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"Slow": la lentezza può fare la felicità
E' possibile "rallentare" e vivere in modo più equilibrato? Carl Honoré pensa di sì, e spiega perchè e come.
di Bruno Giussani
2 aprile 2006
Cinque anni fa Carl Honoré era come molti di noi: correva da mattina a sera cercando di fare più cose nel minor tempo possibile. Giornalista impaziente e ambizioso, aveva costantemente lagenda piena e, dice, ero prigioniero dellidea che il tempo è denaro.
Poi un giorno lesse in un giornale un articolo sulle favole della buona notte in un minuto. Sulle prime ho pensato: evviva, mi serve questo libro!, racconta. Ma si è quasi subito ravveduto: è stato uno di quei momenti nei quali ti sembra di prendere una scossa. Mi sono chiesto: sono veramente diventato così stressato, prigioniero della velocità, al punto da cercare di liquidare in un minuto uno dei momenti più preziosi con mio figlio?.
Viviamo in una cultura ossessionata dalla velocità: competizione, consumerismo e tecnologia ci spingono a correre sempre più in fretta. Persino cose che sono naturalmente lente hanno ormai una versione rapida. A Londra ci sono corsi di speed yoga (speed è veloce in inglese, mentre slow significa lento). Negli Stati Uniti vi sono dei funerali drive-through dove non si scende dallauto: si getta un fiore sulla bara e dice addio al defunto attraverso il finestrino, esattamente come si ordina un panino da McDonalds. Siamo talmente marinati in questa cultura della velocità che non vediamo più il prezzo che paghiamo in termini di salute, lavoro, relazioni, ambiente, felicità.
Quellarticolo segnò per Honoré (che vive a Londra) linizio di una ricerca, personale e professionale, verso un modo di vita più lento ed equilibrato, che lo ha portato a scrivere un libro diventato un bestseller - segno evidente che molta gente sente lo stesso bisogno - nel quale descrive un nascente movimento globale nel segno dello slow (in italiano il libro si chiama E vinse la tartaruga, presso Sonzogno).
La prima tappa, naturalmente, è lo slow food, nato in Italia con lintenzione di incoraggiare la gente a riappropriarsi dei sapori della tavola, degli ingredienti naturali, e dellaspetto sociale della cucina. Sulle stesse basi è nata città slow, attorno allidea che è possibile ridisegnare lambiente urbano (creando strade pedonali, installando panchine e aiuole, eccetera) per creare migliori condizioni di vita. Ma Honoré ha scoperto molti altri capitoli dello stesso movimento: dalla salute (medici che prendono il tempo di parlare con i pazienti) alla scuola (abolendo i compiti a casa per i più giovani o, come luniversità di Harvard, invitando i nuovi studenti a non strafare) allo sport (hyperslow fitness), alla musica (come suona Mozart in versione rallentata?) al sesso.
Al mondo del lavoro, naturalmente, dove il concetto di slow sta prendendo piede: alcune aziende hanno introdotto venerdì senza e-mail, e scoperto che il venerdì è diventato il giorno più produttivo; altre incoraggiano i dipendenti a fare delle pause, modernizzando il concetto di siesta; alla IBM è nato un gruppo che promuove lo slow e-mail, invitando a leggere la posta elettronica solo una o due volte al giorno; eccetera.
Cambiare, naturalmente, è difficile. Honoré stesso, mentre faceva ricerche per il suo libro, è incappato in un radar sullautostrada. È difficile perchè la velocità è sexy, divertente, è uniniezione di adrenalina. Ma soprattutto perchè la lentezza nella nostra società è tabù. Chi è lento è visto come pigro, lazzarone, o stupido. Honoré suggerisce che la realtà è diversa: adottando la lentezza (che non significa fare tutto lentamente: significa fare ogni cosa alla giusta velocità) sono diventato più efficace, produttivo, creativo. E felice.
(copyright 2006 Bruno Giussani)
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