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Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
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L'energia "pulita" dal fondo del mare

Un'azienda finlandese vuole sfruttare l'energia delle correnti sottomarine.

di Bruno Giussani
15 ottobre 2006

Per raggiungere l'ufficio di Ilkka Homanen, in un parco tecnologico a Espoo, in Finlandia, bisogna attraversare un'anticamera ammobiliata con un solo oggetto: un pannello di plastica di circa un metro quadrato, al quale è attaccata una pompa idraulica.

E' il prototipo dei pannelli che AW Energy, la piccola azienda di cui Homanen è direttore, sta installando sul fondo dell'oceano a Peniche, lungo la costa atlantica portoghese a nord di Lisbona. Sono fatti di metallo e plastica, e nei prossimi mesi dovrebbero iniziare a produrre energia elettrica.

Con i prezzi del petrolio, del gas naturale e del carbone alle stelle, le fonti d'energia rinnovabili stanno diventando economicamente competitive. Mentre si parla molto di energia solare, eolica e di etanolo tuttavia, Homanen pensa di aver trovato un'altra enorme riserva di energia "pulita", stabile e sicura: le correnti sottomarine.

Queste correnti funzionano in modo diverso dalle onde di superficie: sono più orizzontali e regolari. Per sfruttarle, AWE sta installando i pannelli, chiamati Waverollers, che "oscilleranno avanti e indietro su un perno ancorato al fondale, seguendo il movimento delle correnti", spiega Homanen. Una pompa idraulica catturerà l'energia cinetica e la trasmetterà ad un generatore situato in una piccola cabina a riva, la sola parte visibile del sistema. Basta combinare più moduli Waveroller per avere una vera e propria centrale elettrica sottomarina.

Quando la tecnologia sarà pronta per la commercializzazione su larga scala, fra un paio d'anni, l'approccio Waveroller dovrebbe permettere di produrre elettricità a costi fra i 30 e i 50 euro per megawatt/ora, dice Homanen, "più o meno gli stessi dell'energia eolica e del nucleare, e certamente competitivi con le fonti più tradizionali".

AWE non è sola a voler sfruttare il potenziale rappresentato dalle onde e correnti "near-shore", vicine alla riva. La società scozzese Ocean Power Delivery ha sviluppato un sistema galleggiante che converte il movimento delle onde di superficie in pressione pneumatica che fa girare delle turbine. In Inghilterra, Wavegen ha sviluppato un meccanismo, installato a riva, che sfrutta l'infrangersi delle onde per comprimere aria in una camera di cemento che va poi a muovere un generatore. A New York invece, Verdant Power sta installando delle turbine sotto lo East River, il fiume a est di Manhattan.

Il sistema Waveroller ha però qualche vantaggio. Salvo il generatore, il tutto è posto sotto la superficie dell'acqua, ed è quindi invisibile. Il che eviterà contestazioni come quelle che stanno bloccando molti progetti eolici. A Peniche quasi tutti sono a favore della "centrale sottomarina": politici, cittadini, biologi marini - e anche i pescatori. Inoltre, le correnti sottomarine sono più regolari delle onde di superficie o dei venti, offrendo una fonte energetica più affidabile e continua. E in caso di forte onda, i moduli Waveroller sono progettati in modo da appiattirsi contro il fondale, evitando danni all'impianto.

AWE sta comunque installando un sistema metallico e idraulico in acqua marina: la manutenzione sarà quindi probabilmente più costosa di quella di una turbina eolica, ciò che Homanen conferma.

L'aspetto più importante, tuttavia, è che il Waveroller non produce nessun rumore, e si muove con l'acqua, "per cui non danneggiamo o modifichiamo in nessun modo il movimento della natura". Certo, riconosce Homanen, "ogni costruzione nel mare ha ovviamente un impatto", ma AWE sembra aver trovato il modo per minimizzarlo.

Persino l'olio usato per il sistema idraulico sarà di origine vegetale.

(copyright 2006 Bruno Giussani)
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