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Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
(Articles on Politics and Society: follow this link)

Le forze che rischiano di spezzare l'Internet

"Sembrerebbe che il periodo durante il quale l'Internet ha funzionato in modo unitario stia finendo"

di Bruno Giussani
18 giugno 2006

Vinton Cerf è citato in una recente edizione del settimanale Newsweek: "Purtroppo, sembrerebbe che il periodo durante il quale l'Internet ha funzionato in modo unitario stia finendo".

E' una affermazione forte. Cerf sa di cosa parla: è uno degli ingegneri che quasi quarant'anni fa crearono l'Internet. La sua frase ci avverte che vi sono forze in gioco che rischiano di "spezzare" l'Internet, di frammentarlo, di diminuirne l'efficienza. Eccone un inventario parziale.

1) Le società di telecomunicazione. Il funzionamento della rete è attualmente basato sul principio della neutralità: ciascuno ha potenzialmente lo stesso livello di accesso, e tutti i dati che vi transitano sono trattati allo stesso modo. Ma alcuni grossi operatori, soprattutto americani, vorrebbero creare un sistema a più livelli, dove chi paga di più beneficia di "corsie preferenziali", a discapito di siti o aziende o organizzazioni più "deboli".

2) Cina, Iran e altri. La Cina ha dimostrato di ben capire come funziona l'Internet ed è riuscita - spesso con l'aiuto di fabbricanti occidentali di sistemi informatici - a mettere in opera metodi piuttosto sofisticati per censurare le attività online dei suoi cittadini. Nei fatti, ciò ha creato una specie di Web parallelo, "ripulito" (dal punto di vista di Pechino), e le tecniche di censura stanno ora ispirando altri paesi (l'Iran ha "minacciato" di creare il proprio Internet "alternativo"). Nei fatti ciò distrugge l'uniformità del sistema.

3) I paesi anti-ICANN. Negli ultimi anni molti paesi, particolarmente nel Sud, hanno espresso scontento per il modo nel quale uno degli elementi vitali dell'Internet, il sistema di indirizzi (chiamato DNS, "domain name system"), è attualmente gestito. Esso è coordinato dall'ICANN, un'organizzazione privata basata in California che agisce su mandato del Governo americano (benchè sia diretta da un consiglio di amministrazione internazionale). ICANN ha il potere unico di approvare i "nomi di dominio" come ".com" o ".ch" e contro di essa vengono espressi due tipi di critiche. Da un lato, mentre l'Internet è una risorsa sempre più globale, troppo potere è ancora in mani americane; dall'altro, ICANN è troppo lenta nel considerare le richieste regionali e nazionali. Questa discussione rappresenta un campo minato dove un'esplosione potrebbe in ogni momento aprire una voragine nella rete.

4) Gli europei. Paesi come la Francia e la Germania sono preoccupati perchè Google e altri grandi siti americani stanno assumendo sempre più il ruolo di "filtri" culturali - quello che si trova via Google "esiste", il resto "non esiste". Timore non del tutto fuori luogo. E' la ragione per la quale i due governi stanno investendo miliardi di euro nello sviluppo di un sistema di ricerca d'informazione alternativo (chiamato Quaero). La concorrenza è generalmente una buona cosa, ma qui il rischio è che una "guerra culturale" online finisca per isolare gli utilizzatori anzichè "connetterli" uno all'altro.

Il catalogo potrebbe continuare, anche se bisognerebbe avventurarsi in considerazioni tecniche (ne parlo nel mio blog giussani.typepad.com). L'architettura efficiente e senza frontiere dell'Internet e del Web è stata uno dei motori della straordinaria inventività e conseguente creazione di ricchezza degli ultimi 15 anni, e ci sono certamente ancora moltissime innovazioni a venire. A condizione però, pur con le necessarie riforme, che l'infrastruttura che conosciamo come Internet rimanga una, aperta e neutrale. Nulla di buono ci verrebbe dalla sua frammentazione.

(copyright 2006 Bruno Giussani)
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