvivenza, vi possiamo appena mantenere due persone. Ma sono convinto che quando la navetta riprenderà a volare, l'anno prossimo, la stazione ritroverà il suo ruolo, permettendo lo sviluppo e il test in ambiente spaziale di svariate tecnologie. Il viaggio verso Marte è lungo e pericoloso. Bisognerà riciclare tutto ciò che è riciclabile: non ci si può approvvigionare lungo la via. Per esempio, bisognerà trovare un modo per riutilizzare tutti i fluidi e produrre acqua per lavarsi o per bere a partire dall'acqua contenuta nelle urine. Lo so, è un po' contrario ai nostri istinti, ma è una condizione fondamentale per una missione verso Marte.

Dal punto di vista scientifico lo Spazio ha prodotto recentemente risultati entusiasmanti. Pensiamo all'esplorazione robotizzata della superficie di Marte, alle immagini di Saturno fornite dalla sonda Cassini, e alle fotografie prese dal telescopio spaziale Hubble. La comunità scientifica considera Hubble il più importante strumento attualmente in orbita. Ma la NASA ha deciso di non inviare un equipaggio per la manutenzione: nei fatti, di abbandonarlo. Lei è stato due volte su Hubble: come ha reagito a questa decisione?

Ho difficoltà a capirla. La motivazione offerta - che una missione abitata sarebbe troppo pericolosa perchè Hubble, contrariamente alla stazione spaziale, non può offrire rifugio agli astronauti in caso di problemi alla navetta durante il viaggio d'andata - non mi ha convinto. Non sono il solo a pensarla così: a seguito delle proteste la NASA ha dovuto riconsiderare parzialmente la decisione e ha iniziato a preparare una missione robotizzata (senza astronauti) per cambiare le batterie, i giroscopi e gli apparecchi fotografici di Hubble. Ciò potrebbe prolungare di alcuni anni la vita dello strumento.

Da qualche anno la Cina ha espresso ambizioni spaziali, e in ottobre ha inviato nello Spazio il suo primo astronauta, Yang Liwei. Un nuovo concorrente?

Personalmente vedo questo sviluppo in modo positivo. Naturalmente la Cina considera l'accesso allo Spazio come un pilastro della sua autonomia e della sua influenza. Ma ciò contribuirà nel contempo ad allargare le frontiere della conoscenza. Gli Stati Uniti vedono la Cina come un concorrente potenziale. Gli europei invece già lavorano con i cinesi su alcuni programmi, per esempio sul progetto di sistema di posizionamento Galileo, che dovrebbe costituire un'alternativa al GPS controllato dal governo americano. (copyright 2004 Bruno Giussani)
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