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California Dreaming
Eletto governatore della California nove mesi fa, Arnold Schwarzenegger ha sorpreso tutti. "Governator" è oggi il politico più popolare d'America. Ritratto e intervista esclusiva.
di Bruno Giussani
30 luglio 2004
Con la scelta del candidato Democratico alla vice-presidenza, la corsa alla Casa Bianca è diventata un gioco a quattro: saranno i senatori John Kerry e John Edwards a sfidare il 2 novembre il presidente uscente George Bush e il suo vice Dick Cheney. E' però un quinto uomo ad attirare l'attenzione: Arnold Schwarzenegger, il bodybuilder di origine austriaca diventato prima attore e poi - il 7 ottobre 2003 - governatore della California.
Secondo i sondaggi, i due "tickets" sono praticamente in parità, e ciò che Schwarzenegger deciderà di fare e dire nelle prossime settimane potrebbe risultare decisivo. Perchè l'attore dal talento limitato e dall'accento impossibile, del quale si pensava che con cotanti muscoli non potesse che avere un piccolo cervello, è oggi il politico più popolare d'America.
Solo nove mesi fa, quando Schwarzenegger è stato eletto governatore del più popoloso Stato americano (36 milioni di abitanti) e sesta potenza economica del pianeta, molti hanno dubitato della salute mentale dei californiani. "Pazzo, pazzo mondo", ha titolato il quotidiano francese Libération. E il soprannome più usato dalla stampa è stato "Governator", un modo per suggerire che gli elettori non avevano scelto l'uomo, ma il suo personaggio sul grande schermo, il cyborg di "Terminator".
Oggi, nessuno ride più. "Ha sorpreso tutti, sbloccando un governo che sembrava paralizzato"; dice Terry Christensen, politologo all'università di San José. Il 65 per cento dei Californiani approva il suo operato. La grande stampa, dal New York Times all'Economist, lo copre di elogi. Uomini politici di ogni sponda cercano di catturarne la luce riflessa presentandosi come "schwarzeneggeriani". Persino l'ex-governatore Gray Davis, colui che gli elettori hanno spedito a casa in malo modo in ottobre, ha recentemente detto che Schwarzenegger "sta operando in modo molto compentente" e che "la sua strategia è brillante".
Strategia che si riassume nello slogan della sua campagna elettorale: "action, action, action". Il giorno stesso dell'entrata in carica, il governatore Arnold ha mantenuto due promesse elettorali, annullando un aumento (del 300 per cento) della tassa sulle auto e sospendendo una decisione che avrebbe permesso alle migliaia di immigrati illegali che vivono in California di ottenere la patente di guida. Ha poi convinto gli elettori a sostenere due iniziative che, senza veramente risolvere i problemi finanziari dello Stato, gli offrono un po' di ossigeno: un prestito di 15 miliardi di dollari che consolida il debito pubblico evitando la bancarotta, e una norma che richiede d'ora innanzi bilanci in pareggio. Ha negoziato una riforma dell'assicurazione contro gli infortuni professionali, che era la più cara (e propizia alla truffa) d'America. Ha ottenuto dalle tribù indiane che gestiscono casinò nelle riserve un aumento del loro carico fiscale. Ha trovato accordi settoriali per ridurre le spese con, fra gli altri, le autorità locali, i sindacati degli insegnanti e dei secondini, e le università pubbliche. In maggio, l'agenzia Moody's ha rialzato il "rating" della California per la prima volta in quattro anni. Neppure la sua prima sconfitta - la mancata approvazione del bilancio da parte del parlamento entro il termine legale di fine giugno - è sembrata intaccare il suo successo.
"Schwarzenegger è stato sempre sottovalutato, a causa del suo accento e della sua apparenza fisica", dice Rod Kramer, che insegna analisi del potere alla Scuola di business dell'Università di Stanford. "Ma ha delle qualità uniche di intelligenza strategica, di fiducia nelle proprie capacità, di ottimismo. Sa definire un obiettivo in modo molto chiaro e poi perseguirlo con una disciplina quasi inumana. Ed è un gran lavoratore".
Lo stile politico di Schwarzenegger riposa su almeno tre elementi. Innanzitutto, politicamente è un ibrido. Sta al tempo stesso a destra e a sinistra, conservatore in materia fiscale (contrario a nuove tasse, pro-impresa) e liberale sulle questioni sociali (aborto, povertà, diritti delle minoranze). Ciò si riflette nella composizione del suo governo, che comprende Repubblicani, Democratici, indipendenti, e anche un Verde. Fra i suoi consiglieri si contano numerose donne, prima fra tutte sua moglie, Maria Shriver, nipote del presidente assassinato John F. Kennedy. Il fatto di essere sposato con una Kennedy (la dinastia Democratica) pur essendo Repubblicano à d'altronde parte integrante del successo politico di Schwarzenegger. In un'America che non era più stata così divisa e polarizzata politicamente dall'epoca di Nixon, l'immigrato austriaco rappresenta una specie di speranza di riconciliazione nazionale, e il suo inesauribile ottimismo offre un'alternativa molto attrattiva alla cupa "politica della paura" perseguita dall'amministrazione Bush.
Paradossalmente, è proprio del sostegno chiaro e forte di Schwarzenegger che Bush ha oggi bisogno per attirarsi le simpatie degli elettori moderati. Per questa ragione Bush l'ha invitato a parlare alla Convention del partito Repubblicano a New York. Schwarzenegger ha accettato. Programmato per il 31 agosto, sarà uno dei discorsi più analizzati della stagione elettorale. Anche se per il momento la Costituzione americana glie lo impedisce, il governatore nutre chiaramente ambizioni personali verso la Casa Bianca: deve quindi dimostrare lealtà al partito, ma anche cercare di non essere identificato troppo da vicino con Bush, per il quale non nutre grande simpatia, detestandone l'approccio ideologico. Quando gli ho chiesto cosa pensa della situazione in Irak, per esempio, ha risposto con un secco "tocca a Bush vendere le sue idee, non posso farlo al posto suo". Ed è molto prudente quando gli si chiede se intende far campagna elettorale per Bush: "sarò con lui quando verrà in California", dice in tono neutro.
Schwarzenegger usa senza ritegno la sua celebrità per coltivare delle relazioni e sedurre i suoi interlocutori, ma anche per attirare l'attenzione del pubblico sulle questioni che ritiene importanti e per mettere pubblicamente sotto pressione gli avversari (sa come piazzarsi davanti a una telecamera, e, qualsiasi cosa dica, finisce inevitabilmente per "aprire" i telegiornali californiani). L'aura hollywoodiana gli permette pure di rinnegare delle promesse senza pagarne il prezzo politico. Durante la campagna elettorale, per esempio, aveva promesso un'inchiesta indipendente sulle accuse di molestie sessuali che gli erano state rivolte. Nel frattempo, è stato eletto. E l'idea è stata abbandonata nel silenzio quasi generale.
In terzo luogo, gli si riconosce una straordinaria capacità di "leggere" le persone e di tessere buone relazioni personali tanto con gli amici che con gli avversari. Di persona, Schwarzenegger è un interlocutore molto piacevole. "C'è del genio in quest'uomo", dice Bill Whelan, un politologo della Hoover Institution, un centro di ricerca conservatore. "Capisce molto bene la natura della carica di governatore, e sa come sedurre e attirarsi le simpatie". Un reporter del Los Angeles Times che lo accompagnava durante un recente viaggio all'estero ha raccontato di averlo sentito dire al telefono "ho fretta di rivederti" e di aver pensato che all'altro capo della linea ci fosse Maria Shriver. C'era invece John Burton, il capo Democratico del Senato californiano.
Nessuna di queste qualità sembra superflua per il compito che Schwarzenegger si è assunto. La crisi californiana è complessa e profonda. "Molti pensavano che la situazione fosse disperata, che lo Stato non potesse essere governato", ci ha detto. E lui è determinato a provare il contrario. Se i suoi primi successi sono indiscutibili, tuttavia, il governatore ha "finora soprattutto colto i frutti dai rami più bassi e realizzato delle riforme relativamente facili", afferma Bill Whelan. E ha talvolta dato l'impressione di non prestare troppa attenzione alle conseguenze a lungo termine delle sue decisioni. L'accordo con le università, per esempio, permetterà allo Stato di risparmiare durante due anni, ma lo impegna poi ad aumentare i budget accademici. E le tribù indiane, se è vero che pagheranno più tasse, hanno in cambio ottenuto di poter sviluppare i casinò praticamente senza limiti e senza concorrenza, grazie ad una clausola di esclusiva. Inoltre, Schwarzenegger ha evitato con attenzione di adottare delle decisioni ovviamente impopolari (e ne ha immediatamente rovesciato due che lo erano).
"Presto dovrà affrontare delle trasformazioni ben più radicali, una vera riorganizzazione dello Stato", aggiunge Whelan. "Sarà confrontato a delle resistenze ben più forti. E dovrà provare di essere capace di realizzare delle vere riforme".
*** INTERVISTA ***
"Tocca a Bush vendere le sue idee"
Schwarzenegger spiega la sua politica: "Non sono un ideologo"
L'ufficio del governatore della California, al sedicesimo piano di un palazzo nel centro di Los Angeles, non è più grande né più lussuoso di quello di ogni altro politico. Tavolo di lavoro da un lato. Bandiere americana e californiana dietro la sedia. Fotografie sugli scaffali. Un divano e due poltrone per i visitatori.
Ma se si presta attenzione ai dettagli, si capisce immediatamente che Arnold Schwarzenegger non è un governatore come gli altri. Su una delle fotografie riconosco Gray Davis, il predecessore estromesso. Un bauletto in legno foderato di velluto verde, lasciato aperto su un tavolo, contiene la spada utilizzata nel film "Conan il barbaro". Chiaramente, il titolare di quest'ufficio è un politico che vuole andare d'accordo con tutti e che non nutre alcun imbarazzo per il suo passato d'attore di film d'azione - al contrario: esibisce la sua fama e la sfrutta per i suoi scopi politici.
Quella che segue è la prima intervista che il governatore ha accordato alla stampa internazionale dal giorno dell'elezione, nell'ottobre scorso.
Governatore Schwarzenegger, parliamo prima di tutto di economia. La California, sesta potenza economica del pianeta, è in crisi. Durante la campagna elettorale lei ha promesso di rimetterla in marcia. Qual'è il suo piano?
Le condizioni californiane non sono state molto favorevoli alle imprese ultimamente. Le regole molto strette sulla durata del lavoro e le ore supplementari, per esempio, sono state fra le cause di un esodo d'imprese verso altri Stati americani o verso l'estero. Abbiamo preso immediatamente una serie di misure, come l'iniziativa che impone che i bilanci dello Stato siano equilibrati, e la riforma dell'assicurazione contro gli infortuni professionali. Ciò invia un messaggio chiaro alle imprese californiane: non partite, dateci il tempo di creare delle migliori condizioni, questo è il nostro piano, dateci un anno. Passo ogni giorno del tempo al telefono con dei dirigenti d'azienda, dicendo loro queste cose. C'è molto ottimismo, ora, fra imprenditori e investitori.
Nel contempo, tuttavia, le imprese americane - e quelle californiane in particolare - continuano ad esportare impieghi verso l'Asia.
E l'unica risposta che possiamo dare è il miglioramento della nostra competitività. Ci saranno sempre imprese che vanno a produrre scarpe in Asia per due dollari all'ora. Non possiamo impedirlo né evitarlo, e comunque va bene così: non possiamo esportare i nostri prodotti in ogni parte del mondo e aspettarci che gli impieghi tornino a beneficio soltanto degli americani.
Cosa, nel suo passato, l'ha preparata per il posto di governatore della California?
Sono un uomo d'affari. Ho diretto delle imprese. Ho firmato i fogli di paga, negoziato salari e assicurazioni, questo genere di cose. Sono fiscalmente conservatore. In altre parole, penso che lo Stato non debba spendere più di quello che incassa. E' tutto quello che c'è da sapere. Credo anche che un'attitudine positiva permetta di realizzare qualsiasi cosa. Sono stato eletto governatore di uno Stato allo sbando. Molti pensavano che la situazione fosse disperata, che lo Stato non potesse essere governato. Ho preso le cose in mano con un'attitudine positiva, cercando di includere tutti nelle discussioni, Democratici, Repubblicani, cinici, tutti. Iniziamo ora a vedere i risultati di questo sforzo comune.
La California è uno Stato a maggioranza Democratica. Lei è Repubblicano. Finora, lei sembra aver saputo tessere buoni rapporti con tutte le parti politiche. C'è un "metodo Schwarzenegger" per far lavorare assieme degli avversari di lunga data?
Credo che per i Democratici sia rassicurante sapere che ho sposato una di loro, che dormo con lei ogni notte da 26 anni, che la mia filosofia politica e le mie opinioni sono state almeno in parte modellate dagli Shriver e dai Kennedy, la sua famiglia. Normale quindi che non mi considerino con ostilità. Pur essendo Repubblicano, posso lavorare con i Democratici perchè li considero dei partners piuttosto che degli avversari. Ci sono persone molto brillanti in entrambi i partiti, e se le si riunisce ne nasce molta creatività e innovazione politica. E fintanto che le idee sono buone, non mi interessa sapere da che parte vengono. E' così che ho formato il mio governo: scegliendo i migliori nello Stato, senza prestare troppa attenzione al partito d'appartenenza, e andando persino a cercarne alcuni al di fuori. Ho pure potuto stabilire delle buone relazioni di lavoro con i leaders Democratici del parlamento, come John Burton e Fabian Nunez. E' gente seria, sincera, che ha servito i californiani con passione per molto tempo. Meritano il mio rispetto.
Certo. Ma, praticamente, come lavora con loro?
Abbiamo definito un elenco di cose sulle quali siamo d'accordo, ed abbiamo iniziato a lavorare su quelle. Non su ciò che ci divide, ma su ciò che ci unisce. L'essenziale è di essere disponibili al compromesso.
Per esempio?
Per esempio, l'anno scorso lo Stato della California ha chiuso i bilanci con un deficit di 15 miliardi di dollari. Ho invitato tutti attorno ad un tavolo, ho definito i parametri - niente aumenti delle tasse - e abbiamo iniziato a lavorare per trovare delle soluzioni. Ciò ha talvolta richiesto di ridiscutere accordi già esistenti, anche se per taluni è stato doloroso. Abbiamo trovato nuovi accordi con i sindacati degli insegnanti, con le università, con le contee ed i comuni, e molti altri, che consentiranno allo Stato di risparmiare alcuni miliardi quest'anno.
Questi accordi sono tutti a corto termine. Come risponde a coloro che la accusano di voler unicamente prendere tempo sperando che l'economia si metta al bello?
Si tratta effettivamente di accordi su due anni. Abbiamo una situazione d'emergenza, non è un segreto per nessuno, e dobbiamo innanzitutto fermare l'emorragia.
Ad ascoltarla, sembra molto facile. Non incontra nessuna resistenza?
Qualcuno vuole fare il duro. Altri devono fare un po' di messinscena a beneficio del loro partito e dei loro elettori: musica e danza e tutto il resto. Devono mettersi davanti ad un microfono e dire che "questo preventivo non aiuterà la California" e altro bla-bla. So benissimo come funziona, e li lascio fare. Alla fine ci incontriamo e potranno dire di aver negoziato duramente e di aver costretto il governatore al compromesso. Lascio loro una vittoria, e mi lasciano una vittoria, e il giorno dopo potremo presentare un bilancio frutto di un lavoro comune e che rappresenta un successo per tutti i californiani. Vede, mio suocero Sargent Shriver (cognato di John F. Kennedy, ndr) mi ha spesso detto: "Arnold, tu puoi raggiungere qualunque obiettivo se sei pronto ad ignorare a chi va il merito". E' la mia filosofia. Dico ai miei interlocutori: se possiamo trovare un accordo, ve ne lascio il merito. In ogni caso, sul lungo termine i californiani vedranno che quando Arnold è diventato governatore, le cose hanno iniziato a cambiare in meglio.
Qual'è la parte di sua moglie, Maria Shriver, nella sua visione, e quale ruolo si aspetta da lei nella politica californiana?
E' molto difficile dire chi è e cosa fa Maria, perchè per me lei è tutto. In ogni cosa che faccio lei ha un ruolo. Era già vero nel 1980 quando mi allenavo per Mister Olympia. Naturalmente, quando si tratta di politica e di programmi, lei è molto preparata ed ha ottimi istinti. E come giornalista, sa come comunicare un messaggio. Formiamo una squadra, e anche se apparteniamo a due partiti politici diversi, lei si assicura che io faccia la cosa giusta. Discutiamo molto spesso. E non litighiamo mai.
Come sceglie i suoi collaboratori?
Cerco di circondarmi di persone che sanno essere dirette e oneste. Per questa ragione ho dei consiglieri sia Democratici quanto Repubblicani. Mi piace confrontarmi a nuove idee, ricevere informazioni ed opinioni al di fuori del mio circolo, esplorare i pro ed i contro di una questione senza dovermi preoccupare del fatto che i miei collaboratori o la mia amministrazione siano troppo di parte. Guardi quel che succede a Washington, dove nessuno può ottenere un posto nell'amministrazione se non è Repubblicano. E' un disastro.
Arnold Schwarzenegger, un Repubblicano contro le ideologie?
Sì. Non sono un ideologo. Ho visto la mia ideologia e la mia filosofia schiantarsi contro il muro della realtà quando mi occupavo di programmi sociali. Lavoravo a dei progetti d'educazione e di sport nel doposcuola, e ho capito che bisogna aiutare le minoranze ed i poveri. Quando entrambi i genitori devono lavorare, i rischi per i figli aumentano in modo sensibile: gangs, droga, armi, gravidanze precoci. Come bisogna reagire davanti ad una realtà simile? Rimanere fedeli alla nostra filosofia secondo la quale i genitori sono i primi responsabili per i loro figli? Oppure fare qualcosa per attenuare o risolvere il problema? Naturalmente sono stato accusato dai membri del mio partito di voler estendere i programmi sociali - un'attitudine considerata poco Repubblicana. Ho risposto: e chi se ne importa. E' la cosa giusta da fare. Mi sono battuto affinché i Repubblicani sostenessero questo progetto, e quando i californiani hanno votato, abbiamo vinto con il 57 per cento dei voti.
Quali rapporti ha con il presidente Bush? Il suo appoggio alla campagna per la rielezione sembra piuttosto tiepido.
Personalmente abbiamo un buon rapporto. Ma non farò campagna per Bush in altri Stati americani, perchè sono stato eletto dai californiani, Democratici e Repubblicani, per dirigere questo Stato, per rimanere qui e riformare quel che c'è da riformare. Questo è il mio mandato, e quindi lascio lo Stato solo quando è veramente necessario. C'è abbastanza lavoro qui senza che io vada a far campagna per Bush. Sarò con lui quando verrà in California. Per il resto, compresa la questione irachena, tocca a Bush vendere le sue idee e convincere i californiani che possono dargli fiducia. Non posso farlo al posto suo.