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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
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Caro Friedman, sulla Svizzera ti sbagli

Qualche spunto per controbilanciare un'affermazione leggera e assassina dell'editorialista del "New York Times"

di Bruno Giussani
23 aprile 2006

Caro Thomas Friedman,

talvolta, con i giornalisti, succede. Anche con quelli che ammiriamo. Quando scrivono su un argomento che conosciamo bene, capita di trovare nei loro articoli errori e affermazioni infondate – il che ci porta a dubitare dell'affidabilità dei loro scritti su altri temi. (Non mi chiamo fuori: ciò succede certamente anche con i miei scritti).

Tu sei un grande giornalista, editorialista del "New York Times", autore di un bestseller molto influente, "The World is Flat" (che uscirà in maggio da Mondadori col titolo "Il mondo è piatto"). Leggendo il tuo articolo del 5 aprile, non ho potuto non notare questa frase leggera e assassina: "Qualcuno di voi ha provato a diventare cittadino svizzero recentemente? Non è molto facile – e non è un caso che il più famoso prodotto svizzero sia l'orologio a cucù".

L'articolo era sull'immigrazione, argomento molto controverso un po' dappertutto. In esso affermi che i paesi che riusciranno ad attirare i migliori talenti dal resto del mondo godranno di vantaggi significativi nella competizione globale. Condivido. Ma subito dopo "appiattisci" la Svizzera in quel modo, suggerendo che il paese non è innovativo perchè è chiuso agli stranieri.

Detto da te, caro Tom, ciò è quantomeno curioso. Forse dovresti rileggere il tuo libro: uno dei dieci "livellatori" attorno ai quali costruisci la tua argomentazione, il World Wide Web, è stato inventato in Svizzera da un inglese, Tim Berners-Lee, quando lavorava al CERN di Ginevra.

Senza voler passare per uno svizzero colpito nel suo orgoglio nazionale (di certo non lo sono, anzi: questo paese ha bisogno di migliorìe, e si porta dietro la sua parte di problemi e abusi), vorrei offrire alcuni spunti per controbilanciare la tua affermazione. Devi sapere, per esempio, che ci sono proporzionalmente due volte più stranieri in Svizzera (20.6 per cento) che non negli USA, e che la procedura per ottenere la cittadinanza svizzera, pur se lenta e non uniforme, non è certo molto diversa da quella americana. La proporzione di studenti esteri al Politecnico di Zurigo è di quasi un terzo – alcuni dei quali, probabilmente, non hanno voluto passare attraverso l'umiliante trafila per ottenere il visto per studiare negli Stati Uniti. E se guardi i piani alti delle multinazionali svizzere, il minimo che si possa dire è che sappiamo usare bene il talento internazionale.

Oltre al Web poi, ci sono molte altre storie d'innovazione "made in Switzerland". E il paese ha altre caratteristiche meno spettacolari ma non meno decisive: treni che viaggiano in orario, copertura sanitaria universale, buone scuole, coscienza ambientale, una pace del lavoro ancora credibile, eccetera. La Svizzera figura nei primi dieci nelle classifiche della competitività globale. Lo studio annuale della Mercer Consulting sulle città dove si vive meglio ha appena messo Zurigo e Ginevra ai primi due posti al mondo.

Caro Tom, negli ultimi anni hai scritto molte cose importanti, ma hai viaggiato quasi esclusivamente sull'asse Washington-Bagdad-Tel Aviv-Bangalore-Shanghai. Forse dovresti trascorrere qualche giorno nella "vecchia Europa" – compresa qualche ora in Svizzera – oltre al tuo pellegrinaggio annuale al World Economic Forum di Davos (un altro esempio della "Svizzera chiusa"?). Sarò lieto di farti da guida.

E lascia perdere quella vecchia storia dell'orologio a cucù. E' divertente. Ma è sbagliata. Non è un'invenzione svizzera. E' un'innovazione tedesca. Senza contare che se andassi in giro per il piatto mondo a chiedere quale sia il più famoso prodotto svizzero, ti sentiresti rispondere: il cioccolato.

(copyright 2006 Bruno Giussani)
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