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Sei cose sentite dalla voce di Katrina
Riflessioni sull'uragano oltre la compassione e la costernazione.
di Bruno Giussani
11 settembre 2005
Soltanto due parole sembrano adeguate per descrivere le molte sensazioni di fronte alla devastazione portata su New Orleans (e altre città della regione) dall'uragano Katrina: compassione e costernazione.
Compassione per le vittime, per i morti e i feriti, per coloro che hanno perso tutto, per chi ancora non sa quale destino la tragedia abbia riservato a famigliari e amici. Costernazione per il modo in cui la situazione (non) è stata affrontata dal governo americano, per la lentezza dei soccorsi, per la scandalosa mancanza di azioni preventive. Tranne forse un possibile terremoto in California, nessuna catastrofe naturale è mai stata tanto scenarizzata e annunciata quanto un allagamento di New Orleans in seguito ad un uragano – e ciò malgrado, la superpotenza americana sembra essere stata comunque colta di sorpresa.
Ma la tragedia ha anche:
1. rivelato in modo straziante lo stato di povertà estrema ed emarginazione nel quale vive una parte importante della popolazione americana: i ricchi da New Orleans se n'erano andati prima dell'arrivo di Katrina, sono rimasti i poveri (neri e bianchi) e a tratti, guardandone i volti in televisione, si aveva l'impressione di vedere un gruppo di schiavi appena sbarcati da un veliero;
2. messo in evidenza la fragilità del tessuto sociale americano: non ricordo di aver sentito o letto di scene di sciacallaggio e violenza quando lo tsunami devastò le coste asiatiche in dicembre. A New Orleans, com'è venuta giù la diga del lago Pontchartrain sono venuti giù anche i tenui equilibri che tenevano assieme questa città, e c'è persino chi s'è messo a sparare sugli elicotteri-ambulanza;
3. mostrato il vero costo della guerra in Irak, finora oscurato dalla retorica anti-terrorista del governo Bush e dal fatto che il peso della campagna di Mesopotamia è stato portato quasi esclusivamente dai soldati e dalle loro famiglie, mentre nessun sacrificio è stato chiesto al resto degli americani (che anzi hanno beneficiato di sostanziali riduzioni fiscali). Gran parte della Guardia Nazionale della Louisiana e del Mississippi, con tutto l'equipaggiamento, si trova in Irak ed è mancata nelle operazioni di soccorso; fondi per la prevenzione e per le dighe sono stati dirottati verso la "guerra contro il terrorismo";
4. dimostrato che il mercato globale del petrolio è teso quanto mai e l'offerta attuale riesce a malapena a rispondere alla domanda, ma ha perso la flessibilità necessaria a supplire all'interruzione di una parte minima della capacità di produzione e raffinazione;
5. ricordato che le vere, devastanti tragedie sono d'origine naturale, anche se dall'11 settembre (di cui ricorre oggi il quarto anniversario) in poi è soprattutto il rischio di disastri per mano d'uomo che ci ha tenuto occupati;
6. ricordato che l'arte del management, della gestione delle organizzazioni e delle risorse, non è soltanto una questione di perdite e profitti: governi ed entità del settore pubblico hanno bisogno di buon management tanto quanto le multinazionali, e la serietà nell'affrontare le funzioni essenziali di governo non è negoziabile. Nel privato, l'incompetenza e la cattiva gestione portano magari alla bancarotta; nel pubblico, possono creare distruzione e morte.
Ci vorranno mesi prima che New Orleans sia interamente prosciugata. Vedremo altre scene apocalittiche. Si svilupperà la solita polemica politica (ma stavolta non c'è un nemico contro il quale inviare soldati armati). Poi bisognerà vedere se e cosa gli americani, e noi con loro, sapremo imparare da questo disastro.
(copyright 2005 Bruno Giussani)
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