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Storia minima di un "filo" d'agenzia
Immaginate di dover spedire una e-mail a tutti gli utilizzatori dell'Internet per dire loro: non usate la Rete, devo spedire un grosso "file" urgente...
di Bruno Giussani
20 aprile 2008
Una collega di un quotidiano americano mi ha mandato la fotografia di uno spezzone di un rullo da telescrivente di 45 anni fa. Quasi nessuno si ricorda delle telescriventi: grossi dispositivi simili a macchine per scrivere collegate alla rete telegrafica, attraverso i quali arrivavano nelle redazioni di giornali e stazioni radio-tv -- ma anche negli uffici delle grosse aziende -- le notizie del giorno, inviate dalle agenzie di stampa (ecco da dove arriva il nome della ATS, Agenzia Telegrafica Svizzera). Le notizie venivano "stampate" dalla telescrivente su un rullo continuo di carta, che spesso si allungava per terra fino a quando uno dei redattori andava a "tagliare le agenzie": cioè a separare le varie notizie e distribuirle per temi e rubriche.
Ai giovani giornalisti queste cose devono sembrare lontanissime, ma le telescriventi erano ancora in uso nelle redazioni svizzere fino ad una dozzina di anni fa. Poi le notizie hanno cominciato ad arrivare direttamente sul computer, dapprima attraverso linee telefoniche dedicate, poi via l'internet.
La collega americana mi ha inviato la fotografia perchè avevamo parlato della profusione di media di cui disponiamo oggi. Da una decina d'anni, da quando l'Internet si è aperto al mondo, siamo entrati in un'era mediatica assolutamente nuova, della quale stiamo ancora cercando di valutare le implicazioni: un'era di abbondanza di canali mediatici, di piattaforme informative, di strumenti per la diffusione dell'informazione, di notizie in tempo reale e su scala globale, accessibili in modo semplice e spesso gratuito.
Possiamo discutere se sia un bene oppure no, se la qualità dell'informazione ne abbia guadagnato oppure no. Ma non è il tema di oggi. La fotografia arrivata dall'America (via e-mail...) mostra uno spezzone del "filo" dell'agenzia UPI del 22 novembre 1963, i pochi minuti seguenti all'attentato contro il presidente John F. Kennedy. L'originale è esposto al Sixth Floor Museum, sulla piazza di Dallas dove successe il fatto.
Il documento inizia con una notizia qualunque: le previsioni del tempo per la giornata. Segue l'inizio di un aggiornamento di un fatto di cronaca precedente.
Poi la telescrivente sembra interrompersi, e appaiono le parole "Get Off Now". E la riga seguente ripete: "Get Off Get Off". Cioè: state alla larga.
E' il messaggio di uno dei giornalisti dell'agenzia che dice agli altri: non usate questa linea.
Poi arriva il primo brandello di notizia: "Uno sconosciuto ha sparato tre colpi contro PTOU", che è un errore di battuta chiaramente dovuto alla fretta: il giornalista voleva scrivere POTUS, President Of The United States.
Segue un "Kennedy seriamente ferito", eppoi: "Stay off all of you, keep off", che nessuno usi questa linea.
Ma qualcuno da qualche parte non stava leggendo, e così inizia a trasmettere un'altra notizia: "Parlando alla...". Il giornalista a Dallas però lo interrompe bruscamente: "Stai alla larga da questa linea fino a nuovo ordine, capito?".
La notizia successiva ripete che Kennedy è ferito e aggiunge "forse mortalmente". E subito dopo arriva la conferma che Kennedy è stato trasportato all'ospedale e che è grave.
C'è dell'emozione in questo vecchio modo di trasmettere le notizie (che è un po' simile a quello che molti bloggers fanno oggi, pubblicando in tempo reale spezzoni di notizie e aggiornandoli continuamente). La ragione per raccontare questa storia tuttavia sta nel "Get Off Stay Off". Perchè è il simbolo della scarsità di canali mediatici dell'epoca. Immaginate di dover spedire una e-mail a tutti gli utilizzatori dell'Internet per dire loro: non usate la Rete fino a nuovo ordine, devo spedire un grosso "file" urgente...
(copyright 2007 Bruno Giussani)
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