(Articles on Technology and Economy: follow this link)
Camminando su Barcellona
Come i catalani hanno reinventato la città, nel nome delle "collisioni"
di Bruno Giussani
17 dicembre 2006
Sto camminando su una gigantesca fotografia aerea - in alta definizione - di Barcellona. La foto fa 35 metri di diametro, ed è posta sotto una grande tenda nella centale Plaza de Catalunya. Le nuove infrastrutture cittadine vi sono descritte in dettaglio: la foto, e la tenda, e le immagini e le descrizioni e i video che l'accompagnano, formano una mostra sul piano strategico della zona metropolitana di Barcellona.
Per ragioni varie di lavoro torno a Barcellona almeno una volta l'anno, e ogni volta sono sorpreso dalla quantità e ambizione dei progetti in corso: nuove linee di treno leggero e di tram; il centro di "supercomputing" MareNostrum; il parco tecnologico b_TEC dedicato ai temi della sostenibilità (energia, acqua, mobilità, architettura); il Parc Barcelona Media che ospiterà centri di creazione mediatica di ogni tipo; la riabilitazione di vecchi quartieri come il Poble Sec; la trasformazione e lo sviluppo del fronte del porto di Badalona; la creazione su 200 ettari del quartiere di Poblenou (che nel diciannovesimo secolo fu il motore dello sviluppo industriale spagnolo) in un centro tecnologico; spazi sociali e lavorativi innovativi come Porta22; un centro di ricerca sulla fusione nucleare; un nuovo impianto di desalinizzazione dell'acqua marina che produce 200'000 metri cubi di acqua potabile al giorno; un istituto di tecnologia aerospaziale; una fondazione che cerca di reinventare la logistica dei trasporti globali (perchè quasi metà dei container che arrivano al porto di Barcellona ripartono vuoti); e l'elenco può continuare.
Barcellona iniziò la sua re-invenzione nel 1992, usando le Olimpiadi estive come scusa per massicci interventi infrastrutturali (progettati per il lungo termine, invece che per servire solo l'effimera manifestazione) e come gigantesca campagna pubblicitaria globale. I barcellonesi giocarono bene entrambe le carte e il nome della città iniziò ad essere associato con l'idea di "cool", di trendy, di creatività. Da allora il rilancio della città non s'è fermato. Design, arte e cultura (Fura dels Baus, Ferran Adrià) e tecnologie innovative ne sono i nuovi simboli. "Statisticamente, non siamo la città più innovativa - per ora", mi ha detto Francesc Santacana, il coordinatore del piano strategico metropolitano. La regione di Barcellona - 36 comuni, tre milioni di abitanti - ha tutti i problemi delle zone metropolitane: territorio saturato, trasporti pubblici insufficienti, traffico caotico, frammentazione sociale, ecc. Ma sembra anche avere la volontà di pensare il suo futuro fuori dai vecchi schemi, e di spingere per il rinnovamento.
Santacana e i suoi colleghi devono aver letto Richard Florida e le sue ricerche sulle "classi creative" e il loro ruolo, visto che il loro scopo principale è di "generare, attirare e trattenere le forze creative e innovative". La creazione di infrastrutture fa parte di questo disegno. Più importante tuttavia è la creazione delle giuste infrastrutture, la ridefinizione della città in modo che possa incoraggiare l'interazione e la "fecondazione" creativa, per usare le parole di Jorge Wagensberg, direttore del Museo delle Scienze. Re-immaginare la città, scrive, "significa cercare di aumentare la probabilità che i creativi e gli innovatori possano incontrarsi e scontrarsi. Ci sono spazi che favoriscono la fecondazione e altri la sterilità. Le città possono creare spazi dove scienziati e artisti collidono, dove un sociologo e un imprenditore e un artista possono cominciare una conversazione e creare del nuovo. Progettare una città significa in essenza facilitare queste collisioni".
(copyright 2006 Bruno Giussani)
Back to the articles archive