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La forza innovativa dell'incrocio di idee
O quando i medici incontrano i meccanici della Ferrari
di Bruno Giussani
26 novembre 2006
Tom Kelley è uno dei fondatori dello studio di design forse più innovativo al mondo: IDEO, basato a Palo Alto, in California. Ha scritto alcuni anni fa un libro, "L'arte dell'innovazione", che diventò un bestseller. Ora ne ha scritto un altro, cercando di dare forma ai "Dieci volti dell'innovazione" ("The Ten Faces of Innovation"), ai ruoli essenziali dei processi innovativi in varie situazioni. Fra questi, uno in particolare svolge una funzione-chiave: il "cross-pollinator", che potremmo tradurre, in termini un po' meno eleganti, con "colui che incrocia le idee".
Kelley lo definisce così: "è la persona che riesce a creare qualcosa di nuovo o di migliore attraverso la sovrapposizione di idee e concetti all'apparenza estranei", e che spesso innova "scoprendo soluzioni ingegnose in un contesto o un settore, e trasferendole ad un altro".
Durante un incontro qualche mese fa a Londra, Kelley ha citato un esempio estremo, ma molto chiaro, di "cross-pollination": quando IDEO ha preso un gruppo di medici del pronto soccorso di un ospedale americano e li ha portati a vedere come lavoravano i meccanici ai box della Nascar, che è (per popolarità e approccio tecnico, malgrado le auto siano diverse) la versione americana della Formula1.
Tanto al pronto soccorso quanto in gara, ogni secondo conta. "I medici sono rimasti impressionati dall'alto livello di preparazione e coordinamento della squadra ai box", dice Kelley, e se ne sono inspirati per cambiare il modo in cui lavoravano in ospedale. I meccanici del Nascar sono perfettamente sincronizzati, si avvicinano all'auto seguendo direzioni prestabilite, e portando con sè tutti gli attrezzi necessari. I medici invece "ogni volta danno ordini alle infermiere per assemblare da zero strumenti e apparecchiature". Naturalmente, c'è una differenza fondamentale fra i due ruoli: i meccanici possono prepararsi e allenarsi per un ruolo prestabilito; i medici devono ogni volta valutare dapprima le condizioni del paziente. Ma dopo la visita, afferma Kelley, i medici hanno cominciato a ridefinire ("redesign") le procedure, riorganizzando la distribuzione degli strumenti, pre-assemblandone alcuni per le situazioni più comuni, e cercando in generale di meglio razionalizzare e sincronizzare i movimenti del personale.
L'incontro con Kelley mi è tornato in mente leggendo in un quotidiano italiano la stessa storia in altra versione: la collaborazione fra i medici dell'ospedale per bambini di Great Ormond Street a Londra e il team Ferrari di Formula1. Secondo il giornale l'idea venne a Martin Elliott, un primario che dopo "una giornata particolarmente difficile" stava guardando con un amico un gran premio di F1 alla TV, rimanendo colpito dai movimenti dei meccanici ai box, scoprendovi "numerose similitudini con la routine della sala operatoria". Contattò la Scuderia Ferrari. I ferraristi filmarono i medici al lavoro, analizzando poi il video con loro, e offrendo esperienze, suggerimenti ed idee sulla formazione del personale, la disposizione, la sincronizzazione, le procedure. "Uno o due anni fa c'era un grande rumore in sala, ognuno si spostava indipendentemente dagli altri", dice Elliott al giornale. Ora, "il reparto di cure intense è diventato un centro di silenziosa precisione", e "le complicazioni di ogni operazione sono state significativamente ridotte".
Non conosco a sufficienza il funzionamento delle sale operatorie svizzere per sapere se un simile incrociarsi d'idee possa migliorarlo. Ma questo esempio mi sembra ben illustrare il potenziale innovativo della "cross-pollination" in ogni settore.
(copyright 2006 Bruno Giussani)
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