> giussani.com
  
Homepage
Articles
NYT Columns
Biography
About this site
Contact


 > Books/Libri
  
Roam
Senza Fili
Storia di @
  

copyright
1994-2005
bruno giussani
all rights reserved

www.giussani.com/articles


Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
(Articles on Politics and Society: follow this link)

Il nuovo lo rimane solo per poco

Gli uni investono in idee e velocità, gli altri in garages. Lussuosi, ma pur sempre garages.

di Bruno Giussani
9 ottobre 2005

Mi trovo in questi giorni nella Silicon Valley, la regione californiana attorno all'università di Stanford, un'ora circa a sud di San Francisco, dove sono nate e si sono sviluppate alcune delle aziende di punta in molti settori tecnologici: semiconduttori (Intel), computers (HP, Sun, Apple), Internet (Yahoo, Google, eBay), infrastruttura (Cisco); dove l'innovazione e il "capitale-rischio" sono pane quotidiano; dove gli imprenditori creano aziende con l'intenzione di cambiare il mondo.

Sono andato a vedere il piccolo garage dove Bill Hewlett e David Packard nel 1939 iniziarono l'attività che portò alla creazione di Hewlett-Packard, una delle aziende più simboliche della storia della tecnologia (oggi nota come HP, secondo produttore mondiale di ordinatori). E' una piccola e modesta autorimessa in legno, sul retro di una casa nel centro della cittadina di Palo Alto. Spazio per un'auto e poco più. La stanno restaurando, perchè è diventata un'attrazione turistica oltre che un'icona dell'inventiva ed energia imprenditoriale di questa regione, che molti governi in giro per il mondo hanno cercato di imitare negli anni con successi alterni.

HP Garage Palo Alto
Il garage di Hewlett e Packard in restauro.
(Foto Giussani - ottobre 2005)

Mi è tornata in mente una storiella che mi fu raccontata da Xavier Comtesse, direttore dell'antenna ginevrina del laboratorio d'idee "Avenir Suisse". La storia è quella del ministro belga inviato dal suo governo in missione nella Silicon Valley per carpirne i segreti. Il ministro va, studia e torna, e alla riunione successiva i colleghi lo interrogano:

"Allora, hai scoperto perchè sono così dinamici?"

"Sì", risponde il ministro, "è facile: dobbiamo investire nella costruzione di autorimesse, perchè la maggior parte delle grandi aziende della Silicon Valley sono state create in un'autorimessa!".

Nei fatti non ha torto, il ministro belga: Hewlett e Packard hanno fondato HP e Steve Jobs e Steve Wozniak hanno creato Apple nell'autorimessa di casa, mentre Sergey Brin e Larry Page, i fondatori di Google, hanno "squattato" il garage di un amico prima di affittare un ufficio; Jerry Yang e David Filo di Yahoo, hanno cominciato nel loro dormitorio all'università di Stanford. E si potrebbero citare molti altri esempi.

Ma naturalmente l'analisi del ministro è ridicola, e quella di Comtesse è una barzelletta. Una barzelletta piena di verità, perché in tutta Europa, nel tentativo di stimolare la creazione di aziende innovative ad alto valore aggiunto, molti governi hanno appunto costruito (e continuano a farlo) autorimesse. Magnifiche, lussuose, costose, chiamate "parchi tecnologici" o "incubatori", ma in essenza autorimesse: investimenti che risolvono un'inesistente questione immobiliare invece di affrontare seriamente quella imprenditoriale, quasi che la principale preoccupazione di un imprenditore fossero i metri quadrati d'ufficio.

Di tutte le caratteristiche della Silicon Valley che sono state studiate e imitate in giro per il mondo (anche in Svizzera), quella fondamentale sembra essere sfuggita ai più, forse perchè è immateriale: i californiani hanno capito che il nuovo rimane tale solo per poco tempo, e che per sfruttarlo occorre ecosistema che acceleri il trasferimento di tecnologie innovative, lo sviluppo dei prodotti, l'entrata sul mercato, la crescita dell'azienda e quindi la creazione di ricchezza e di posti di lavoro.

Anzichè preoccuparsi di uffici, tutto il sistema Silicon Valley è innanzitutto focalizzato sulla velocità. E' così che in sei anni l'intuizione di due studenti su un miglior modo per cercare informazione sull'internet diventa un'azienda (Google) valutata oggi 85 miliardi di dollari.

(copyright 2005 Bruno Giussani)
Back to the articles archive