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Il mentore globale attraverso l'Internet
350 volontari danno "una risposta personale ed etica al fatto di vivere in un mondo interdipendente"
di Bruno Giussani
4 giugno 2006
L'inverno scorso, Lucy Hooberman ha accettato una sfida. Cinque mesi più tardi, dalla sua casa di Londra sta ora cercando il miglior modo per coordinare oltre 350 volontari di ogni dove che si sono offerti di diventare, usando il canale dell'internet, mentori di persone nei paesi del sud.
(Piccola nota linguistica: Mentore è un personaggio dell'Odissea, al quale Ulisse affida il piccolo Telemaco prima di partire per la guerra di Troia; per analogia, un mentore è una guida, un precettore, un consigliere. In inglese si usa "mentor" per mentore e "mentoring" per il verbo e il sostantivo che indicano l'attività - che tradurremo liberamente in "mentorare" e "mentoraggio".)
La sfida raccolta da Hooberman fu lanciata da Chris Anderson, il direttore delle conferenze TED. Lo scorso autunno, mise in palio 1000 dollari per l'mpegno più originale espresso su Pledgebank (pledgebank.com), un sito usato per organizzare gruppi di persone attorno a promesse condizionali ("mi impegno a fare questo, a condizione che altri contribuiscano").
Hooberman, che lavora alla BBC, disse che avrebbe "mentorato almeno due persone nei paesi in via di svilluppo negli ambiti delle mie competenze, gratuitamente, per un periodo di almeno sei mesi, nel mio tempo libero, di persona o attraverso l'internet" ma solo "se 250 altre persone si impegneranno a fare lo stesso".
La sua promessa giunse alla fine di un anno (2005) durante il quale molta attenzione fu dedicata ai problemi della povertà: il G8, i concerti Live8, la crisi nel Darfur. Molta gente era alla ricerca di un canale per mettere a disposizione le proprie capacità ed esperienze, e la proposta trovò terreno fertile, attirando oltre 350 volontari.
In febbraio alla conferenza TED in California, Hooberman ha organizzato una riunione per discutere il progetto. TED (ted.com) è frequentata ogni anno da circa 1000 imprenditori, investitori, scienziati, artisti e politici di alto livello, e molti di loro fanno parte dei 350 volontari. Nelle settimane successive, con un piccolo gruppo ha lanciato il progetto pubblicamente, sotto il nome "Mentoring Worldwide" (mentoringworldwide.org), e sta ora definendone i contorni e i meccanismi. "E' una risposta personale ed etica al fatto di vivere in un mondo interdipendente. Vogliamo creare dei partenariati, come individui, con altri individui nei paesi in via di sviluppo", spiega.
"Partenariati" è il concetto-chiave, e il loro veicolo sarà la tecnologia: questo progetto si appoggerà sulle capacità degli strumenti dell'internet, come l'e-mail, la telefonia gratuita di Skype, i sistemi per pubblicare e condividere informazione conosciuti come blogs e wikis.
Il mentoraggio non è un'idea nuova, e il trasferimento di competenze attraverso l'internet è stato già provato in anni recenti. Ma Mentoring Worldwide ha un carattere distinto. E' probabile che in una prima fase, solo una frazione di quei 350 volontari partecipino attivamente all'iniziativa. Ma se Hooberman ed i suoi amici riusciranno a sviluppare una procedura chiara e trasparente e un buon piano per l'uso efficace degli strumenti dell'internet, MW potrebbe diventare un prototipo non soltanto per la condivisione di conoscenze, ma bensì anche per l'esplorazione del "come": come condividerle, come le recenti tecnologie possono (o non possono) veramente dar luogo a un nuovo tipo di organizzazioni internazionali basate sulla collaborazione di individui geograficamente distanti, e come un gruppo di persone benintenzionate può (o no) creare qualcosa a livello globale senza perdersi in pesantezze strutturali.
(copyright 2006 Bruno Giussani)
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