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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
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L'Africa torna in prima pagina...

...e dopo decenni di retorica e centinaia di miliardi di aiuti serviti a poco, ci sono segnali incoraggianti.

di Bruno Giussani
26 giugno 2005

Qualcosa di insolito succederà nelle prossime settimane: l'Africa occuperà le prime pagine dei giornali e i primi minuti dei telegiornali.

Se ne è già parlato recentemente, quando i più ricchi paesi del mondo si sono accordati per cancellare dalla contabilità di una ventina di nazioni povere oltre 40 miliardi di dollari di debito. Se ne parlerà soprattutto a partire da sabato prossimo, 2 luglio, quando il concerto "Live8", in simultanea in otto città del mondo, riproporrà a suono di rock la questione dell'aumento degli aiuti all'Africa e della riforma delle politiche commerciali. Nei giorni seguenti una "marcia su Edinburgo" porterà queste rivendicazioni (riassunte nello slogan: "Consegnamo la povertà alla storia") sulla soglia del vertice del G8, il gruppo degli otto paesi industrialmente più sviluppati, che si riunirà dal 6 luglio a Gleneagles.

L'Africa, dimenticata dall'Occidente cinico e distratto, dove 50'000 persone muoiono ogni giorno di povertà estrema, dove l'AIDS ha già ucciso 17 milioni di persone, dove la malaria è tornata a diffondersi, riappare così all'attenzione del mondo. E questa volta sembrano esservi ragionevoli motivi di ottimismo.

Certo, il volontarismo un po' naïf delle rockstar di "Live8" fa a tratti sorridere a fronte di un compito tanto serio e titanico. Ma vent'anni fa, nel bel mezzo degli "egoisti" anni 80, inventato dal musicista irlandese Bob Geldof sulla spinta dello sdegno per la carestia in Etiopia il megaconcerto "Live Aid" letteralmente impose la questione africana sulla scena mondiale. Ora Geldof, dopo aver detto per anni che non ci sarebbe stata nessuna replica, è ripartito all'attacco per ri-drammatizzare alla sua maniera, con l'aiuto di decine di grandi nomi della musica, il perdurante scandalo della povertà (e dell'indifferenza che la circonda).

L'intenzione di sradicare una volta per tutte la povertà è un'ambizione nobile. E dovrebbe anche essere realizzabile, data la prosperità dei paesi ricchi. Di certo non manca la disponibilità a donare (come abbiamo visto lo scorso dicembre in occasione dello tsunami in Asia): rimane da vedere se c'è la volontà politica. Ci sono segni incoraggianti. Il presidente di turno del G8, Tony Blair, intende mettere l'argomento al centro delle discussioni di Gleneagles. Gli americani (ma anche altri paesi come la Germania) stanno adottando un approccio realista, legando l'assistenza finanziaria alla richiesta ai governi africani di dimostrare la capacità di farne un uso corretto (invece di corrotto). Un dibattito serio e de-ideologizzato è finalmente in corso sulle cause profonde della povertà e sulla questione cruciale dell'apertura dei mercati ai prodotti agricoli africani.

Soprattutto, e questa è la vera novità, l'Africa stessa sembra mostrare un crescente attivismo nel combattere i propri mali. Volti nuovi stanno dando una svolta alla politica del continente, insistendo sul bisogno di "fare ordine in casa", di migliorare le strutture di governo, di sviluppare una cultura della responsabilità, perchè soltanto così l'aiuto occidentale (comunque necessario) potrà portare frutti. Alcuni paesi africani hanno registrato una crescita economica superiore alle attese. E' entusiasmante ascoltare gli imprenditori del continente quando parlano dei loro progetti. C'è una congiunzione di fattori che lascia sperare che, dopo decenni di dichiarazioni di buona volontà e centinaia di miliardi di aiuti serviti a poco, questa sia forse la volta buona per imprimere una vera svolta al destino dell'Africa.

(copyright 2005 Bruno Giussani)
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