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Piccoli ma moderni
Il successo dei giornali quotidiani gratuiti
di Bruno Giussani
29 ottobre 2006
La crescita spettacolare dei quotidiani gratuiti, che si finanziano attraverso la pubblicità, è uno dei fenomeni più interessanti dell'editoria giornalistica degli ultimi anni. In Svizzera, "20Minuten", distribuito in varie città confederate in tedesco e francese, è ormai il quotidiano più letto, e ve ne sono altri tre: "Heute" e "CashDaily" (in tedesco, pubblicati da Ringier, co-editore del "Caffé") e "LeMatin Bleu" (in francese, Edipresse).
Anche altrove - distribuiti nelle stazioni ferroviarie e delle metropolitane, laddove si concentrano i pendolari - i gratuiti come "CityAM" a Londra o "Leggo" a Roma hanno moltissimi lettori. Piet Bakker, un professore associato all'Università di Amsterdam, ne ha recensiti oltre cento in Europa (e altri 80 nel resto del mondo) e stima che ogni giorno 27 milioni di copie di quotidiani gratuiti siano distribuite in 39 paesi. In Spagna, i gratuiti rappresentano 4.8 milioni su un totale di 9 milioni di copie (53%); in Svizzera, 1.1 su 3.5 milioni (31%), e in Italia 2.3 su 8 (29%).
Anche gli editori classici, dapprima per ragioni "difensive" (occupare il mercato), e poi per ragioni strategiche, hanno cominciato a pubblicare dei gratuiti, sperando così di compensare con le entrate pubblicitarie la diminuzione delle tirature dei loro quotidiani a pagamento.
Il fenomeno dei "freesheets", come vengono chiamati in inglese, sta modificando le strutture dell'editoria giornalistica. Per far quadrare i conti, questi giornali devono tenere i costi redazionali al minimo (10% del budget invece del tipico 20-40%). Puntano quindi sull'attualità, lo sport e l'intrattenimento, usando molte immagini, e limitando la politica, l'analisi, e il reportage. Inoltre, un gruppo come lo svedese Metro, che pubblica quotidiani gratuiti in oltre 60 città, può offrire agli inserzionisti una piattaforma per raggiungere lettori urbani in molti paesi - e ciò è significativo soprattutto in Europa dove i mercati editoriali sono estremamente frammentati.
Ogni qualvolta mi trovo in una città dove esiste uno di questi giornali, lo prendo e lo leggo con attenzione. Sono generalmente dei prodotti editoriali di buona fattura. Di piccolo formato, quindi non ingombranti, hanno una grafica moderna e chiara. Malgrado la brevità degli articoli, danno al lettore l'impressione di non aver mancato nessuna notizia essenziale, anzi ne offrono molte che i giornali convenzionali spesso non pubblicano perchè giudicate non abbastanza interessanti: informazioni di servizio, clubbing e spettacolo, gossip, cose che succedono sul Web, immagini e notizie inviate dai lettori stessi. Fanno spesso largo uso dell'interattività resa possibile da Internet e dai telefonini.
Soprattutto, i "freesheets" non hanno paura di parlare di prodotti e di commercio. Mi stupisce sempre come, per convenzioni giornalistiche ormai superate, una gran parte della nostra vita quotidiana sia assente dai giornali: comperiamo vestiti, usiamo apparecchi elettronici, andiamo al ristorante, vogliamo essere informati sul nuovo negozio di quartiere o sulla nuova linea aerea, ma questa roba appare raramente nei quotidiani tradizionali, o soltanto all'interno di rubriche-ghetto ben delimitate. Libri, film e musica sono le eccezioni, perchè sono "cultura", mentre apparentemente i telefonini non lo sono: le redazioni "serie" vogliono che Nokia e Samsung appaiano soltanto nelle pagine pubblicitarie a pagamento. I gratuiti invece sanno che passiamo più tempo parlando al telefonino che andando al cinema.
E' per tutte queste ragioni che i gratuiti sono più moderni (e spesso più letti) di molti giornali tradizionali.
(copyright 2006 Bruno Giussani)
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