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C'è un "digital divide" anche fra noi
Alcuni aneddoti raccontano come molte persone usino computer e internet senza sapere cosa usano.
di Bruno Giussani
19 giugno 2005
Il concetto di "digital divide" (divario digitale) è entrato nell'uso comune negli ultimi anni per indicare la differenza di disponibilità e utilizzazione dell'internet fra i paesi economicamente avanzati e quelli in via di sviluppo.
Più recentemente, il termine è stato pure usato per descrivere gli squilibri nel tasso di alfabetizzazione digitale fra gruppi sociali all'interno dei paesi sviluppati. Ci sarebbe un "digital divide" tra, da un lato, i giovani e i più istruiti, che usano il computer e la rete informatica con facilità, e, dall'altro, gli anziani e coloro che hanno un minor grado di formazione, ai quali la cosa riesce più difficile.
Ma è vero? Nelle ultime settimane ho raccolto alcuni aneddoti che suggeriscono una realtà più sfumata. Anche fra coloro che stanno nel primo gruppo, che hanno un indirizzo con la "chiocciolina" e ogni giorno accendono il PC, il grado di consapevolezza del funzionamento di computer e rete (e di come il loro uso cambia il modo nel quale funzioniamo noi) pare talvolta inversamente proporzionale alla sempre più capillare presenza di questi strumenti nella vita quotidiana. In altre parole: molti usano ordinatore e internet senza sapere cosa usano.
Si dirà: non devo essere meccanico per guidare un'auto. Vero. Ma è utile essere consapevoli di cos'è un'auto e di come essa cambia le nostre facoltà.
Aneddoto 1: il direttore di un'organizzazione economica ticinese sta preparando un documento e ha bisogno di alcune fotografie. Telefona al suo grafico e chiede: "me le potresti mandare per e-mail? Poi te le restituisco". Quel che il direttore non ha capito: contrariamente alla versione cartacea, l'uso che faccio di un'informazione in formato digitale (software, testi, immagini) non interferisce con l'uso che può farne qualcun altro. Se le foto fossero state su carta, mandandole al direttore il grafico si sarebbe privato temporaneamente della possibilità di usarle (e quindi ne avrebbe richiesto la restituzione). Ma allegandole a un messaggio elettronico ne ha fatto automaticamente una copia, conservando l'orginale.
Aneddoto 2: in una ditta italiana arriva la Guardia di Finanza per una perquisizione. Il manager reagisce rompendo gli schermi di due computers, pensando così di rendere inaccessibili (o di distruggere) dati sensibili. Quello che il manager non sa: lo schermo è solo una "finestra virtuale" per guardare nel computer, ma i dati sono memorizzati sul disco, e se il PC è in rete, com'è spesso il caso nelle aziende d'oggi, sono anche replicati altrove. Anche "cancellando" la memoria della macchina, poi, in molti casi i dati possono essere comunque recuperati. Le memorie informatiche sono tenaci.
Aneddoto 3: una persona invia a una grande azienda la sua candidatura per un impiego qualificato. La spedisce per posta elettronica, all'indirizzo indicato nell'annuncio, allegando il suo curriculum. Dopo settimane riceve il curriculum in ritorno, stampato su carta, allegato a una lettera di rifiuto. Ciò che rivela l'assurda (e un po' ridicola) inadeguatezza e persistenza di procedure definite in un'altra era, per un'altra tecnologia (la carta).
L'enumerazione di questi aneddoti non è ovviamente intesa a sbeffeggiare chicchessia. Solo a suggerire che c'è un bel "digital divide" anche qui fra noi.
(copyright 2005 Bruno Giussani)
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