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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
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San Francisco stregata dagli architetti svizzeri

Il nuovo museo De Young: un gioiello disegnato da Herzog e de Meuron

di Bruno Giussani
23 ottobre 2005

Sabato scorso è stato inaugurato a San Francisco il nuovo museo De Young, progettato dagli architetti basilesi Jacques Herzog e Pierre de Meuron.

C'era già un altro esempio di grande architettura svizzera a San Francisco: il Museo d'arte moderna immaginato dal ticinese Mario Botta, che si trova in pieno centro città. Ma mentre il progetto di Botta si inserisce in un quartiere urbano denso e complesso, conferendogli carattere e ordine, il museo di Herzog e de Meuron è una lunga, generosa costruzione immersa nel verde di un parco, e deve confrontarsi soltanto con gli alberi che lo circondano (e con la nuova sede dell'Accademia californiana delle scienze che l'architetto italiano Renzo Piano sta costruendo di fronte).

Mi trovavo a San Francisco per lavoro e ne ho approfittato per visitarlo: è un gioiello. Dal corpo principale del De Young protrude una torre di otto piani, dalla forma leggermente contorta, che si erge sopra gli alberi per offrire una vista spettacolare sulla città. Il tutto è ricoperto da oltre 7000 pannelli di rame lavorato (in parte riciclato) che offrono a chi guarda prospettive sempre nuove, a dipendenza dell'angolo di visuale e dell'orario: verso sera, la luce radente sulla parete della torre la faceva quasi apparire come sospesa nell'aria.


Il nuovo museo De Young il giorno dell'inaugurazione
(Foto Giussani)

Spesso, quando un ambizioso nuovo museo vede la luce, una tensione emerge fra il contenitore e i contenuti, fra lo sforzo estetico degli architetti e la necessità di creare spazi adatti alla fruizione dell'arte. Herzog e de Meuron sono riusciti a trovare un equilibrio quasi perfetto fra la bellezza della costruzione e il ritmo e comfort di contemplazione delle opere esposte. Lo hanno fatto, paradossalmente, creando degli spazi interni aperti, fluidi, destrutturati, quasi industriali, dove gli oggetti sono esposti in una sorta di continuum: paesaggi dipinti da Thomas Moran stanno vicino a vasi di Tiffany, a fotografie di Muybridge, a pezzi d'arte oceanica, a un "angelo della morte" messicano.

E' un approccio insolito e coraggioso, che in parte risponde all'eclettismo delle collezioni del museo (i cui punti forti sono l'arte americana, africana e oceanica), in parte riflette il carattere caotico della vita quotidiana e della creazione artistica, senza tuttavia scadere nella confusione. Ma soprattutto permette al museo (Herzog dixit) di essere uno specchio di San Francisco, una città dove coesistono molte diversità.

Tutto il mondo, però, è paese, e anche nella moderna e disinibita San Francisco non è stato facile costruire il nuovo De Young. Il vecchio museo, un pastiche di immobili d'inizio ventesimo secolo, fu danneggiato dal terremoto del 1989 (il fatto è ricordato da un'installazione dello scultore inglese Andy Goldsworthy situata all'entrata: grandi blocchi di roccia simboleggianti placche tettoniche, percorsi da una fessura). Una proposta di finanziamento pubblico per la ricostruzione fu bocciata in votazione popolare nel giugno del 1998. Un piccolo gruppo lanciò una raccolta di fondi (190 milioni di dollari) presso i privati.

Trattandosi di un museo di proprietà pubblica destinato a ospitare una collezione pubblica, era una scommessa azzardata: ma oltre 7000 persone hanno risposto, donando somme varianti fra i 5 dollari e i 10 milioni (costo totale dell'opera: 190 milioni). Gli architetti svizzeri vinsero un concorso d'idee nel 1999, ma la loro proposta (in particolare la torre) suscitò una valanga di critiche (e un gruppo adì le vie legali per tentare di bloccare il progetto). Nel 2002 arrivò il permesso di demolire il vecchio museo e iniziare la costruzione. Tre anni dopo, il taglio del nastro.

(copyright 2005 Bruno Giussani)
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