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Il giornale del futuro con l'aiuto dei lettori
Il progetto radicale di re-invenzione dei quotidiani dell'editore americano Gannett
di Bruno Giussani
4 marzo 2007
Ai giornalisti non piace troppo cambiare abitudini. Il mondo dei giornali però sta vivendo una trasformazione radicale, alla quale prima o poi saranno tutti confrontati. Una delle iniziative più radicali di adattamento al nuovo mercato dell'informazione è quella di Gannett, l'editore di "USA Today" e di una novantina di quotidiani locali e regionali americani, che dopo un lungo progetto pilota ha deciso di riorganizzare totalmente le sue redazioni, ribattezzandole "centri d'informazione" e strutturandole in sette settori: digitale (incaricato di scegliere il miglior media per una data notizia), servizio pubblico (coinvolgere i lettori nelle inchieste), conversazione (una versione allargata della pagina dei commenti), locale (facendo rivivere le realtà locali), contenuti specifici (distribuiti attraverso vari canali a segmenti di pubblico più specializzati), dati (responsabile di gestire l'acquisizione di tutta l'informazione) e multimedia (presentazione visiva).
Più nulla a che vedere con il modo nel quale le redazioni sono (e sono state per decenni) organizzate: esteri, interni, cantone, pagine locali, economia, sport, cultura, eccetera. La riorganizzazione richiederà ai giornalisti, fotografi e quadri di Gannett un grande cambiamento di mentalità, e ci sarà naturalmente molta resistenza.
L'iniziativa tende a dare la priorità all'informazione locale sulla nazionale; a creare piattaforme informative multimediali (giornale, internet, telefonino, ecc) che funzionano 24 ore al giorno, 7 giorni su 7; e pubblicare più materiale prodotto dai lettori stessi, coinvolgendoli anche nelle inchieste. Un esempio di quest'ultimo punto: otto mesi fa i lettori del "News-Press" di Fort Myers, in Florida (quotidiano da 100'000 copie) iniziarono a chiamare il giornale lamentandosi che i costi imputati per collegare le nuove case all'acqua e alle fognature nella cittadina di Cape Coral erano eccessivi - fino a 28'000 dollari. Invece di limitarsi ad inviare un reporter, il "News Press" ha anche chiesto ai lettori di aiutarlo a capire cosa stesse succedendo, e i lettori hanno risposto organizzando le loro ricerche: degli ingegneri in pensione hanno analizzato i piani, dei fiduciari hanno letto i bilanci, altri hanno trovato documenti, e alla fine l'amministrazione comunale ha dovuto ridurre le tasse d'allacciamento e un impiegato comunale corrotto ha dovuto dimettersi.
Certo, Gannett non sta trasformando le sue redazioni solo per produrre miglior giornalismo: vuole anche diventare più attrattivo per gli inserzionisti, e comprimere i costi di produzione dei quotidiani. Ma perlomeno l'editore americano ha capito che se è vero che i giornali hanno ancora un lungo futuro davanti a loro, devono però cambiare per poter mantenere un ruolo importante nel nuovo ecosistema informativo, e non bastano aggiustamenti cosmetici. Un giornalista del gruppo ha detto: "i giornali del futuro avranno bisogno di più programmatori informatici che non di correttori di bozze, e dobbiamo capire come operare questa transizione" (l'editrice del britannico "Guardian" qualche mese fa ha detto la stessa cosa durante una conferenza). Una frase che non piacerà a molti giornalisti, ma che dà un'idea della dimensione della sfida: creare un nuovo modello attorno ai punti di forza di un giornale, che sono la metodologia per cercare, verificare, trattare e distribuire l'informazione, e una comunità di lettori. La metodologia dovrà diventare molto più sofisticata e variegata (gestione di banche dati, Internet, ecc). E i legami con i lettori dovranno essere rafforzati e resi bi-direzionali.
(copyright 2007 Bruno Giussani)
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