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Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
(Articles on Politics and Society: follow this link)

In Estonia ai presidenti regalano Skype

E' successo a Bush in uno dei paesi più avanzati nell'uso delle tecnologie della comunicazione.

di Bruno Giussani
11 febbraio 2007

Quando George Bush ha visitato l'Estonia l'autunno scorso, il presidente del piccolo paese baltico (1.35 milioni di abitanti) non gli ha regalato un'opera d'arte o qualche testimonianza del folclore locale, come s'usa fare in simili occasioni. Gli ha offerto un telefono Skype.

Skype è un programma informatico (software) che permette di effettuare telefonate gratuite o quasi via Internet. Un telefono Skype usa lo stesso software e la stessa connettività Internet, ma assomiglia appunto a un apparecchio telefonico senza fili. Il software, inventato da un danese e da uno svedese, è stato sviluppato in Estonia, e il paese lo considera un simbolo della qualità dei suoi ingegneri e tecnici. L'azienda che porta lo stesso nome è stata acquistata un anno fa dal sito d'aste online americano eBay per oltre tre miliardi di franchi svizzeri.

Non sono mai stato in Estonia, ma recentemente ho avuto l'occasione di intrattenermi in due distinte occasioni con Karoli Hindriks, una giovane imprenditrice che ha da poco partecipato al lancio della rete televisiva MTV nel paese, e con Jaan Männik, il direttore generale di Eesti Telekom, il principale operatore di telecomunicazioni estone, e il ritratto che hanno fatto del paese, pur scontando il loro amor di patria, è molto interessante.

L'Estonia, come gli altri paesi dell'Europa orientale, agli inizi degli anni Novanta con il crollo del Muro di Berlino ebbe l'occasione di ripartire praticamente da zero ("c'era una lista d'attesa di 200'000 persone che volevano una linea telefonica fissa", dice Männik), di ri-immaginare il loro futuro e dare una sterzata al loro destino. Indipendenti dal 1991, gli estoni fecero delle scelte radicali, mandando al potere una classe politica nuova e giovane e privatizzando con giudizio. L'Estonia è oggi uno dei paesi tecnologicamente più avanzati al mondo in termini di utilizzazione e di mercato: la penetrazione dell'Internet a banda larga è di quasi due terzi; quella dei telefonini vicina al 100 per cento; ci sono 1.3 milioni di conti di e-banking, praticamente uno per abitante; la carta d'identità contiene un microchip che serve da identificazione per le transazioni su Internet (ma anche come biglietto per l'autobus); la connettività senza fili (wi-fi) è dappertutto; la metà delle tasse di parcheggio sono pagate via telefono cellulare; le telecamere di controllo del traffico sono collegate alla rete mobile così che la situazione del traffico può essere verificata da chiunque in diretta sul telefonino.

Centrale in questo sviluppo è il ruolo dell'amministrazione pubblica come "lead user", come utilizzatore esemplare di tecnologia: tutte le scuole sono collegate all'Internet e ne fanno largo uso; le riunioni del governo si svolgono "paperless", senza carta: documenti e dati girano su reti elettroniche; tre cittadini su quattro riempiono la dichiarazione delle tasse online; si vota via Internet per le elezioni parlamentari.

Dal profilo fiscale e imprenditoriale, il paese ha un sistema semplice ed efficace di "flat-tax"; creare e registrare una società è semplicissimo; i profitti aziendali che sono reinvestiti sono esenti da tasse; fino all'entrata nell'Unione Europea (2004) non c'erano dazi doganali.

Certo, il reddito pro capite degli estoni è ancora di molto inferiore a quello dell'Europa occidentale. Ma sta crescendo in fretta, e non grazie ad operai a basso costo come in Slovacchia o Polonia: questa è crescita high-tech, sospinta da un governo che ha capito come creare condizioni-quadro fiscali e infrastrutturali adatte all'economia della conoscenza.

(copyright 2007 Bruno Giussani)
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