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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
(Articles on Technology and Economy: follow this link)

Due esploratori e uno sceicco al Polo Nord

Sfida, motivazione e paradossi della tecnologia fra i ghiacci dell'Artico.

di Bruno Giussani
11 dicembre 2005

Il norvegese Borge Ousland e l'inglese Ben Saunders sono fra la mezza dozzina di esploratori che sono arrivati al Polo Nord, sciando attraverso i ghiacci dell'Artico, da soli e "senza supporto", come si dice (cioè senza cani da traino e senza ricevere aiuti per via aerea).

Li ho incontrati recentemente, in due occasioni distinte. Entrambi mi hanno raccontato episodi che mettono in evidenza le fantastiche capacità della tecnologia moderna e nel contempo le assurdità del suo uso quotidiano.

Ousland fu il primo uomo a raggiungere il Polo Nord da solo e "senza supporto", nel 1994, partendo dalla Siberia. Per traversare i 1000 chilometri impiegò 52 giorni. Rifece il viaggio nel 2001, arrivò al Polo e si offrì un giorno di riposo prima di proseguire dall'altra parte verso il Canada (che raggiungerà). Il giorno dopo, arrivarono due elicotteri, "e da uno scese un vero sceicco arabo", racconta Ousland. "Fece alcune fotografie, parlammo un attimo, e poi ripartì com'era arrivato!".

Saunders, che ha 15 anni meno di Ousland, al Polo Nord ci arrivò nel 2004. "Con il telefono satellitare chiamai mia madre, la mia ragazza e il mio agente per annunciare loro la notizia: arrivai su tre segreterie telefoniche!", dice divertito.

Paradossi del modo nel quale usiamo la tecnologia. Ma quando si incontrano due tipi così sorgono altre domande: cosa spinge un uomo a farsi, per settimane di seguito, parte degli elementi naturali? A sfidare freddo, vento, crepacci, e morte?

Per entrambi, la motivazione primaria è la sfida, "fare quello che nessuno ha fatto prima". Entrambi hanno miseramente fallito le prime spedizioni per non averle preparate adeguatamente (materiale, cibo) ma hanno riprovato.

"La cosa più importante non è quanti chilometri percorri: è alzarti, uscire dal sacco a pelo, abituarti a ripartire ogni mattina quali che siano le condizioni atmosferiche", dice Ousland. Durante un'altra spedizione attraverso l'Antartico, arrivò alla stazione di ricerca del Polo Sud ma non entrò: "ci passai accanto e continuai; se mi fossi fermato, al caldo, con gente, sarebbe stato troppo difficile ripartire".

Ovviamente, nessuno può mantenere un'alta motivazione per un periodo così lungo. "Bisogna accettare i momenti di nostalgia, le cattive giornate, ma sforzarsi di tener presente l'obiettivo finale", dice Ousland, e suggerisce che in caso di avversità (quando si rompe la slitta, o bisogna attraversare un braccio di mare a nuoto con una tuta speciale) ci si può sostenere "assimilando la bellezza della natura invece di captarne soltanto gli aspetti negativi".

Entrambi sono testimoni dello scioglimento dei ghiacci polari: Ousland è andato due volte dalla Siberia al Polo, nel 1994 e nel 2001, "e non c'è dubbio che la crosta di ghiaccio è molto più sottile". Saunders sta allenandosi in Groenlandia per la prossima spedizione: "la velocità alla quale i ghiacci si ritirano è incredibile", dice.

Borge Ousland sarà il primo a ripartire: il 15 gennaio, con il sudafricano residente in Vallese Mike Horn, lascerà la Siberia verso il Polo Nord. Una pista che conosce bene, ma lungo la quale stavolta nelle giornate grame non potrà "assimilare le bellezze della natura": perchè i due la percorreranno nella notte polare, al buio, "vedendo soltanto il piccolo scorcio di fronte a noi illuminato dalle torce", con temperature di meno 30 o 40 gradi. E' la prima volta che qualcuno tenta il viaggio di notte. "Contiamo di arrivare al Polo prima che sorga il sole", mi ha detto Ousland. Cioè entro l'equinozio di primavera, il 21 marzo.

(copyright 2005 Bruno Giussani)
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