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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
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Al Gore: "dieci anni per salvare il pianeta"

"Il tempo dei rinvii e delle scuse è finito; siamo arrivati al tempo delle conseguenze"

di Bruno Giussani
26 febbraio 2006

Quante volte avete sentito dire che l’ex-vicepresidente americano Al Gore è un politico noioso, ingessato, dal verbo legnoso? Quand’era vice di Bill Clinton, a metà degli anni Novanta, ci scherzò sopra pure lui: “Al Gore è così noioso che il nome in codice usato per lui dal servizio segreto è Al Gore”.

Poi ci fu l’elezione contestata del 2000, quando Gore prese più voti ma la Corte Suprema mandò George Bush alla Casa Bianca. E Gore tornò a fare il privato cittadino e ad occuparsi di quello che è stato forse il tema centrale della sua carriera politica: la questione ambientale.

Mercoledì sera ne ha discusso alla conferenza TED, a Monterey in California (www.ted.com): altro che noioso! Per un’ora Gore ha parlato con passione ed energia dei rischi legati al riscaldamento del pianeta.

“Siamo di fronte ad un’emergenza ambientale globale”, ha esordito Gore. Questa crisi presenta “una grande sfida, ma offre anche grandi opportunità se sapremo rispondevi facendo del ventunesimo secolo il secolo del rinnovamento”. Come prima immagine presenta la famosa foto della Terra presa dagli astronauti dell’Apollo 8: in qualche modo quell'immagine, facendoci vedere per la prima volta il pianeta "dal di fuori", mostrandolo come un ecosistema fragile e limitato, fu all'origine del movimento ecologista.

Ma il "pianeta blu" è minacciato. Gore, parlando da scienziato più che da politico, ha discusso la crescita continua del CO2 negli ultimi decenni; ha contestato con forza (e con cifre e tabelle) l'argomento secondo il quale il riscaldamento attuale del pianeta sarebbe "un fenomeno ciclico"; ha illustrato con fotografie impressionanti lo scioglimento della coltre nevosa sul Kilimanjaro ("fra 15 anni non ce ne sarà più, di neve, lassù") e di molti ghiacciai in giro per il mondo; ha indicato come i dieci anni più caldi mai registrati siano stati tutti negli ultimi 14 anni (il più caldo in assoluto: il 2005); ha spiegato come le temperature degli oceani e la loro acidità non cessano di crescere, e perchè il riscaldamento produce più siccità ma anche più inondazioni; ha sottolineato che il permafrost si sta sciogliendo (in Alaska i giorni nei quali si può viaggiare normalmente in auto sono scesi nell'ultimo ventennio da 225 a 75 l'anno, perchè le strade, costruite sul permafrost, vanno letteralmente in acqua); ha detto di essere molto preoccupato per la stabilità delle correnti atlantiche; ha parlato della crescita in intensità e durata di tornadi e uragani; eccetera.

Il ritratto della situazione del pianeta tracciato da Gore l’altra sera è allarmante, ma molto credibile. Certo, il riscaldamento climatico rimane un tema molto controverso. Per alcuni (fra i quali il governo americano attuale) è ancora una categoria teorica piuttosto che un fatto. In risposta, Gore parafrasa Winston Churchill: "il tempo dei rinvii e delle scuse è finito; siamo arrivati al tempo delle conseguenze - pensate all'uragano Katrina - e adesso dobbiamo agire". Aggiunge: "Abbiamo non più di dieci anni per intervenire e cambiare il corso delle cose, poi sarà troppo tardi".

Gore è anche il protagonista di un documentario, "An Inconvenient Truth" (Una verità scomoda) che è stato presentato il mese scorso al festival di Sundance, ricevendo molti elogi. Il film "segue" Gore mentre viaggia in giro per il mondo mettendo in guardia contro l'effetto serra e l'imminente crisi climatica - e lo fa per convinzione, senza (contrariamente al suo ex capo Clinton) farsi pagare per le sue conferenze.

(copyright 2006 Bruno Giussani)
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