(Articles on Politics and Society: follow this link)
"Bloggando" dalla periferia parigina
Usando un blog il settimanale "L'Hebdo" ha iniziato a raccontare i problemi delle "banlieues" in modo nuovo, servendo i suoi lettori in modo inedito.
di Bruno Giussani
14 gennaio 2006
Quando disordini e violenze iniziarono nelle periferie di molte città francesi tre mesi fa, tutti i media cercarono di trovare il giusto modo per raccontare le storie di queste “banlieues” dove s’intrecciano povertà, crimine, emarginazione e speranza. Un giornale svizzero vi è forse riuscito meglio di altri: il settimanale romando “L’Hebdo” ha iniziato un esperimento che sta mostrando come la stampa possa rivitalizzarsi usando gli strumenti dell’internet e servendo i suoi lettori in modi finora inediti.
Durante le settimane più “calde” dei disordini, in novembre, il settimanale capì che i suoi primi articoli non sarebbero stati sufficienti per raccontare e capire ciò che stava succedendo. La direzione scelse allora la cittadina di Bondy, alla periferia di Parigi, e iniziò ad inviarvi i suoi giornalisti a rotazione, uno ogni 7-10 giorni. Lavorando e dormendo in un modesto locale preso in prestito dal club di calcio di Bondy, hanno cominciato a scrivere ogni settimana articoli per il giornale, ed a pubblicare quasi in “tempo reale” più volte al giorno testi e fotografie sul “Bondy Blog” (su internet all’indirizzo blogs.hebdo.ch).
Un “weblog” (o “blog”) è un formato quasi diaristico sull’internet che nell’ultimo paio d’anni è stato adottato da milioni di persone e organizzazioni, che ne hanno fatto chi un uso personale, chi uno strumento di giornalismo “interattivo” o di pubbliche relazioni (per un esempio il mio blog, in inglese, che contiene anche collegamenti a blogs in italiano, è a: giussani.typepad.com).
Nel frattempo i disordini si sono calmati (solo sopiti?) e le reti televisive hanno spostato la loro attenzione altrove, ma la vita quotidiana a Bondy non è cambiata, ed i giornalisti de “L’Hebdo” sono ancora lì a documentarla. Otto di loro sono stati a Bondy finora (inizio gennaio), uomini e donne che normalmente operano in settori diversi del giornale: economia, politica, società, cultura. Sul blog, hanno scritto (spesso in prima persona) dei loro incontri quotidiani, citato conversazioni, descritto persone, raccontato storie locali che non avrebbero mai trovato spazio nel giornale. Hanno assunto rischi (uno è stato aggredito da due che volevano rubargli il computer). Hanno intervistato disoccupati, partecipato a feste etniche, discusso con giovani imprenditori, registrato le lamentele verso la polizia, descritto lo stato pietoso di molti immobili e strade, parlato di una madre senza casa, tradotto il linguaggio delle bande locali, eccetera. Vi hanno trascorso il Natale e Capodanno.
La vita quotidiana di Bondy è ricca di storie che i giornali di solito non raccontano, e quelle che sono finite nel “Bondy Blog” sono molte, e sono interessanti almeno quanto quelle pubblicate ogni settimana nel giornale. Certo, queste sono tutte informazioni e notizie che qualsiasi reporter raccoglie nel corso del suo lavoro; ma solitamente molte rimangono allo stato di appunti. I giornalisti de “L’Hebdo” invece le hanno riversate, tutte, senza filtri, immediatamente, sull’internet, creando un diario di grande ricchezza.
Sdrammatizzando l’atto della scrittura, aprendo una discussione con i lettori (che possono commentare), in qualche modo i blogs possono rappresentare l’embrione di un nuovo modo di far giornalismo.
“I giornali devono riportare l’umanità nelle loro pagine”, dice il direttore de “L’Hebdo”, Alain Jeannet, che pure farà il suo turno di reportage a Bondy. “E ciò vale anche da noi: forse nei prossimi mesi affitteremo una camera alla periferia di Ginevra o Losanna e vi manderemo i nostri giornalisti con un laptop e l’accesso a un blog”.
(copyright 2006 Bruno Giussani)
Back to the articles archive