(Articles on Politics and Society: follow this link)
Cara tecnologia quanto mi costi
Quando l'uso intelligente di tecnologia a buon mercato può dare risultati migliori dell'uso ordinario di tecnologia costosa.
di Bruno Giussani
19 febbraio 2005
Ho appena finito di leggere l'ultimo libro di Xavier Comtesse, direttore romando del Think Tank ("fabbrica di idée") Avenir Suisse. Per chiunque si interessi di competitività e innovazione tecnologica in Svizzera, è un libro indispensabile e scomodo. Perchè dice che questo paese spende troppo in tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) e da esse trae troppo poco.
Il titolo del libro (pubblicato in francese e tedesco) è un disastro. Quindi, non prestateci troppa attenzione: "Dartfish, Logitech, Swissquote & Co. Les transformeurs IT, les nouveaux acteurs du changement" (Editions du Tricorne). Avete forse riconosciuto le aziende citate: Dartfish sviluppa software per analizzare immagini video sportive. Logitech è il primo produttore mondiale di periferiche per computers. Swissquote è una banca online. Sono tutte svizzere e, secondo Comtesse, sono esempi positivi di uso intelligente della tecnologia.
Comtesse ha guardato alle TIC in Svizzera, ha riunito una miriade di statistiche, ed apre il libro con un'osservazione sconcertante.
Facendo un paragone con altri paesi, la Svizzera figura nel plotone di testa in termini di investimenti nelle TIC. "Gli svizzeri sono compratori frenetici", afferma. Le cifre spese sono talvolta spettacolari, e le novità sono spesso adottate più rapidamente che non in molti altri paesi. Ma se si osserva il modo in cui poi usiamo queste tecnologie e quali benefici ne traiamo in termini di produttività, ecco che la Svizzera "si trova quasi sempre alla fine della lista".
L'autore lo chiama il "paradosso elvetico", e ne è preoccupato: mentre altri paesi hanno fatto passi da gigante in termini di produttività, la Svizzera è rimasta sul posto da vent'anni. A un livello di reddito molto alto, ma comunque ferma sul posto.
Come si può spiegare questo paradosso? Parzialmente con fattori culturali. Gli svizzeri sono affascinati dalla tecnologia (l'ingegnere in ciascuno di noi) e possono permettersi le ultime novità tecnologiche. Ma sembriamo aver perso la capacità di usarle efficacemente. Siamo prigionieri, suggerisce Comtesse, "di un lento perfezionismo e di troppa attenzione consacrata allo sviluppo della tecnologia invece che al suo uso e al mercato". L'altro giorno, nel suo ufficio di Ginevra, Comtesse mi ha raccontato un aneddoto rivelatore: una banca ginevrina ha comperato nuovi computers. PC ultimo modello, schermi piatti. Il fabbricante li ha consegnati. E sono rimasti nei loro scatoloni per quasi un anno prima che la banca iniziasse ad installarli.
La Svizzera, scrive Comtesse, "è di fronte ad una grande sfida": imparare a trasformare in produttività e crescita economica i suoi grossi investimenti nelle TIC.
Qualche settimana fa Monika Henzinger, che è svizzera, insegna al Poli di Losanna, e ha diretto il dipartimento ricerca di Google, uno dei siti più popolari dell'Internet, ha parlato ad una conferenza a Berna. E ha spiegato che fra i quasi 100'000 computers usati da Google (che è senza dubbio una delle aziende più innovative al mondo) non ci sono costosi "server". Google risparmia decine di milioni comperando le componenti a buon mercato e costruendosi i computer in casa. Quando uno si rompe, lo buttano e lo sostituiscono senza pensarci due volte.
Google ha capito che l'uso intelligente di tecnologia a buon mercato può dare risultati almeno simili, se non migliori, dell'uso ordinario di tecnologia costosa. Quello di Google è forse uno degli esempi sui quali "l'azienda Svizzera" potrebbe e dovrebbe iniziare a meditare.
(copyright 2005 Bruno Giussani)
Back to the articles archive