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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
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Pare di no, ma la violenza declina

Steven Pinker: stiamo vivendo il momento più pacifico nella storia.

di Bruno Giussani
2 aprile 2007

Steven Pinker è professore ad Harvard e probabilmente uno dei più importanti esponenti al mondo della psicologia evolutiva. Dice: "è probabile che stiamo vivendo il periodo più pacifico nella storia dell'umanità".

Lo dice mentre alle sue spalle sfilano immagini del campo di concentramento di Auschwitz -- che hanno scolpito nelle nostre coscienze il male assoluto -- e dopo aver elencato le atrocità del ventesimo secolo, da Stalin a Hitler, da Mao al Ruanda, e quelle del primo scorcio del venunesimo, il Darfur, l'Irak. "Malgrado questa percezione di inumana violenza che ha permeato gli ultimii 100 anni, i nostri antenati erano molto più violenti di noi", dice.

Siamo a TED, una conferenza che attira ogni anno in California mille partecipanti e una cinquantina di oratori di primo piano, da Bill Clinton -- vedi rubrica della settimana scorsa -- al premio Nobel Murray Gell-Mann alla scrittrice Isabel Allende e Pinker, con la sua visione iconoclasta, interviene nella sessione d'apertura (piccolo atto di trasparenza: sono il direttore per l'Europa di TED).

Il declino della violenza, dice Pinker (il cui discorso è basato su cifre e dati) è un fenomeno frattale: lo si può osservare sulla scala del millennio, del secolo, del decennio.

Su scala millenaria: ricerche recenti hanno mostrato che la probabilità di morte violenta (che un uomo muoia per mano d'un altro) 10'000 anni fa era del 50-60%. Più recentemente, la Bibbia stessa (che descrive civilizzazioni di 3000-2000 anni fa) contiene descrizioni sanguinarie come "uccisero tutti i maschi" (Numeri, 31:7).

Su scala secolare: la violenza era comune nella società del medioevo europeo e all'inizio dei tempi moderni (mentre è rara oggi). La pena di morte era usata come sanzione per crimini anche non violenti, e spesso messa in scena in modo sadico (il "colpevole" bruciato vivo), dove la crudeltà diventava in qualche modo divertimento; mutilazioni e torture erano punizioni "normali"; e non dimentichiamo la schiavitù. Quanto all'omicidio, il criminologo Manuel Eisner ha studiato i documenti disponibili in diversi stati europei (fra cui la Svizzera) ed ha determinato che dal medioevo ad oggi, il numero degli omicidi è diminuito di almeno due ordini di grandezza (da 100 a 1).

Su scala decennale: dal 1945 in Europa e nelle Americhe vi è stato un declino marcato delle guerre, dei conflitti armati, del numero di morti per guerra. Dopo la fine della "guerra fredda" la tendenza si è confermata.

Pinker non le cita durante il suo discorso, ma cifre in sostegno della sua tesi si trovano in un importante rapporto dell'ottobre 2005, largamente ignorato dalla stampa, sulla "sicurezza umana". Co-finanziato dai governi canadese, inglese, norvegese, svedese e svizzero e da una fondazione non-profit americana, il rapporto documenta un declino significativo delle guerre, dei genocidi e degli abusi dei diritti umani nell'ultimo decennio. Per esempio, il numero di conflitti armati nel mondo è diminuito del 40 per cento dal 1992.

Se la violenza tendenzialmente diminuisce praticamente da sempre, perchè ne abbiamo questa percezione sbagliata che ci porta a credere che ne siamo circondati? Fra altre spiegazioni (senso di colpa, ecc) Pinker suggerisce che forse "una delle ragioni è che abbiamo un sistema giornalistico più sviluppato, che crea una sorta di illusione cognitiva: tendiamo a giudicare più probabili gli eventi più memorabili". In altre parole, se ogni giorno leggiamo o sentiamo parlare di attentati suicidi, avremo l'impressione che siano la norma.

(copyright 2007 Bruno Giussani)
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