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Perchè l'innocuità del telefonini non è dimostrabile
I dati statistici tendono a smentire un collegamento diretto tra uso del cellulare e cancro, ma la questione è logicamente irrisolvibile.
di Bruno Giussani
8 gennaio 2006
Il Consiglio federale svizzero ha deciso di lanciare un programma di ricerca (dotato di 5 milioni di franchi) sulla presunta nocività delle radiazioni elettromagnetiche dei telefonini e delle antenne degli operatori. E' una questione senza uscita: l'innocuità del telefonini non si può dimostrare.
Negli ultimi dieci anni è stato accumulato in giro per il mondo un enorme corpus di studi epidemiologici e tossicologici: migliaia di rapporti e documenti.
Sebbene in molti casi essi suggeriscano che vi sia un effetto biologico delle radiazioni sul corpo umano, non è mai stato dimostrato in modo definitivo che coloro che utilizzano telefonini in modo più assiduo siano più soggetti a sviluppare tumori cerebrali, o che le radiazioni a bassa frequenza abbiano un effetto avverso sulla salute complessiva dell’individuo.
In parte questa incertezza è dovuta al fatto che il corpo umano non assorbe radiazioni in maniera misurabile. L’effetto è piuttosto quello di provocare alterazioni elettriche nei tessuti che sono difficili da valutare e che possono essere il risultato di diverse concause. Alcuni hanno suggerito possibili danni alle cellule sanguigne, una riduzione della fertilità, o effetti sulle funzioni cerebrali, ma l’opinione generale nell’ambito della comunità medico-scientifica è che l’energia delle microonde sia troppo bassa per rompere le strutture chimiche (che è la modalità di generazione dei tumori).
I dati statistici poi tendono a smentire un collegamento diretto tra uso del cellulare e cancro. Fino ad oggi l’indagine più vasta, effettuata in Danimarca monitorando 400mila utenti di telefonini tra il 1982 e il 1995, ha rivelato che chi usa un telefonino non ha più probabilità di ammalarsi degli altri: delle 3.825 persone che statisticamente avrebbero dovuto sviluppare il cancro, "solo" 3.391 si sono ammalate, di cui 154 di cancro al cervello o al sistema nervoso (mentre le statistiche ne "proiettavano" 161).
Certo, le conoscenze sono ancora lacunose, e queste cifre non dimostrano ovviamente che i telefoni mobili siano del tutto sicuri. Vi è in effetti che l'innocuità totale non può essere garantita da nessuno: non è logicamente possibile dimostrare che qualcosa non provochi il cancro né lo provocherà mai; al massimo si può ripetutamente tentare di dimostrare che lo provochi, senza riuscirvi.
Su questa base l'industria ha minimizzato la questione fino a tempi recenti, sostenendo che in assenza di ulteriori prove, telefoni e antenne sono sicuri (e contando sul fatto che i clienti hanno comunque continuato a usare i telefonini con frequenza sempre maggiore). I critici ritengono invece che, fino a quando non verrà fornita una garanzia totale di sicurezza (impossibile, come detto) bisognerebbe considerare questi apparecchi pericolosi sulla base di conoscenze aneddotiche, e limitarne l'uso (e la costruzione di antenne).
L'unica realtà, come dicono i sociologi, è la percezione: molte persone nutrono una paura istintiva verso i campi magnetici, e i telefoni mobili e le antenne ne rappresentano i veicoli fisici e visibili. Per cui era inevitabile che con la massiccia diffusione della telefonia mobile la questione sarebbe diventata controversa.
L’unica vera risposta sembra essere la consapevolezza e la trasparenza. In ottobre il governo ticinese ha annunciato che dal 2006 i dati relativi alla localizzazione e alle misurazioni delle radiazioni delle circa 300 antenne di telefonia mobile del cantone saranno pubblicati sul sito web dell'Osservatorio ambientale della Svizzera Italiana. L'anno è iniziato. Aspettiamo l'indirizzo del sito Web.
(copyright 2006 Bruno Giussani)
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