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Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
(Articles on Politics and Society: follow this link)

Google, ieri "cool" oggi "impero del male"

La tentacolarità dell'informazione raccolta da Google s'oppone alle intenzioni angeliche espresse dall'azienda

di Bruno Giussani
8 agosto 2005

Il momento esatto è difficile da stabilire, ma la svolta è avvenuta durante l'ultimo mese e mezzo.

Improvvisamente Google, l'azienda californiana che gestisce il sistema di ricerca d'informazioni più usato (e amato) dell'internet e una miriade di altri servizi (e-mail gratuito, aggregazione di notizie d'attualità in molte lingue, carte geografiche e foto satellitari, pubblicità mirata, creazione di diari personali online – i "blogs" – e così via); l'azienda fondata da due studenti simpatici e un po' idealisti che si è data come missione di "organizzare l'informazione mondiale e renderla accessibile e utile a tutti"; l'azienda che quando è stata quotata in Borsa (l'anno scorso) ha scritto una lettera ai futuri azionisti dicendo che uno dei tratti fondamentali della sua cultura d'impresa è l'intenzione di "non essere malvagi" ("don't be evil") e di diventare "un'istituzione che contribuisca a migliorare il mondo"; insomma l'azienda, Google appunto, che per moltissimi incarnava l'alternativa possibile alla dominazione e all'arroganza di Microsoft e di Bill Gates nel mondo della tecnologia digitale, durante le ultime sei settimane si è trasformata da icona del "cool" tecnologico nel lupo cattivo contro i quali tutti mettono in guardia.

Alle conferenze del settore non si parla d'altro. Attraverso i suoi molteplici servizi (ai quali si aggiungono nuove funzioni praticamente ogni settimana) Google va accumulando una quantità enorme di informazioni personali sugli interessi, le attività online, i corrispondenti e le preferenze degli utilizzatori. Questi dati "impliciti", catturati dai computers di Google ad ogni "clic" perchè, dice l'azienda, solo così i servizi possono essere forniti e perfezionati, sono naturalmente sottoposti a regole relative alla protezione della sfera privata. Ma i dati esistono, e malgrado le intenzioni angeliche dichiarate in quella lettera il rischio d'abuso è comunque sempre presente. Ciò si aggiunge naturalmente all'informazione "esplicita", quella che tutti possono cercare e trovare sull'internet proprio grazie a Google e ad altri sistemi simili. Una quantità d'informazione enorme: miliardi (miliardi) di documenti disponibili sulla rete, pubblici e non ma (se non adeguatamente protetti) tutti indicizzati dai software dell'azienda californiana.

Una delle chiavi dell'improvvisa trasformazione di Google, nella percezione di molti, in un nuovo "impero del male" con potenziale monopolistico sull'accesso all'informazione su scala globale si trova in un articolo pubblicato il 14 luglio scorso dal giornale elettronico News.com. Nell'articolo si descrive il crescente rischio per la "privacy" insito nella tentacolarità dell'informazione (esplicita e implicita) raccolta e immagazzinata dagli ordinatori di Google. A mo' di illustrazione la giornalista, Elinor Mills, ha introdotto il testo con un breve ritratto del direttore generale dell'azienda, Eric Schimidt, basato esclusivamente su dati trovati attraverso il sistema di ricerca di Google: il valore del suo portafoglio azionario, l'indirizzo, gli hobby, eccetera.

Istruttivo. Ma presso Google quest'assaggio della propria minestra non è piaciuto. Hanno bandito ogni contatto con i giornalisti di News.com per un anno. Questo tentativo di offuscare la trasparenza dell'informazione che Google stesso ha contribuito a creare è stato interpretato come arrogante (e rivelatore) dai più. Naviganti avvisati, ha commentato la stampa americana: persino Microsoft appare quasi come un gigante buono.

(copyright 2005 Bruno Giussani)
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