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Governor Arnold, atto secondo
Perchè Schwarzenegger sarà rieletto governatore della California
di Bruno Giussani
5 novembre 2006
Martedì 7 novembre, il presidente George W. Bush potrebbe perdere la maggioranza Repubblicana in una delle due Camere del Congresso di Washington, o in entrambe. Lo stesso giorno, all'altro capo dell'America, un altro Repubblicano, Arnold Schwarzenegger, sarà probabilmente rieletto governatore della California.
Quando fu eletto alla fine del 2003, il mondo intero reagì con un misto di stupore e ironia: "Solo in California" potevano essere tanto "matti" da eleggere un "Governator" - un termine coniato per suggerire che gli elettori non avevano veramente eletto l'uomo, ma si erano lasciati incantare dal suo personaggio, il "Terminator".
Alcune settimane bastarono perchè tutti la smettessero di ridere e cominciassero a prestare attenzione. Schwarzenegger partì a gran velocità e sorprese per la sua capacità di costruire delle alleanze trasversali e fare avanzare le cose. Per un paio d'anni sembrò che nulla potesse fermarlo - fino a quando la voglia di fare troppo, lo fece inciampare nel novembre 2005: diverse misure importanti (riforma del bilancio, educazione, etc) furono bocciate in votazione.
Dopo aver incassato il colpo, Schwarzenegger ha cambiato parte della sua squadra e riscoperto posizioni politiche più centriste che gli sono anche più congeniali. "Ha anche marcato la sua distanza (genuina) da Bush", aggiunge Joe Mathews, autore di un magnifico libro su Schwarzenegger, "The people's machine". Il governatore ha autorizzato investimenti nelle cellule staminali; stabilito limiti radicali per i gas a effetto serra; lanciato un programma d'investimenti per rinnovare l'infrastruttura dello Stato (strade, scuole, acqua) per oltre 200 miliardi di dollari; ecc. La sua popolarità è di nuovo alle stelle. Con venti punti di vantaggio sul concorrente Phil Angelides, la rielezione è praticamente sicura.
Mathews è un reporter del "Los Angeles Times" ed ha seguito Schwarzenegger dal giorno in cui annunciò la sua candidatura. Il libro è una biografia di questo politico diverso da tutti gli altri, ma anche un'analisi incisiva della politica californiana, centrata sulla democrazia diretta - o meglio, sulla "blockbuster democracy", come la chiama Mathews. Sull'uso, in altre parole, delle istituzioni della democrazia diretta "per trasformare le idee politiche e l'azione legislativa in spettacolo pubblico e intrattenimento di massa". Un ambiente ideale per Schwarzenegger. Che ha fatto uso di iniziative e referendum come nessun altro in America: "negli ultimi quattro anni ha condotto almeno trenta campagne", mi ha detto Mathews. Durante le ricerche per il suo libro, il giornalista ha viaggiato anche in Svizzera per studiarne la democrazia diretta, che alla fine del diciannovesimo secolo ispirò le istituzioni californiane.
Gli ho chiesto cosa l'avesse maggiormente sorpreso, avendo seguito Arnold un po' dappertutto per anni: "Quando iniziai, non sapevo che fosse così intelligente. Una delle persone più "smart" che abbia mai incontrato. Eppoi, non è molto Hollywood. Si circonda soprattutto di vecchi amici che non esitano a prenderlo in giro e a calmarlo quando esagera". Cos'ha realizzato? "Aveva promesso delle grandi riforme strutturali, ma ha soprattutto prodotto dei cambiamenti incrementali, comunque positivi". Dove ha sbagliato? "E' troppo impaziente. Per un po', ha sfruttato la sua celebrità per dominare il dibattito: gli bastava mostrarsi per attirare tutte le telecamere. Ma poi i sindacati hanno cominciato a seguirlo dappertutto e contestarlo pubblicamente, sfruttando così le stesse telecamere: in questo modo sono riusciti a batterlo".
(Intervista esclusiva con Schwarzenegger, luglio 2004: California Dreaming)
(copyright 2006 Bruno Giussani)
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