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Una verità scomoda
Un film hollywoodiano ma molto serio sull'ex-vicepresidente USA Al Gore e la sua campagna contro il riscaldamento del pianeta: da non perdere!
di Bruno Giussani
25 luglio 2006
E' difficile per noi europei comprendere la misura esatta dell'impatto che Al Gore sta avendo negli Stati Uniti. In generale ci si ricorda di lui come del vicepresidente "noioso" di Bill Clinton durante gli anni Novanta, e del perdente dell'elezione contestata del 2000, quando Gore ottenne più voti ma la Corte Suprema americana attribuì la presidenza a George W. Bush.
Quella sera del 13 dicembre 2000, dopo aver detto "sono in totale disaccordo con la decisione della Corte, ma l'accetto", Gore tornò a fare il privato cittadino - e ad occuparsi di quello che da sempre è stato il tema centrale della sua lunga carriera politica: la crisi ambientale. Dandosi come missione di aprire gli occhi degli americani sugli effetti devastanti di quel che chiamiamo, con espressione infelice (perchè è qualcosa di molto più complesso), il "riscaldamento del pianeta".
Sono passati quasi sei anni e oggi mezza America, non solo di fede Democratica, si ritrova a chiedersi quanto diversi potrebbero essere il paese e il mondo se alla Casa Bianca ci fosse andato lui, e a sperare che ci provi di nuovo, ad entrarci, nel 2008. Perchè negli ultimi anni Al Gore è (ri)emerso come un leader carismatico, capace e preparato - e tutt'altro che noioso - e la sua statura morale e influenza politica negli Stati Uniti sono oggi più alte che mai.
Martedì sera primo agosto ne potremo avere un assaggio in Piazza Grande a Locarno dove sarà proiettato - entrata gratuita, inizio alle 21.45 - il documentario "An Inconvenient Truth" ("Una verità scomoda"), mostrato finora in Europa soltanto al Festival di Cannes, e che uscirà nei cinema in autunno. La proiezione è organizzata dall'Ufficio federale di meteorologia e climatologia (MeteoSvizzera) che compie 125 anni - auguri! - in collaborazione con il Festival del Film di Locarno. Il film sarà presentato nella versione originale inglese con sottotitoli in francese e tedesco; purtroppo niente italiano.
Il film "segue" Gore mentre viaggia per gli Stati Uniti e il mondo (tenete d'occhio la sequenza cinese) mettendo in guardia contro l'effetto serra e l'imminente crisi climatica. Già vi vedo scuotere la testa: un documentario basato sui discorsi e le diapositive di un politico "perdente" e un po' cattedratico che se ne va in giro con il suo laptop a parlare di ossido di carbonio: chissà che noia! Ma ho visto Gore parlare del tema dal vivo tre volte quest'anno, in contesti diversi, ho pranzato alla sua tavola in febbraio alla conferenza TED in California, e ho visto il film quand'è uscito a New York a fine maggio, e posso dire: non perdetevi la proiezione di martedì. E' un documentario molto serio che si avvale di una produzione di qualità hollywoodiana, con immagini che le dimensioni dello schermo di Piazza Grande sapranno esaltare (sperando che il cielo, per l'occasione, offra una bella serata senz'acqua né afa). Ne uscirete con un grosso e nuovo bagaglio di informazioni sulla crisi ambientale e avrete compreso forse un po' meglio lo stato del dibattito politico negli USA: dettaglio non secondario perchè, anche se in Europa non ci piace ammetterlo, il riscaldamento globale e i suoi molteplici impatti non potranno essere affrontati efficacemente senza la piena partecipazione degli americani.
Di solito Gore apre le sue conferenze mostrando la famosa immagine della Terra presa dagli astronauti dell'Apollo 8: in qualche modo quella foto, facendoci vedere per la prima volta il pianeta "dal di fuori", mostrandolo come un ecosistema fragile e limitato, fu all'origine della prima presa di coscienza ambientale. Ma il pianeta è minacciato: il riscaldamento del pianeta è un fatto che si dimostra ogni giorno (anche se alcuni ancora ne parlano come di una "teoria"). Nel film si vede Gore che, parlando da scienziato più che da politico, ma usando un linguaggio molto accessibile, discute la crescita continua del CO2 nell'atmosfera negli ultimi decenni; contesta con forza (e con cifre e tabelle) l'argomento secondo il quale il riscaldamento attuale del pianeta sarebbe un fenomeno ciclico, e mostra come i dieci anni più caldi mai registrati siano stati tutti negli ultimi 14 anni (il più caldo in assoluto: il 2005); illustra con fotografie impressionanti lo scioglimento della coltre nevosa del Kilimanjaro ("fra 15 anni non ce ne sarà più, di neve, lassù") e di moltissimi ghiacciai in giro per il mondo - Svizzera compresa; spiega come le temperature degli oceani e la loro acidità non cessino di crescere, perchè il riscaldamento produce più siccità ma anche più inondazioni e potrebbe anche provocare a termine l'effetto inverso - una glaciazione, in particolare in Europa - se le correnti atlantiche, distributrici di calore dall'Equatore verso il nord, dovessero modificarsi o fermarsi; parla del permafrost che si scioglie (ne abbiamo avuto esempi in questi mesi nelle Alpi); eccetera.
Il ritratto della situazione del pianeta che ne esce è allarmante e soprattutto molto credibile. "E' una sfida alla nostra immaginazione morale", ha detto Gore in maggio a New York: "nell'ultimo secolo il rapporto fra la specie umana e il sistema ecologico terrestre è mutato, per la prima volta siamo in grado di causare dei danni duraturi al pianeta", e la manifestazione più visibile di questa collisione è il cambiamento climatico.
"An Inconvenient Truth" non è tuttavia un film pessimista o rinunciatario. Al contrario. La posizione di Gore è che "siamo di fronte a un'emergenza ambientale globale", e che "il tempo dei rinvii e delle scuse è finito", dice parafrasando Winston Churchill, "siamo arrivati al tempo delle conseguenze, e adesso dobbiamo agire, e ci restano forse dieci anni per intervenire e cambiare il corso delle cose, dopo sarà troppo tardi". Ma è una sfida che "offre anche grandi opportunità e possibilità, se sapremo rispondervi facendo del ventunesimo secolo il secolo del rinnovamento". Gore rappresenta un tipo nuovo di ambientalismo - nuovo particolarmente in America, ma in parte anche da noi - non ideologico ma pragmatico, che riconosce che la tecnologia non crea solo problemi ma può anche aiutare a risolverli, che vuole trovare il modo di vivere la vita che vogliamo usando solo una frazione dell'energia e delle risorse ambientali che usiamo oggi. In America li chiamano i "neo-green".
Il film però non si limita a parlare di scienza e ambiente: è anche un ritratto di Al Gore - l'uomo convinto, il politico competente, il padre sconvolto dalla morte del figlio e l'amico divertente (perchè il "noioso" Gore sa essere in realtà molto divertente). E' bene ricordare che è stato girato prima di tutto per il pubblico americano, e se una sequenza vi lascerà perplessi sarà probabilmente perchè è legata alla domanda che percorre gli Stati Uniti da alcuni mesi: Gore (58 anni) punterà alla Casa Bianca nel 2008? Ad ogni sua uscita pubblica qualcuno gli pone la domanda, e puntualmente Gore risponde di "non avere piani per una campagna elettorale" o di "avere ora un'altra missione". Ma chiaramente ci sta pensando, e nessuno finora lo ha sentito dire un "no" deciso e definitivo o dare un diniego shermaniano ad un'ipotesi di candidatura (dal generale Tecumseh Sherman, a cui si deve la famosa frase: "se mi candiderete non farò campagna, e se mi eleggerete non accetterò"). Quest'ambiguità, che Gore ha coltivato negli ultimi mesi con maestrìa da equilibrista, nutre attualmente negli USA il dibattito sulla successione di George Bush. Perchè la questione ambientale ed energetica (assieme agli affari esteri, con i quali si intreccia strettamente) sta diventando un tema centrale della discussione politica e, in prospettiva, della prossima campagna presidenziale.
Malgrado la posizione per lo più intransigente e ipocrita dell'attuale amministrazione, il cui discorso pubblico è tutto teso a minimizzare gli impatti futuri dei comportamenti odierni, quel che sta succedendo negli USA è tutt'altro che aneddotico: compagnie petrolifere che si convertono all'etanolo; investitori della Silicon Valley che mettono milioni nello sviluppo di auto elettriche di nuova concezione (la società Tesla Motors ne ha appena annunciata una che sfrutta un sistema di 6831 microbatterie, riducendone il peso e aumentandone l'efficienza in modo drastico) e di sistemi ad idrogeno; città che si auto-impongono i limiti del trattato di Kyoto (che Bush non ha sottoscritto e che non sono quindi implementate a livello nazionale); Stati che introducono vincoli draconiani; strutture industriali ricoperte di pannelli solari; approcci architettonici rispettosi dell'ambiente, come quello promosso da Bill McDonough, copiati dappertutto; inziative di "compensazione carbonica" che si moltiplicano; eccetera. Sono una grande nave, gli USA, e per farle cambiare corso occorrerà del tempo, ma l'impressione è che il timone abbia cominciato a girare.
Il ruolo di Gore in questo "risveglio" è stato essenziale. Il "climate change", tema importante e urgente ma che finora negli Stati Uniti non aveva suscitato molto interesse, aveva bisogno di un portavoce credibile. Lo ha trovato in questo ex-vicepresidente che batteva inascoltato quel chodo da vent'anni e che improvvisamente, sospinto in qualche modo anche - lo ammette lui stesso - da due onde devastanti (lo tsunami che ha colpito le coste dell'Asia e l'uragano Katrina che ha distrutto New Orleans), dai timori suscitati dalle guerre d'inizio secolo e dall'aumento del prezzo del petrolio, ha finalmente trovato ascolto presso i suoi connazionali. Il film racconta come e perchè; e tenendo conto dell'impatto globale della presidenza americana fin dentro la nostra vita quotidiana, si esce dalla proiezione augurandosi che nel 2008 sia Gore, o qualcuno come lui, ad assumerla. Forse la battuta che apre ogni sua conferenza e anche il film - "Buongiorno, sono Al Gore, ero il futuro presidente degli Stati Uniti" - è lì solo per scaramanzia.
PS: a qualcuno dispiacerà che questa proiezione sia stata organizzata il primo agosto, giorno della Festa Nazionale svizzera. A parte gli aspetti pratici e logistici (è il giorno precedente l'apertura del Festival del Film): la crisi ambientale non ha confini, non conosce colori né bandiere, non ha paese; mai come a livello climatico il locale è globale e il globale locale. Duole che il film non sia sottotitolato in italiano, ma "An Inconvenient Truth" è anche un po' la nostra verità scomoda, un appello molto patriottico ad aver cura della Terra, come ci ricordano in questi giorni lo sbriciolamento dell'Eiger, la canicola, gli smottamenti, i laghi ai minimi livelli e l'ozono che respiriamo.
(copyright 2006 Bruno Giussani)
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