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Le nuove idee nascono dal gruppo
Secondo Charles Leadbeater, è in atto un profondo mutamento dei metodi e delle condizioni dell'innovazione e della creatività. Che cambia anche l'organizzazione sociale.
di Bruno Giussani
24 luglio 2005
L'autore inglese Charles Leadbeater ha scritto alcuni dei testi più interessanti sui temi della creatività e dell'innovazione ed è uno dei "pensatori" preferiti da Tony Blair. Anni fa, quand'era ancora giornalista e lavorava per l'"Independent", ha inventato con Helen Fielding la rubrica che diventò poi "Il diario di Bridget Jones". Da allora non ha smesso di fiutare l'aria del momento e di osservare i mutamenti sociali ed economici.
Recentemente a Oxford ho discusso con Leadbeater (ci conosciamo da alcuni anni) del suo nuovo libro, che sta terminando di scrivere e tratterà del modo in cui nuove idee sono generate in un contesto globalizzato e influenzato dalle nuove tecnologie.
"E' in atto un profondo mutamento dei metodi e delle condizioni dell'innovazione, della creatività e del design, e di conseguenza anche del modo in cui l'economia e la società sono organizzate", dice Leadbeater. Le nuove idee sono sempre meno il risultato del "lampo di genio" di un inventore isolato o del lavoro di centri di ricerca e sviluppo aziendali. Sono sempre meno prodotte da "specialisti". L'innovazione viene oggi soprattutto dai "dilettanti" (in inglese: "amateurs"), dagli utilizzatori, che agiscono in collaborazione e producono risultati spesso all'altezza di quelli dei "professionisti".
Guardiamoci attorno, suggerisce Leadbeater. I rampichini furono inventati da appassionati californiani frustrati di non poter usare la bicicletta per andare fuori pista (oggi rappresentano due terzi di tutte le bici vendute). Sul mercato informatico, il più serio concorrente dei programmi Microsoft è Linux, un sistema sviluppato collaborativamente da oltre 100'000 volontari che hanno contribuito gratuitamente con tempo, idee, competenze e sforzi. Il più grande "mercato virtuale" del mondo, il sito eBay, è "gestito" dagli utilizzatori (122 milioni) mentre l'azienda si limita a fornire loro gli strumenti per commerciare. I messaggini SMS non erano mai stati presi sul serio dagli operatori telecom fino a quando gli utilizzatori adolescenti non hanno iniziato a trasformarli in fenomeno. Il rap, che è ora una delle forze dominanti nella musica contemporanea, iniziò con lo scambio di cassette realizzate "in casa" fra giovani dei ghetti americani. La più grande enciclopedia del mondo, la Wikipedia (la si trova sull'internet) è il frutto del lavoro di decine di migliaia di persone e comprende oltre un milione di articoli in oltre cento lingue. Il mondo dei media è scosso dall'emergere del "giornalismo partecipativo", incarnato dai "blogs", i milioni di diari online che stanno generando una conversazione globale su ogni tema e facendo tremare le tradizionali gerarchie della notizia.
"Stiamo passando da un'era di produzione di massa a un'era di innovazione di massa", dice Leadbeater. "La tecnologia per sviluppare, sperimentare e condividere idee, che era un tempo a disposizione soltanto dei professionisti, è sempre più diffusa (basti pensare alle migliaia di applicazioni rese possibili dall'internet). La creazione di nuovi prodotti e servizi sta così diventando una attività partecipativa, quasi democratica".
Ciò naturalmente modifica il ruolo dei "professionisti" (designers, programmatori, insegnanti, giornalisti, eccetera) che hanno finora reagito in modo soprattutto difensivo. E' una reazione perdente, dice Leadbeater: "la nuova innovazione corrisponde all'ethos creativo e democratico del nostro tempo. La gente non è più d'accordo di stare a guardare, di ricevere passivamente prodotti e notizie. Vuole farsi sentire e partecipare all'azione, e ora ne ha gli strumenti".
(copyright 2005 Bruno Giussani)
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