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Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
(Articles on Politics and Society: follow this link)

Il disastro del "governo elettronico" all'elvetica

Le amministrazioni pubbliche svizzere assumono gli alti costi dell'e-government senza trarne i veri benefici né migliorare i servizi a cittadini e aziende.

di Bruno Giussani
1 maggio 2005

Uno dei dossier che si troverà sul tavolo l'appena nominato vice-cancelliere federale svizzero (di transizione) Oswald Sigg sarà quello della "cyber-amministrazione", chiamata anche "governo elettronico" o, in gergo, "e-government".

In quest'ambito la Svizzera, malgrado spenda più di molti altri, sta chiaramente perdendo il treno. Lo studio comparativo dei servizi pubblici sull'internet, realizzato da CapGemini in 27 paesi per conto della Commissione Europea, pone la Svizzera al penultimo posto davanti alla Lettonia (ma dietro alla Slovenia e alla Lituania). Il "Barometro dell'e-government" dell'Università di San Gallo dipinge un quadro disastroso e commenta che "se le cose continueranno così, fra un paio d'anni inizieremo a subirne le conseguenze economiche". Un recente sondaggio svolto dal Centro E-Government della Scuola Universitaria Professionale di Berna e dall'impresa di tecnologia Unisys giunge a conclusioni del tutto simili.

Si può definire la cyber-amministrazione come l'applicazione delle tecnologie della comunicazione digitale (in particolare quelle dell'internet) per facilitare l'accesso all'informazione, automatizzare le procedure e lo scambio di dati, accelerare l'evasione di pratiche e più in generale rendere più semplici, rapide, efficaci e meno costose le interazioni fra amministrazioni e fra amministratori e amministrati. Paesi come Svezia, Austria e Inghilterra hanno creato chiare strategie nazionali e le hanno realizzate con successo.

La Svizzera, no. Non certo per una questione di ristrettezze finanziarie: la fondazione Avenir Suisse ha calcolato che ben 400 milioni di franchi sono stati finora investiti nella realizzazione dei siti internet di Confederazione, Cantoni e Comuni. Ve ne sono di eccellenti, ma sono rari. Per il solo sito www.ch.ch, coordinato dalla Cancelleria Federale e che avrebbe dovuto diventare un vero e proprio "sportello virtuale", sono stati buttati al vento 18 milioni di franchi: il sito è praticamente una semplice piattaforma che orienta l'utente verso altri siti federali, cantonali e comunali. In altre parole, quasi lo stesso servizio che già offre (gratis) il motore di ricerca Google.

Il problema sta perciò a monte: nella mancanza di una forte e chiara visione politica di trasformazione dell'amministrazione per adattarla ai tempi, facilitare la vita ai cittadini, ed estrarre dalle tecnologie vantaggi, produttività e risparmi. Una cosa i siti svizzeri la fanno bene: la pubblicazione di testi (comunicati stampa, raccolta delle leggi, informazioni varie, formulari). Ma questo è solo il primo, elementare livello dell'e-government. Sono già molto meno efficaci quando si tratta di permettere all'utente di contattare elettronicamente l'amministrazione. Ed i veri meccanismi della cyber-amministrazione, quelli che consentono reali vantaggi in termini di produttività e semplicità offrendo la possibilità di svolgere pratiche interamente sull'internet, con pagamenti elettronici e senza passaggi di carta (notifiche di trasloco e cambiamenti d'indirizzo, immatricolazioni di veicoli, modifiche della patente, dichiarazioni fiscale, rilascio di certificati, registrazioni di aziende) sono quasi inesistenti in Svizzera.

Sfruttando la tecnologia soltanto per distribuire informazione anzichè entrare in una logica di comunicazione e transazioni, le amministrazioni svizzere sembrano volersi limitare ad assumere gli alti costi dell'e-government rinunciando a trarne i veri benefici e migliorando così soltanto in modo marginale il servizio a cittadini e aziende.

(copyright 2005 Bruno Giussani)
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