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Da Parigi a Losanna a scuola di blog
Otto giovani si preparano al giornalismo su Internet: "vogliamo allargare la banlieue"
di Bruno Giussani
19 febbraio 2006
Con alcuni colleghi del settimanale romando “L’Hebdo”, della televisione romanda e del quotidiano francese “Le Monde”, questa settimana ho animato una modesta “scuola di giornalismo e blog” a Losanna, alla quale hanno partecipato otto giovani di Bondy, una cittadina alla periferia di Parigi.
Bondy è una delle molte “banlieues” francesi nelle quail, nel novembre scorso, vi furono violenze e disordini, con tre morti, migliaia di auto bruciate, strutture vandalizzate, e molta attenzione mediatica. Ne ho parlato in Locale-Globale il 14 gennaio. Nell’articolo descrivevo come “L’Hebdo” stava sperimentando un modo nuovo di raccontare la situazione di queste periferie.
Invece di limitarsi a inviare uno dei suoi giornalisti sul posto e pubblicare un paio d’articoli, come ha fatto la maggior parte della stampa prima che la sua attenzione fosse attirata dalla “prossima storia”, “L’Hebdo” ha affittato una stanza a Bondy e iniziato ad inviarvi tutti i suoi giornalisti, a rotazione, con l’incarico di scrivere l’articolo settimanale per il giornale, ma anche di raccontare giornalmente, su un “blog” (un sito Internet dal formato più immediato e interattivo) grandi e piccoli episodi della vita quotidiana.
L’esercizio è stato un successo. I giornalisti hanno utilizzato lo strumento del “blog” con entusiasmo e hanno prodotto miglior giornalismo e miglior informazione per i loro lettori. L’attenzione del resto dei media è stata enorme, il che rivela l’eccezionalità dell’iniziativa: reportages sulla durata ormai non ne fa quasi più nessuno nel mondo della notizia immediate (e immediatamente dimenticata). E la comunità stessa di Bondy, attraverso lo sguardo esterno dei giornalisti svizzeri, ha imparato nuove cose su se stessa – e intrapreso un nuovo cammino.
In marzo l’esercizio de “L’Hebdo” terminerà: ci sono solo una ventina di giornalisti nella redazione di Losanna, e quasi tutti hanno già fatto il loro turno a Bondy (compreso il direttore). Uno è stato aggredito, un altro ha avuto un grave malore ed è finito all’ospedale. Tutti hanno fatto un ottimo lavoro, e le 100’000 parole che hanno scritto finora nel giornale e sul “blog” – pari a 180 volte la lunghezza di quest’articolo - diventeranno presto un libro.
Ma il “Bondy Blog” (così si chiama il sito, accessibile a blogs.hebdo.ch) non terminerà. “L’Hebdo” ha scelto gli otto giovani (studenti, un operaio, un disoccupato, un docente; d’origine francese, maghrebina, Africana; tutti volontari) e li ha portati a Losanna questa settimana per corsi su formati e generi giornalistici, metodi di ricerca e intervista, verifica delle fonti, fotografia, esercizi pratici sul terreno, scrittura e redazione, e introduzione ai “blog” e agli strumenti digitali per raccogliere e pubblicare l’informazione. A fine settimana hanno ricevuto il loro “diploma”: le parole-chiave per accedere a questi strumenti e iniziare il loro lavoro di redattori del “Bondy Blog”.
Sarà una nuova fase molto interessante da osservare, perchè se finora gli occhi su Bondy erano quelli di giornalisti venuti da fuori, da marzo saranno i giovani del posto a raccontare la loro vita quotidiana, a creare la narrativa della loro realtà sociale in un ambiente finora privo di strumenti giornalistici autonomi (una delle principali critiche dei “banlieusards” ai media francesi è quella di guardare sempre e soltanto alle periferie come luoghi a rischio). Dice Radouane, uno degli otto: “vogliamo provare ad allargare la banlieue, ad offrire un’immagine diversa: non vogliamo fare dell’angelismo, ma non ci sono solo auto che bruciano a Bondy”.
(copyright 2006 Bruno Giussani)
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