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Hillary, 644 pagine per una candidatura
Hillary Clinton ha iniziato la marcia d'avvicinamento alla Casa Bianca. Con un libro impegnato e nel contempo frivolo, che ha scritto per quattro ragioni.
di Bruno Giussani
18 agosto 2003
Vi sono libri che suggeriscono immediatamente una domanda: perchè sono stati scritti? Perchè è stato scritto "Living History" (tradotto in italiano "La mia vita, la mia storia") di Hillary Rodham Clinton?
Di lei abbiamo ormai da anni l'impressione di sapere tutto. Come quella di altri protagonisti della sovra-esposizione mediatica, la sua vita è stata raccontata, mostrata e ripetuta. Le sue debolezze sono state sviscerate, le sue forze analizzate, il suo coraggio ammirato. Sappiamo che è stata avvocato di successo; madre di una figlia cresciuta piuttosto bene; consorte di uno dei migliori presidenti della storia americana; First Lady capace di ritagliarsi un proprio ruolo politico; instancabile e controversa promotrice dei diritti umani, delle donne, delle famiglie e dei più deboli; moglie tradita che con volontà, coerenza e fede ha ricomposto la propria vita e la propria famiglia; figura odiata (dai conservatori) e maltrattata come pochi nella storia recente. Sappiamo che è ora un membro eminente del Senato degli Stati Uniti, l'istituzione legislativa probabilmente più importante al mondo. E sappiamo molto altro che le gazzette e gli schermi ci hanno proposto negli ultimi dieci anni, fin da quando Bill Clinton entrò alla Casa Bianca all'inizio del 1993.
Dopo aver letto "La mia vita, la mia storia" (che, sia detto per inciso, è scritto benissimo ed è stato uno dei libri dell'estate, visto su spiagge e terrazze di montagna: improbabile destino per una biografia politica contemporanea) ora sappiamo anche che Hillary Rodham Clinton si candiderà alla presidenza degli Stati Uniti. No, non lo annuncia formalmente nelle 644 pagine del libro, e non lo annuncerà ancora per alcuni anni. Ma è evidente che questo volume è stato scritto per essere il primo tassello di una lunga campagna per l'elezione del 2008 alla Casa Bianca.

"La mia vita" è un testo impegnato e nel contempo frivolo. Intenso (la storia di una First Lady che si batte per le sue idee) e leggero (la vicenda di una donna che la vita pone sotto le luci della ribalta). E' un libro piuttosto onesto. Non cade nei due tranelli classici del genere: la vendetta e la sublimazione. Salvo qualche accenno molto fattuale a due o tre politici repubblicani fra i più ipocriti e grotteschi il libro non contiene regolamenti di conti. E non è neppure un'ode a Santa Hillary, anzi.
Il libro ha almeno quattro scopi. Innanzitutto, rivela una Hillary Clinton totalmente diversa dalla spietata donna di ghiaccio che molti articoli hanno descritto negli anni. Mostra invece una donna poco diversa dalle altre malgrado la posizione e le telecamere. Dalle pagine escono le sue ingenuità e incertezze; gli errori e le difficoltà; le emozioni della madre, le battaglie della First Lady, le gioie e le sofferenze della moglie, gli interrogativi della credente, la compassione dell'amica, l'indignazione della cittadina. Hillary dice alle donne: sono come voi, una di voi. Le 130 fotografie che accompagnano il testo mostrano parenti, amici, collaboratori, altre personalità politiche, ma quasi nessuna star dello spettacolo. Sull'affare più mediatico, la vicenda Lewinsky, Hillary dice tutto il dolore che ha sentito e non nasconde i suoi dubbi; cerca di spiegare col cuore in mano perchè è rimasta sposata con Bill (ciò che provocò incomprensione presso molte donne); ma lascia al marito il compito di dire "con parole sue" perchè ha mentito a lei e al mondo sui rapporti con la stagista (l'ex-presidente sta pure scrivendo la sua autobiografia, che uscirà fra qualche mese).
In secondo luogo, il libro accredita Hillary come una donna politica di altissimo profilo. Racconta in dettaglio alcune delle più ampie battaglie politiche che ha condotto (per la riforma sanitaria, per esempio), spiegando perchè le ha vinte o come le ha perse, e che lezioni ne ha tratto. Indica che sa navigare con mano ferma e con pragmatismo nelle tumultuose acque della politica (non solo) americana. Rivendica la sua discendenza politica e filosofica da due grandi e rispettate First Ladies del passato: Eleanor Roosevelt e Jacqueline Kennedy. E, descrivendo decine di viaggi e incontri con i leaders di altri paesi, mostra che la signora Rodham Clinton conosce bene il mondo.
Terzo: descrivendone ed evidenziandone il ruolo nello sviluppo di politiche, misure e iniziative, Hillary ringrazia e rende onore a centinaia di persone che con lei hanno collaborato. Dice loro: io sono anche il frutto del vostro lavoro e della vostra amicizia. Molti di loro andranno a costituire, senza dubbio, lo zoccolo duro della sua campagna, del suo elettorato e, se vincerà, della sua amministrazione.
Infine, il quarto scopo del libro (e probabilmente il più importante, e quello che fa di questo libro un gioiello di strategia politica) è quello di tentare di archiviare le polemiche e di sbarazzare il tavolo dalle controversie che l'hanno accompagnata per anni. Pur parlando del passato, "La mia vita, la mia storia" è, in chiave futura, un'opera di neutralizzazione di una serie di possibili ipoteche. Descrivendo e ammettendo errori e debolezze, offrendo chiarimenti, mostrando le sue emozioni assieme alle sue convinzioni, e raccontando la sua versione su molte vicende, Hillary Clinton prepara in queste pagine il giorno ancora lontano in cui, durante un dibattito, potrà dire al suo opponente nella corsa alla presidenza, quando questi le rinfaccerà nuovamente una qualunque delle cento cose che le sono state rinfacciate: "quel che lei dice è vero, ma ne ho già parlato ampiamente nel mio libro cinque anni fa, è roba vecchia; discutiamo invece dei veri problemi che interessano i cittadini".
(copyright Bruno Giussani)
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