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Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
(Articles on Politics and Society: follow this link)

Peter Gabriel e il video come testimone

"Quando ci sono apparecchi fotografici o telecamere nelle vicinanze, gli abusi tendono a diminuire"

di Bruno Giussani
13 maggio 2007

La nozione di "testimone" risale a Erodoto, lo storico greco vissuto nel quinto secolo Avanti Cristo e considerato il padre della storia come disciplina, che usò e analizzò resoconti di altri per i suoi scritti sull'invasione persiana della Grecia. Il testimone è l'individuo che assiste a un evento e ne diventa il relatore. Ciò facendo tuttavia, influenza volontariamente o involontariamente le conseguenze di quell'evento e di quelli che seguiranno.

Erodoto mi è venuto in mente recentemente durante una discussione con Peter Gabriel, co-fondatore e cantante del celebre gruppo di rock progressivo dei "Genesis", in occasione di una conferenza a Oxford. Quindici anni fa, Gabriel lanciò un'organizzazione non-profit chiamata appunto Witness ("testimone", il sito si trova a witness.org). Sollecitato da un altro celebre musicista, Bono degli U2, Gabriel aveva fatto un viaggio in Africa, incontrando attivisti locali che erano stati imprigionati e torturati. "Uno degli aspetti più tragici di questi abusi è che la gente può soffrire in modo atroce, ma poi troppo spesso la loro esperienza è dimenticata o negata", dice Gabriel. Tuttavia, aggiunge "quando ci sono degli apparecchi fotografici o delle telecamere nelle vicinanze, gli abusi tendono a diminuire, e in ogni caso diventano più difficile da negare".

E' questo il lavoro di Witness: distribuire videocamere e macchine fotografiche a attivisti e organizzazioni non-governative in paesi poco democratici e incoraggiarne l'uso per documentare abusi dei diritti dell'uomo -- facendo circolare poi i video e le foto sull'Internet per sensibilizzare il resto del mondo.

Naturalmente, dice, non è sufficiente distribuire delle telecamere in luoghi remoti (Witness ne ha distribuito in 60 paesi). "Dobbiamo anche insegnare ad usarle, aiutare la gente a 'passare' i video verso l'esterno senza esporsi a troppi rischi", tutte difficoltà che hanno limitato finora l'impatto di Witness. Ma nell'equazione è apparso recentemente un elemento nuovo: il telefono cellulare. Che spesso ha un apparecchio fotografico incorporato. La telefonia mobile ha registrato tassi di crescita altissima in tutti i paesi del mondo, anche quelli in via di sviluppo. Ci sono oggi 120 milioni di abbonati nel continente africano (contro una trentina di milioni di linee telefoniche fisse), alcune centinaia di milioni in Cina, e così via. I telefonini potrebbero diventare la nuova arma di Witness. Questa è perlomeno l'intenzione di Peter Gabriel e della direttrice dell'organizzazione, Gillian Caldwell. Fra qualche settimana Witness lancerà un nuovo sito Web dedicato agli abusi dei diritti umani che permetterà a chiunque di raccontare la propria storia, o la storia della quale sono stati testimoni, "così che non sia dimenticata e non possa essere negata". Per ampliare l'impatto, Witness intende anche iniziare dei seminari di "video-attivismo" ("video-advocacy").

C'è un lato oscuro della presenza di videocamere e apparecchi fotografici di ogni genere dappertutto nella vita quotidiana: l'ombra del "grande fratello", l'impossibilità di trovare un luogo o un momento di privacy. Quello spinto da Witness è invece il lato positivo: la capacità di testimoniare gli abusi perchè non siano dimenticati e, se possibile, puniti. Ma, dice Caldwell, "sappiamo di avere ancora molto lavoro prima di lanciare il sito", per capire come filtrare le immagini manipolate, per esempio, o come proteggere "tanto coloro che pubblicano i video quanto le persone che vi appaiono". Vedremo il risultato fra qualche settimana a witness.org.

(copyright 2007 Bruno Giussani)
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