(Articles on Politics and Society: follow this link)
Su Swisscom plana l'ombra di Swissair
Il governo svizzero vuole privatizzare l'operatore telecom. Intenzione corretta, ma sul "come" c'è bisogno d'immaginazione
di Bruno Giussani
27 novembre 2005
Mi si passi la battuta: mai dibattito è stato più ...telefonato di quello aperto dalla decisione del Consiglio federale, annunciata questa settimana, di privatizzare Swisscom.
Da anni Swisscom si lamenta delle difficoltà che le derivano dal fatto di essere maggioritariamente in mano pubblica, in particolare quando si tratta di acquisizioni all'estero, e allora il governo decide di togliersi dai piedi. I sindacati e i partiti socialista e democristiano dicono subito "no" e minacciano un referendum per proteggere il servizio pubblico e i posti di lavoro.
Entrambe le posizioni sono difensive, prive di immaginazione e molto rischiose.
Una vendita porterebbe nelle casse federali, si dice, 17 miliardi di franchi (prepariamoci in questo caso ad un altro dibattito sulla distribuzione del malloppo, tipo oro-della-banca-nazionale), ma metterebbe Swisscom probabilmente in mani straniere. Ora, il mantenimento di un'infrastruttura di telecomunicazione fissa e mobile di alta qualità e capacità, estesa a tutto il paese, è un elemento di competitività economica fondamentale. In un mondo dove l'economia è sempre più immateriale e basata sull'informazione, cavi, fibre ottiche e antenne di telefonia mobile diventano questioni di interesse nazionale.
Il mantenimento dello status-quo è altrettanto improponibile, e d'altronde la maggior parte delle attività attuali di Swisscom (Swisscom Solutions, Bluewin, Eurospot, la partecipazione in Antenna Hungaria, o la TV attraverso il filo telefonico) già non hanno nulla a che fare con il "servizio pubblico".
La situazione attuale di Swisscom sembra pericolosamente simile a quella di Swissair alcuni anni fa. E' un'azienda sana, che produce (molti) utili e ha miliardi in cassa. Opera in un mercato nazionale ancora relativamente protetto, dove beneficia di un forte ancoraggio simbolico ed emotivo. E' tuttavia un attore minuscolo in un'industria che ha appena iniziato una trasformazione radicale (la telefonia su internet è l'equivalente in termini di impatti economici e sistemici del "low cost" nell'aviazione), e tenta di "ingrandirsi" andando a raccattare senza visione strategica apparente partecipazioni in società estere secondarie (possiede parte di Antenna Hungaria, sta discutendo con Eircom in Irlanda, parrebbe volersi associare ad altri investitori per comperare TDC; ma non dimentichiamo che ha già fallito simili tentativi in anni recenti in Germania – perdendo oltre tre miliardi con l'investimento in Debitel – India, Malesia e nella stessa Ungheria). Non vi pare un déjà-vu? Pronostico: fra sei o sette anni Swisscom Mobile farà parte di Vodafone, il resto di Swisscom sarà stato assorbito da Deutsche Telekom o da France Telecom, e la Svizzera non avrà più nulla da dire sulla sua infrastruttura di telecomunicazione (come non ha più nulla da dire sull'"hub" aereo di Kloten).
A meno che qualcuno cominci a pensare in modo creativo. L'ex-sindacalista Beat Kappeler ha suggerito di distribuire le azioni alla popolazione. Fredy Künzler, un ingegnere telecom di Winterthur che scrive su blogg.ch, ha per esempio suggerito di dividere Swisscom in due parti, mantenendo l'infrastruttura (sostanzialmente quella che è oggi la divisione Swisscom Fixnet Wholesale, più la rete di Swisscom Mobile) in mano pubblica, e privatizzando il resto. Su questa infrastruttura (che continuerebbe a coprire anche le regioni periferiche) chiunque potrà poi offrire, in regime di vera concorrenza, i propri servizi.
E' un'approccio che avevamo già suggerito alcuni anni fa a proposito della liberalizzazione del mercato della telefonia mobile, e che quindi pensiamo meriti di essere esplorato.
(copyright 2005 Bruno Giussani)
Back to the articles archive