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Lo scienziato che vuole farci vivere 1000 anni
Aubrey De Grey tratta l'invecchiamento come fosse un problema di ingegneria, e pensa che sia "risolvibile". Provocatorio.
di Bruno Giussani
14 agosto 2005
Aubrey De Grey ha 41 anni anni e al primo colpo d'occhio offre l'impressione di un figlio clonato di Gandalf, il vecchio saggio del "Signore degli anelli": alto, magro, lunga barba incolta, occhi d'un blu chiaro intenso su un volto pallido, e molto sicuro di sè.
De Grey è un provocatore. Il ricercatore inglese afferma di aver formulato, almeno a livello teorico, un piano per sconfiggere l'invecchiamento biologico e permettere agli esseri umani di vivere, con morbidità limitata, fino a duecento (o anche mille) anni. E pensa di trasformarlo in realtà nei prossimi venti o trent'anni.
Ascoltare grandi idee iconoclaste fa sempre bene. In questo caso, la provocazione merita di essere perlomeno considerata perchè De Grey è tutto fuorchè un matto. E' un ingegnere informatico che da autodidatta è diventato un'autorità mondiale nel campo della biogerontologia (la scienza dell'invecchiamento). Si porta dietro un bagaglio di scienza e conoscenza e la capacità di spiegare in termini semplici e lucidi concetti che hanno a che fare con la vera essenza dell'essere umano.
Ho incontrato De Grey recentemente, avendolo invitato a parlare del suo lavoro e delle sue idee durante una conferenza su tecnologia e design che ho organizzato a Oxford, in Inghilterra.
Il suo angolo d'attacco è il seguente: l'invecchiamento è il risultato di una serie relativemente ridotta di cambiamenti moleculari e cellulari nei nostri corpi, che si accumulano e diventano patogeni, ma ciascuno dei quali è potenzialmente "riparabile". In altre parole, De Grey tratta la questione come fosse un problema di ingegneria: se è possibile identificare tutte le componenti dei vari processi che provocano l'invecchiamento umano, si dovrebbero poter trovare dei rimedi per ciascuno di essi.
Il ricercatore pensa che ve ne siano sette, di questi processi: sette distinti agenti dell'invecchiamento. E suggerisce che le continue scoperte nel campo della biologia molecolare e cellulare potrebbero un giorno offrire le chiavi per "perturbare" (come si dice in gergo) ciascuno di essi, e quindi rallentarlo o addirittura sconfiggerlo.
I sette agenti sarebbero: la perdita, atrofia o degenerazione di cellule; l'accumulazione di cellule indesiderate (per esempio: il grasso); le mutazioni cromosomiche (cancro); le mutazioni del mitocondrio (produce l'energia per le cellule); l'accumulazione di "detriti" all'interno (arteriosclerosi) o all'esterno (Alzheimer) delle cellule; e la modifica delle proprietà fisiche o chimiche di certe proteine (perdita di elasticità di tessuti come le pareti delle arterie).
Ciascuno di questi fattori è naturalmente molto complesso, come pure le "soluzioni" possibili. De Grey di soluzioni ne ha un catalogo, anche se per ora sono solo speculazioni teoriche. Sta lanciando la prima sperimentazione: intende raddoppiare la longevità di un topo (da tre a sei anni), e pensa di riuscirvi entro dieci anni.
Anche ammettendo che quella di De Grey è vera scienza, rimane da chiedersi se sia "buona scienza": se vivere per duecento o mille anni (con le vastissime conseguenze culturali, sociali ed economiche che un tale prolungamento della vita comporterebbe) sarebbe una buona cosa. A una rivista scientifica, De Grey ha risposto così: "Il diritto di vivere quanto ci pare è uno dei diritti più fondamentali. E non lo dico io. Tutti i codici morali, religiosi o secolari, sembrano d'accordo: il diritto alla vita è il diritto più importante". Per aggiungere poco dopo: "Rimanendo inattivi invece di lavorare all'estensione della durata della vita, non facciamo che accelerare la morte".
(copyright 2005 Bruno Giussani)
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