(Articles on Politics and Society: follow this link)
Africa, telefonini e sviluppo
In un anno gli abbonati alla telefonia mobile in Africa sono raddoppiati. O: perchè il telefonino è uno strumento-chiave dello sviluppo.
di Bruno Giussani
2 aprile 2005
Le cifre sono appena state pubblicate: l'anno scorso gli abbonati alla telefonia mobile in Africa sono quasi raddoppiati. A fine 2004, 75.6 milioni di africani avevano un telefonino: uno su otto, mentre in tutto il continente vi sono solo 30 milioni di telefoni fissi.
Notizia importante o irrilevante? Nell'immaginario occidentale l'Africa rimane spesso un continente di guerre civili, tragedie umane e sanitarie e mosche sulle palpebre di bambini denutriti. Ma l'Africa è anche un continente vibrante, in movimento, alla ricerca della propria via allo sviluppo. E i telefonini ne sono uno strumento-chiave. (Certo: acqua potabile, cibo, salute ed educazione vengono prima: ma non è questo il tema di oggi).
Se anche i poveri d'Africa e d'altrove adottano i telefonini in grande numero è perchè i benefici economici sono immediati (e non c'è bisogno di saper scrivere per usare il telefono). In Zambia, in molti negozi e distributori di benzina si può pagare il conto per SMS. Meno soldi in cassa, meno rischi per il mercante d'esser derubato. In India, lungo la costa del Kerala ci sono diciassette mercati del pesce, dove i prezzi fluttuano in continuazione. Prima i pescatori tiravano a indovinare quale mercato avrebbe offerto il miglior prezzo per il pescato: ora telefonano.
Ho un amico, Iqbal Quadir, che fu uno dei fondatori di GrameenPhone, l'azienda che ha introdotto i telefonini nel Bangladesh rurale. Qualche tempo fa Iqbal mi ha raccontato di come, quand'era bambino, aveva dovuto camminare per mezza giornata da un villaggio all'altro per chiedere delle medicine all'unico medico della regione, solo per scoprire che l'uomo non c'era. "Impiegai un pomeriggio intero per tornare a casa a piedi, continuando a ripetermi che avevo perso tutt'un giorno per nulla".
Iqbal emigrò negli Stati Uniti, studiò, e andò a lavorare per una banca di New York, ma vent'anni più tardi (inizio degli anni Novanta) fu assalito dalla stessa frustrazione: doveva fare avanti e indietro fra gli uffici per scambiare dischetti contenenti dati informatici con i colleghi. I computers non erano ancora collegati da una rete telematica. Fu allora che ebbe la rivelazione: "connettività vuol dire produttività!", dice. "Se, quand'ero bambino, avessi potuto telefonare al dottore, non avrei sprecato la mia giornata camminando fra un villaggio e l'altro". Lo stesso, naturalmente, vale per il tempo perso in un ufficio a New York.
Fu così che Iqbal tornò al paese e, insieme a Grameenbank, un'organizzazione di microfinanziamenti, mise in piedi un operatore di telefonia mobile. "A quel tempo Grameenbank prestava 100 dollari a chiunque volesse comperare una mucca, immaginando che chi chiedeva il denaro avrebbe venduto il latte, realizzato un profitto e restituito la somma. Dissi loro di considerare il telefonino alla stregua di una mucca. Ma una che nel tempo avrebbe prodotto più latte". Costruita la rete, nel 1997 cominciarono a concedere prestiti, soprattutto a donne, per l'acquisto di telefonini e la vendita di servizi di comunicazione ad altri abitanti del villaggio. "Ciò ha un impatto tre volte positivo: dà alla donna un'opportunità economica, collega l'intero villaggio al mondo, e genera nel contempo una cultura imprenditoriale che è la chiave di qualsiasi sviluppo economico sostenibile". Alcuni dei telefoni mobili più usati al mondo si trovano oggi in Bangladesh, perchè ogni abbonamento è usato da centinaia di persone, che non devono più camminare una giornata per cercare un medico che non c'è.
Così si spiega il "boom" dei telefonini in Africa. E per questo è una notizia importante.
(copyright 2005 Bruno Giussani)
Back to the articles archive