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Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
(Articles on Politics and Society: follow this link)

Un giro di manovella e il computer s'accende

Riflessioni sul prototipo del laptop da 100 dollari che secondo Nicholas Negroponte potrebbe contribuire a colmare il "divario digitale".

di Bruno Giussani
4 dicembre 2005

Nicholas Negroponte sembra esserci riuscito, a creare un prototipo di computer portatile con programmi in grado di svolgere le funzioni di base di un normale ordinatore (scrivere, calcolare, disegnare e comunicare), il tutto per circa 100 dollari al pezzo, o 130 franchi, da mettere nelle mani degli scolari dei paesi in via di sviluppo.

Ora si tratta di passare dal prototipo alla realtà, e la via è impervia.

Negroponte è un personaggio molto rispettato nel mondo della tecnologia. E' stato fondatore del MediaLab all'Istituto di tecnologia del Massachussetts; negli anni ha previsto alcuni dei fenomeni più marcanti dello sviluppo della tecnologia; ed ha partecipato a molti progetti di diffusione della tecnologia nelle regioni rurali di Cambogia, Kashmir e Costarica.

Quando presentò il suo progetto a Davos nel gennaio scorso tuttavia, molti scrollarono il capo. Malgrado la lodevole intenzione di distribuire l'apparecchio in milioni di esemplari nelle scuole del Sud del mondo, nel tentativo di contribuire a colmare il cosiddetto "divario digitale", molti, gentilmente, abbozzarono un sorriso e liquidarono il tutto come "impossibile". O come "ridicolo": non sono altre le priorità dei più poveri, acqua pulita e cure mediche per esempio? (Vero, ma Negroponte non è un illuso e non mira ad informatizzare Haiti: pensa piuttosto a paesi funzionanti come Brasile, Egitto, Tailandia).

In ottobre alla conferenza PopTech, Negroponte aveva annunciato di esserci quasi. E due settimane fa al summit sulla società dell'informazione a Tunisi (che, sia detto per inciso, è stato peraltro un fallimento) ha presentato il primo prototipo del "laptop da 100 dollari". Assomiglia a un normale computer portatile, ma tutte le componenti sono state modificate, ridotte, semplificate per renderle meno care e più solide. E' grande come un libro di testo (e teoricamente potrebbe sostituirli, i libri di testo), e può comunicare senza fili con l'internet (per rendere più facile la condivisione di connettività). La caratteristica più originale sta nell'alimentazione. In assenza di una rete elettrica, il computer si alimenta manualmente. Girando una manovella per dieci minuti si immagazzina nell'accumulatore energia sufficiente per far funzionare la macchina durante un'ora: un sistema sviluppato alcuni anni fa per un apparecchio radio.

Si tratta per ora di un prototipo, che sarà perfezionato nei prossimi mesi. Non è ancora chiaro come e dove i laptop saranno prodotti su larga scala; né come saranno distribuiti (per evitare che finiscano coll'essere rivenduti) e chi fornirà l'infrastruttura (collegamento a Internet), il supporto (chi li ripara se si rompono?) e la formazione (in particolare degli insegnanti).

Mettendo a punto il laptop in modo sorprendentemente rapido tuttavia, Negroponte e i suoi compagni di strada hanno catalizzato l'attenzione e dimostrato che gli ostacoli tecnologici del divario digitale sono superabili, a patto di osare vie nuove e modificare radicalmente la tecnologia per adattarla alla realtà dei paesi in transizione.

E ovviamente bisogna anche rispondere alla domanda sul "chi paga". Negroponte ha creato un'organizzazione non-profit chiamata "One Laptop Per Child" ("Un bambino, un laptop") e intende distribuire i computer gratuitamente agli scolari attraverso istituzioni governative, facendone coprire i costi da donatori, aziende ed enti pubblici occidentali, e dalla Banca Mondiale.

O magari facendo "patrocinare" il computer di ogni ragazzino del Sud da un coetaneo europeo o americano.

(copyright 2005 Bruno Giussani)
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