> giussani.com
  
Homepage
Articles
NYT Columns
Biography
About this site
Contact


 > Books/Libri
  
Roam
Senza Fili
Storia di @
  

copyright
1994-2005
bruno giussani
all rights reserved

www.giussani.com/articles


Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
(Articles on Politics and Society: follow this link)

Le cose cattive possono anche far bene

I videogiochi sono diseducativi, oppure aprono piste d'apprendimento che i libri non offrono?

di Bruno Giussani
13 novembre 2005

I videogiochi sono un argomento difficile. Economicamente, sono un fenomeno ormai più importante dei film di Hollywood. Tecnologicamente, hanno raggiunto livelli di sofisticazione spettacolare.

Socialmente e psicologicamente, tuttavia, sono controversi, e hanno dato luogo ad opposte scuole di pensiero. Una sostiene che le ore trascorse davanti allo schermo, immersi in mondi artificiali, sono sprecate o diseducative. Per l'altra, i videogiochi possono invece essere un canale d'apprendimento d'un genere nuovo.

Steven Johnson sta in questo secondo gruppo. E' l'autore di un libro che ha fatto molto discutere, "Everything bad is good for you" ("Le cose cattive possono anche far bene"). Non è un ingenuo: sa che i videogiochi, come molte altre cose, se consumati immoderatamente possono condurre a forme di dipendenza e alienazione. Tuttavia, afferma anche che gli adulti sbagliano quando intravvedono nei videogiochi soltanto mostri e violenza e li classificano come inutili, stupidi o pericolosi.

I videogiochi d'oggi presentano una varietà di obiettivi da raggiungere, scelte tattiche, decisioni da prendere in pochi attimi tenendo conto di input multipli, scenari non lineari, dinamiche sociali (si gioca con altri, interagendo in mondi artificiali attraverso l'internet), possibilità evolutive (dove i giocatori "creano" nuove porzioni del gioco). Questa narrativa complessa e incerta è ciò che rende i videogiochi appassionanti, ma nel contempo (è la tesi di Johnson) offre pure piste d'apprendimento che i libri non offrono.

E' anche la ragione per cui gli adulti hanno difficoltà a capire il fenomeno (compreso chi scrive). Nei videogiochi, pochi elementi sono esplicitamente descritti: per il resto, il giocatore deve esplorare insieme con i personaggi, tentare, cambiare tattica, immaginare. E' sintomatico che, quando un padre si siede davanti alla Xbox con il figlio, chieda: "cosa devo fare?". Probabile risposta del figlio: "è quello il gioco: devi scoprire quello che devi fare". Qui sta il divario intergenerazionale ma anche il potenziale educativo dei videogiochi: nell'esplorazione, nell'essere confrontati con situazioni complesse e decisioni rapide. "I libri sono uno strumento d'apprendimento fondamentale, ma quali decisioni deve prendere uno che legge un libro?", chiede Johnson: "le decisioni le ha già prese tutte l'autore".

Ho incontrato Johnson in ottobre alla conferenza PopTech (un laboratorio d'idee annuale a Camden, nel Maine americano), dove ho anche parlato con Ivan Marovic, un giovane militante serbo che, con il movimento studentesco Otpor, contribuì alla caduta di Milosevic cinque anni fa.

L'attivismo di Otpor era non-violento, e la caduta di Milosevic fu solo l'inizio della storia: Kumara, un movimento georgiano d'opposizione a Shevarnadze, usò simili tattiche; la "rivoluzione arancione" in Ucraina pure. E Otpor è ora in contatto con altri gruppi d'opposizione in paesi con regimi autoritari.

Marovic potrebbe scrivere un libro su come organizzare un movimento, o comporre un video finanziato da qualche fondazione. Invece, lui e i suoi colleghi stanno creando un videogioco chiamato "A force more powerful" ("Una forza più forte"): un gioco di simulazione, che assomiglia un po' a SimCity, per insegnare agli attivisti le tattiche dell'azione non-violenta. I giocatori possono controllare personaggi e gruppi, creare coalizioni, inserire veri dati (carte geografiche, eccetera), testare strategie.

La complessità dei videogiochi al servizio della giustizia sociale: c'è qualcuno che la trova diseducativa?

(copyright 2005 Bruno Giussani)
Back to the articles archive