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Molte telefonate, ma con solo quattro persone
Un'antropologa classifica il nostro uso delle tecnologie della comunicazione.
di Bruno Giussani
12 febbraio 2006
Il nostro ambiente comunicativo diventa sempre più complesso e multiforme. Quello che un tempo era il solitario telefono fisso, magari appeso al muro del corridoio o posato su un tavolino in salotto, ha lasciato il posto a più telefoni domestici (con o senza filo), cellulari, posta elettronica, messaggeria istantanea, oltre ad altre applicazioni “interattive” di Internet (per esempio i “blog”, fenomeno relativamente recente di autopubblicazione e di dialogo).
Sorge una domanda: la moltiplicazione dei canali di comunicazione è accompagnata da una loro “specializzazione”? Quando utilizziamo il telefonino, il telefono fisso, l’e-mail, lo facciamo in modo specifico, associando tendenzialmente ciascuno strumento ad un diverso tipo di comunicazione?
Sono le domande che s’è posta Stefana Broadbent, un’antropologa che lavora per Swisscom Innovations a Berna studiando gli aspetti sociali ed economici della comunicazione. La sua risposta è: sì. Con i suoi colleghi ha studiato in dettaglio il modo di interagire con la tecnologia di alcune centinaia di persone in Svizzera, intervistandole, osservando la posizione degli strumenti comunicativi nelle loro case (parliamo di tecnologia domestica e privata, non di quella ad uso professionale), chiedendo loro di tenere un “diario” delle loro comunicazioni. Ne ha concluso che “la gente è capacissima di scegliere il miglior media per ogni situazione”.
Quale? “I messaggini per dire mi manchi; la posta elettronica per organizzare la cena; il telefonino per avvertire del ritardo; la messaggeria istantanea per continuare la conversazione”, dice Broadbent riassumendo in modo scherzoso ma non troppo. Più in dettaglio:
• Il telefono fisso è “il canale collettivo”, uno strumento “d’organizzazione per tutta la famiglia”, con la maggior parte delle telefonate fatte “in pubblico” (davanti ai famigliari) e solo un quarto nella privacy della propria camera.
• Le chiamate con il telefonino servono “per il micro-coordinamento: cambiamenti di programma all’ultimo minuto, aggiornamenti sul luogo nel quale ci si trova o su cosa si sta facendo”. Broadbent aggiunte una cifra sorprendente: “mediamente comunichiamo regolarmente soltanto con quattro persone: ciò costituisce l’80 per cento delle chiamate”.
• L’SMS è “il canale intimo, che trasporta le emozioni in modo efficace; lo si usa quasi esclusivamente con la sfera più intima d’amici e famigliari”.
• La posta elettronica è invece “il canale amministrativo, usato in sostegno ad altre attività online come lo shopping virtuale, per i contatti con un gruppo sociale più esteso (club, amici, conoscenti); o per scambiarsi immagini e musica”. E’ il canale esclusivo per la comunicazione collettiva (quando si manda un messaggio contemporaneamente a molte persone).
• La messaggeria istantanea (che i giovani chiamano “IM”) e i servizi di chiamata vocale via Internet (il cosiddetto “VoIP”) sono canali a flusso continuo: “gli utilizzatori aprono una sessione IM e, visto che non costa nulla, la lasciano aperta per tutto il giorno, sullo sfondo delle loro altre attività, partecipando di tanto in tanto a una conversazione”.
• I “blogs” costituiscono invece il canale di contatto con una cerchia più larga di persone (“networking”).
Sorpreso da quel che Broadbent dice dei telefonini le chiedo quant’è solida l’affermazione secondo la quale l’80 per cento delle comunicazioni dell’utilizzatore medio si svolge con sole quattro persone. “Forse saranno cinque”, risponde, “ma sono piuttosto sicura dell’ordine di grandezza”. Ciò è confermato anche da studi simili fatti in altri paesi.
(copyright 2006 Bruno Giussani)
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