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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
(Articles on Technology and Economy: follow this link)

L'impatto economico dei voli "low cost"

L'apertura di una linea Lugano-Berna-Londra è da salutare. Ma solo l'abbattimento dei prezzi riduce la distanza psicologica e attira turisti e nuove attività economiche.

di Bruno Giussani
12 febbraio 2005

Felicitazioni a Mosè Franco e alla Darwin Airlines per l'apertura della linea Agno-Berna-Londra City. In poco tempo la giovane compagnia aerea ha (ri)collegato l'aeroporto ticinese a queste ed altre quattro città. Malgrado la vicinanza di Malpensa e la distanza non impossibile da Zurigo, l'importanza di un aeroporto "di prossimità" non è più da dimostrare, e Franco (che non conosco personalmente) e i suoi stanno dando lezioni di leadership, oltre che di spirito imprenditoriale.

Unico neo: il prezzo. Londra e ritorno costa fra 520 e 870 franchi. I prezzi degli altri voli Darwin sono nella stessa categoria (idem per la concorrente Flybaboo: Lugano-Ginevra e ritorno in settimana costa 470 franchi). Sono, nel contesto attuale del volo aereo in Europa, prezzi da "classe affari". Perchè il contesto è piuttosto orientato al "low cost" e ai prezzi a due cifre.

Il fenomeno "low cost" (basso prezzo) è nato verso la metà degli anni Novanta. Ispirati da esempi americani, imprenditori come Michael O'Leary (Ryanair) e Stelios Haji-Joannou (EasyJet) hanno cominciato a ridurre i costi utilizzando - oltre a un marketing molto aggressivo - strategie come l'adozione di un modello unico di aereo (manutenzione semplificata), l'uso di aeroporti meno frequentati (e meno costosi), l'eliminazione dei pasti a bordo, l'uso di Internet per le riservazioni (niente commissioni alle agenzie).

Oggi il "low cost" è una realtà matura in tutta Europa (un passeggero su 5 vola con queste compagnie). Easyjet serve 59 aeroporti, Ryanair 80. Vi sono compagnie un po' ovunque e non sono meno sicure delle altre aerolinee. Riservato con 10 giorni d'anticipo, un volo Londra-Bilbao-Londra con EasyJet costa 36 sterline. Un volo Londra-Carcassonne e ritorno con Ryanair 74 sterline. In dieci anni le compagnie "low cost" hanno trasformato la natura stessa del viaggio aereo, avvicinandola a quella del viaggio in treno. Per la "generazione low cost" salire su un aereo non è più un evento eccezionale e costoso, ma un modo di viaggiare spontaneo e quasi ordinario, che permette di vivere e lavorare in due città nello stesso tempo o di decidere senza patemi di passare un weekend esplorando Aarhus in Danimarca o Bilbao in Spagna. Ma non il Ticino.

Non ho scelto l'esempio di Carcassonne a caso. La cittadina del sud della Francia, nella regione del Languedoc, non è troppo dissimile da Lugano tanto per numero di abitanti (45'000) quanto per attrattività turistico-paesaggistica (Carcassonne ha le mura medievali, Lugano il lago). Differenza cruciale: l'aeroporto francese ha una pista più lunga. Sei anni fa Ryanair ha aperto una linea Londra-Carcassonne. Più tardi una da Charleroi, presso Bruxelles. E qualche mese fa è stato fatto uno studio sul loro impatto economico. Risultato: parte dei 235'000 "turisti" che arrivano ogni anno sugli aerei "low cost" si sono trasformati in residenti (12%, due terzi dei quali trascorrono nella regione più di sei mesi all'anno), in investitori (6 %) e in imprenditori (nel 2001, 40 nuove aziende con titolare straniero sono state iscritte a registro; nel 2003 furono 140, di cui 110 create da persone provenienti dall'Inghilterra e dal Benelux). L'indotto economico delle linee "low cost" per la regione è stato calcolato in 272 milioni di euro nel 2003.

In altre parole: mantenere i collegamenti è fondamentale, ma è l'abbattimento dei costi che - diminuendo la distanza psicologica fra un luogo e l'altro, determinata oltre che dai chilometri anche da prezzo e praticità del viaggio - attira turisti, investitori e nuove attività economiche.

(copyright 2005 Bruno Giussani)
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