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Le fabbriche dove pulsa il "cuore" dell'Internet
La società dell'informazione non è "immateriale"
di Bruno Giussani
22 ottobre 2006
Il tecnofilosofo svizzero René Berger dice che "sta diventando impossibile non rendere visita a Google quotidianamente". Ma quando lo facciamo, cosa visitiamo esattamente? Detto altrimenti: a cosa assomiglia veramente un motore di ricerca di informazioni sull'internet? Dove si trova? Che forma ha?
Una risposta è arrivata qualche settimana fa dal "New York Times", che ha pubblicato un reportage dalla località di The Dalles, nello stato dell'Oregon, nel nordest americano. Con 12'000 abitanti, The Dalles è una piccola cittadina. Non ha un aeroporto internazionale e nemmeno una grande stazione ferroviaria.
Eppure sta diventando uno snodo globale di primaria importanza. Perchè, raccontano gli inviati del "Times", il gigante dell'internet Google vi sta costruendo un enorme "data center" - che in italiano chiameremmo, in modo un po' burocratico, "centro di elaborazione dati". E' soltanto uno di vari centri simili che costituiscono l'infrastruttura dei servizi di Google - ricerca, e-mail, video, carte geografiche, pubblicità, eccetera - ma potrebbe "presto diventare uno dei supercomputers più potenti al mondo", in grado "di trattare più dati, più velocemente, e più a buon mercato dei suoi rivali". Google, aggiungono, "ha capito che per un motore di ricerca ogni millisecondo di troppo impiegato per rispondere alle richieste infastidisce gli utenti".
Il giornale accompagna l'articolo con una foto aerea del nuovo impianto di Google, e non si tratta di un piccolo locale con qualche computer, ma di due capannoni grandi come campi di calcio, con alte torri di raffreddamento e strutture annesse. Nessuno sa esattamente quanti computers ("servers") contengano, ma le stime dicono che Google ne usa fra il mezzo milione e il milione, distribuiti in una ventina di località in giro per il mondo.
Insomma: i bytes (i pacchetti di dati digitali) che compongono l'e-mail che avete appena spedito, la pagina Web che appare sul vostro schermo o la canzone in formato MP3 che avete scaricato dentro il vostro iPod o telefonino, quei bytes non svolazzano nell'etere e nelle fibre ottiche provenienti dal nulla. La società dell'informazione non è un affare "immateriale", ma è costruita su un'infrastruttura simile alle fabbriche del passato. Un recente articolo della rivista americana "Fortune" cita Urs Hölzle, svizzero, responsabile delle operazioni presso Google: "quando entri in certi settori di un "data center", ti senti piuttosto in una fabbrica che non in qualcosa di altamente tecnologico".
I "data-center" sono un mix di tecnologia di punta e di industria pesante. Sono brutti, pieni di computers che producono un sacco di calore (ecco perchè occorrono le torri di raffreddamento), rumorosi, protetti da sistemi di sicurezza, e posizionati dove un tempo si costruivano le acciaierie e altri impianti simili: vicino a fonti di energia elettrica. Perchè per far funzionare tutti quei computers, e per raffreddarli, ne serve molta.
Questa è d'altra parte la ragione principale per la quale Google ha piazzato uno dei suoi impianti più importanti a The Dalles: oltre ad essere attraversato da reti di telecomunicazione importanti, l'Oregon è anche un produttore di energia idroelettrica in quantità e a basso costo (caratteristiche anche di certe regioni alpine…). L'investimento per l'impianto è valutato in oltre 100 milioni di dollari, e creerà un centinaio di impieghi specializzati. Simili centri stanno sorgendo come funghi, un po' dappertutto, perchè la crescita dell'Internet continua a ritmi spettacolari. Ed è in questi "data centers" che pulsa il cuore della rete globale.
(copyright 2006 Bruno Giussani)
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