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Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
(Articles on Politics and Society: follow this link)

Un pallone più tondo ma non più intelligente

La Coppa del Mondo di calcio 2006 sarà giocata con un nuovo pallone, "Teamgeist". Che non avrà un microchip incorporato.

di Bruno Giussani
18 dicembre 2005

Se vi venisse chiesto di pensare ad un oggetto tecnologicamente sofisticato, probabilmente il pallone da calcio non sarebbe fra le prime cose che vi verrebbero in mente.

I palloni sono rotondi; vengono calciati mediamente duemila volte durante i 90 minuti di una partita (in media una pedata ogni 2.7 secondi); sono prodotti in diversi colori; sono generalmente fatti di 32 pentagoni ed esagoni di pelle cuciti assieme e contenenti una camera d'aria; si deformano quando rimbalzano o quando volano attraverso l'aria; e se piove tendono a diventare pesanti.

Questa è la descrizione di un pallone "normale", di quelli usati su un campo di periferia così come nelle partite della serie A. Ma essa non corrisponde a "Teamgeist" (un ibrido d'inglese e tedesco che vorrebbe significare "lo spirito di squadra"), il nuovo pallone che sarà usato durante la Coppa del Mondo di calcio 2006, che si svolgerà in Germania fra il 9 giugno e il 9 luglio.

"Teamgeist" è un pallone high-tech.

E' anche un oggetto esteticamente magnifico. Il fabbricante di articoli sportivi Adidas, che lo ha sviluppato e lo produce, lo ha presentato la settimana scorsa durante l'estrazione finale per la Coppa del mondo. "Teamgeist" pesa fra i 441 e i 444 grammi, ed è composto di quattordici pannelli di poliuretano uniti con uno speciale procedimento termico. Ciò ne fa un pallone perfettamente liscio e rotondo. Certo, tutti i palloni sono rotondi. Ma questo, secondo gli specialisti di un'università inglese, è molto più rotondo di tutti gli altri. Grazie al minor numero di pannelli e all'assenza di cuciture, è anche meno deformabile e più aerodinamico, il che offrirà ai calciatori molto più controllo.

Il nuovo pallone avrebbe dovuto contenere anche un altro pezzo di tecnologia, ma la FIFA (la federazione mondiale del calcio) dopo alcuni test poco convincenti ha deciso per il momento di rinunciarvi. Si sarebbe trattato di rendere il pallone "intelligente" inserendovi un microchip. L'intenzione della società tedesca Cairos, responsabile dello sviluppo, era essenzialmente quella di aiutare l'arbitro ad evitare errori (per esempio quando si tratta di decidere se il pallone ha passato la linea o se un giocatore è in fuorigioco). Il sistema è basato su un microchip dotato di trasmettitore installato nel centro del pallone, il cui segnale sarebbe raccolto da dodici antenne distribuite attorno al campo di gioco, analizzato da un computer e immediatamente inviato ad una sorta di orologio che l'arbitro porterebbe al polso.

Un paio d'anni fa ho incontrato Christian Holzer, uno dei fondatori di Cairos, ad una conferenza a Losanna, e il progetto che descrisse allora era persino più ambizioso. Cairos avrebbe voluto mettere dei microchips anche addosso ai giocatori (probabilmente nei parastinchi); il loro segnale sarebbe stato captato dalle stesse antenne. Un sistema simile avrebbe il potenziale di trasformare il gioco del calcio: non solo le decisioni dell'arbitro potrebbero appoggiarsi su dettagliate informazioni "geo-locali", ma sarebbe possibile offrire al pubblico negli stadi e ai telespettatori quantità di dati e statistiche mai viste prima, paragonabili a quelli del baseball: posizione dei giocatori, velocità della palla, minuti trascorsi in difesa o in attacco, chilometri percorsi, vicinanza relativa ai giocatori avversari, eccetera. E le stesse informazioni sarebbero a disposizione degli allenatori in fase di preparazione tattica delle partite.

Ma non sarà per il 2006: la tecnologia non è pronta. "Teamgeist" è un pallone più rotondo degli altri, ma non sarà più intelligente.

(copyright 2005 Bruno Giussani)
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