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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
(Articles on Technology and Economy: follow this link)

Ma che ci fa Sharon Stone a Davos?

E altre domande sul Forum Economico Mondiale e sul Forum Sociale di Porto Alegre.

di Bruno Giussani
29 gennaio 2005

Prima domanda: qual'è la differenza fra il Forum Economico di Davos e il Forum Sociale di Porto Alegre, che si svolgono questa settimana?

A Porto Alegre, dove il Forum è centrato sulle questioni della povertà e dello sviluppo, il premio Nobel argentino Adolfo Perez Esquivel ha detto che "il debito dei paesi poveri è un genocidio sociale e la sua cancellazione una necessità urgente". A Davos il premier inglese Tony Blair (che quest'anno è pure presidente del G8) ha parlato di cancellazione del debito, di nuovi fondi per finanziare lo sviluppo (in particolare dell'Africa) e del riscaldamento climatico.

L'ex-sindacalista Lula Da Silva, primo presidente "operaio" del Brasile e icona dei gruppi antiglobal, è intervenuto prima a Porto Alegre e poi è volato a Davos a raccogliere gli applausi di politici e uomini d'affari che ne rispettano il pragmatismo politico.

I due aneddoti riassumono una realtà spesso nascosta dal gioco caricaturale della contrapposizione mediatica: se i metodi rimangono diversi, le preoccupazioni dei due Forum non sono oggi poi così distanti. I giornalisti che "coprono" il Forum Economico in questi giorni scrivono, con finta sorpresa, che "Davos scopre la povertà". In realtà è almeno dal 1998, quando il fondatore Klaus Schwab e l'allora direttore Claude Smadja scrissero un celebre articolo mettendo in guardia contro le conseguenze nefaste della globalizzazione, che questi temi sono presenti nelle discussioni di Davos.

Seconda domanda: che ci fa l'attrice Sharon Stone a Davos? (E Angelina Jolie, Bono, Richard Gere e altri). Promuove cause politiche e sociali. "Non ho la vostra educazione, ma ho viaggiato molto e ho visto l'Aids in faccia", ha detto la Stone, che con Gere ha rivolto un appello per una grande mobilitazione contro la malattia. Durante una discussione a cui partecipava il presidente della Tanzania, Benjamin Mkapa, l'attrice si è invece alzata, ha detto che avrebbe donato 10'000 dollari per combattere la malaria in quel paese, e ha invitato il resto del pubblico a fare lo stesso perchè "nel suo paese la gente sta morendo": una trentina di altre persone si sono alzate in piedi e hanno promesso donazioni per un totale di un milione di dollari. Da parte sua, il cantante Bono (del gruppo U2) è il più convincente portavoce della cancellazione del debito. Sì, molte stelle di Hollywood e del rock hanno una coscienza, anche se sulle riviste patinate non la si vede, oscurata com'è da scandali veri o presunti.

E hanno nomi e volti molto riconoscibili. Per questo sono a Davos: usano la loro celebrità e il loro "glamour" per attirare l'attenzione e le telecamere sulle cause umanitarie. E per sensibilizzare, la sera a cena, il businessman e il politico, offrendo informazioni, suggerendo misure, cercando di smuoverli a fare qualcosa, o a fare di più.

Terza domanda: Serve ancora il Forum di Davos? Come non mai. Come ha detto il sottosegretario delle Nazioni Unite Shashi Tharoor, "i governi non hanno più il monopolio dei problemi dai quali dipende il futuro del loro paese". La natura e le dimensioni dei problemi di oggi (cambiamenti climatici, povertà, terrorismo, proliferazione nucleare, epidemie, crimini finanziari, catastrofi naturali come lo tsunami di un mese fa) e la crescente interdipendenza richiedono risposte coordinate, con la partecipazione di tutti: Stati, organizzazioni multilaterali, imprese, organismi economici, movimenti cosiddetti "della società civile", gli attori di Hollywood e gli alternativi di Porto Alegre. Si fa strada la consapevolezza che la cooperazione di entità pubbliche, private e non-governative è la sola chiave dell'avvenire. Le istituzioni multilaterali esistenti (ONU) sono necessarie, ma insufficienti.

E' qui che le discussioni e i contatti informali di Davos diventano essenziali. Il World Economic Forum è uno dei luoghi - probabilmente il più sofisticato - dove si creano i canali di scambio d'informazioni e di collaborazione fra politici, rappresentanti della società civile e businessmen, da cui potrà forse emergere la necessaria struttura sociopolitica del mondo globalizzato.

(copyright 2005 Bruno Giussani)
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