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Andare sulla Luna senza garanzia di ritorno
Bill Stone e il coraggio di tornare ad esplorare lo spazio
di Bruno Giussani
29 aprile 2007
Bill Stone è uno di quelli che si spingono dove nessuno è andato prima. E' un "caver" -- esploratore di caverne sotterranee -- americano molto conosciuto, ed ha un piano per scendere a 2600 metri di profondità. Ma ne ha anche uno per andare sulla Luna.
Ha parlato in marzo alla conferenza TED in California, conducendo dapprima il pubblico in un viaggio fotografico nel mondo sotterraneo. Negli ultimi anni, dice, la tecnologia ha reso possibile l'esplorazione di luoghi che erano rimasti inesplorati e sconosciuti. "Ora possiamo scendere migliaia di metri sottoterra, con rischi limitati". L'acqua è uno di questi rischi: più ci si spinge in profondità, più si entra in conflitto con l'acqua (cascate sotterranee, laghi, sifoni). Il prossimo anno, Stone intende dirigere una spedizione nella più profonda caverna delle Americhe, il "Sistema Cheve" in Messico. E' già stata esplorata fino ad una profondità di più di 1000 metri, ma il piano è di spingersi fino a 2600 metri, a 30 chilometri dall'entrata della caverna. "Il che significa che la squadra sarà sottoterra per 30 giorni".
Stone è pure coinvolto nell'esplorazione spaziale. In particolare, lavora con gli specialisti del progetto per l'esplorazione autonoma (attraverso robot) degli oceani di Europa, una delle lune di Giove, scoperta da Galileo nel 1610. Gli astronomi ipotizzano che parte della superficie di Europa sia coperta da ghiaccio, e che sotto questo ghiaccio si trovi un oceano. Se fosse vero, Europa sarebbe uno dei luoghi nel sistema solare dove l'esistenza di forme primitive di vita extraterrestre sarebbe più probabile. (Precisiamo che per "forme di vita extraterrestre" non s'intendono omini verdi, ma microbi e altri micro-organismi). L'esplorazione di questi oceani dello spazio può ovviamente essere fatta solo attraverso robots, capaci di spostarsi autonomamente, di generare mappe del terreno che li circonda, eccetera. Qui i due interessi di Stone per le caverne e per lo spazio s'incrociano: questi robots sono sviluppati e testati nell'esplorazione sotterranea.
Stone pensa che entro il 2016 un robot possa essere inviato su Europa, "ed entro il 2019 potremmo avere la prima certezza di esistenza di vita extraterrestre". Questo calendario sembra eccessivamente ottimista, ma l'ottimismo è un elemento caratteriale primario di Stone. I viaggi di lunga durata nello spazio, dice, sottostanno a tre necessità fondamentali: trasporto, "alloggio" (e in questi campi molte nuove tecnologie sono in fase di sviluppo) e un luogo per "fare il pieno". "Se esistesse, l'esplorazione spaziale ne risulterebbe rivoluzionata". Perchè tutto ciò che gli astronauti fanno nello spazio richiede energia e l'approccio tradizionale, che consiste nel partire con tutto il combustibile necessario al viaggio di andata e a quello di ritorno, è estremamente limitativo. Trasportare una bottiglia d'acqua in orbita costa 10'000 dollari.
Per potersi spingere più lontano, "dobbiamo trovare il modo per trasportare grandi quantità di materiale nello spazio" e ciò può essere fatto solo rompendo con la tradizione. Stone cita una missione poco nota lanciata dal Pentagono tredici anni fa, che identificò nel cratere Shackleton al polo sud della Luna delle grandi quantità di idrogeno in forma di ghiaccio. "Per riaprire l'esplorazione dello spazio, ci vuole coraggio: la prima squadra deve andare al cratere Shackleton senza il combustibile per tornare a casa, e produrlo lì. Può essere fatto in 7 anni, e intendo essere il capo di quella squadra".
(copyright 2007 Bruno Giussani)
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