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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
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L'attacco delle meduse

Un immenso banco di meduse distrugge un allevamento di salmoni: segnale che i mari stanno male.

di Bruno Giussani
2 dicembre 2007

Negli acquari, le meduse sono spesso fra le attrazioni principali. Colorate, misteriose, lievi, dai lenti fragili movimenti che danno l'impressione di ritmare un tempo infinito. E infatti, come è spiegato sul sito web dell'acquario di Genova, le meduse "sono forme di vita antiche e primitive, presenti negli oceani da circa un miliardo di anni. Sono formate per il 95 per cento di acqua e lungo i tentacoli presentano cellule urticanti, utilizzate per difendersi e procacciarsi il cibo".

Un paio di settimane fa tuttavia, la difesa è diventata attacco. Avete forse letto la notizia in qualche trafiletto di stampa: al largo della baia di Glenarm, in Irlanda, un immenso banco di meduse, milioni di celenterati urticanti rossastri, ha invaso un'area di 27 chilometri quadrati, una massa gelatinosa profonda una dozzina di metri. Hanno inondato le gabbie di un allevamento di salmoni fra i più apprezzati del Regno Unito (da qui veniva il pesce servito alla Regina per il suo 80esimo compleanno, l'anno scorso), ne hanno avvelenato 100'000, poi lentamente li hanno divorati. Quando si è reso conto di quanto stava capitando, il personale dell'allevamento ha cercato di intervenire, ma era tale la densità delle meduse che le loro tre imbarcazioni hanno fatto fatica ad avanzare. Quando sono arrivati, i pesci che non erano ancora stati mangiati erano già stati avvelenati o stavano agonizzando a seguito delle lesioni urticanti.

Sembra una scena tratta direttamente da "Il quinto giorno", il magistrale romanzo dello scrittore tedesco Frank Schätzing (se non l'avete letto, ve lo consiglio) in cui il mare si "rivolta" contro l'impatto delle attività umane sull'habitat marino. Invece non è fiction. Altro elemento sconcertante: le meduse, sempre secondo il sito dell'acquario di Genova, fanno parte di "quella categoria di organismi animali e vegetali che non essendo in grado di nuotare si lasciano trasportare dalle correnti". Eppure i biologi pensano che il banco di meduse che ha invaso l'allevamento irlandese sia stato "attirato" dal cibo distribuito ai pesci e quindi dall'arricchimento nutritivo di quelle acque.

Certo, le concentrazioni di meduse non sono cosa nuova: se ne trovano delle descrizioni già presso Aristotele. Ma la loro frequenza aumenta -- dalla Namibia al Giappone al bacino mediterraneo -- e inquieta gli specialisti. In Spagna hanno posato delle reti di protezione sott'acqua per proteggere le spiagge. Nel Golfo del Messico, gli allevamenti di gamberetti sono minacciati da varianti locali delle meduse. E anche se le coste britanniche e irlandesi hanno già subito attacchi di questi invertebrati, mai erano stati così massicci, e perdippiù è raro che le meduse si spingano nelle fredde acque del nord.

L'aumento delle meduse non è un buon segno e sembra dovuto ad almeno tre fattori. I cambiamenti climatici riscaldano le acque oceaniche e nel contempo, diminuendo le piogge e facendo arrivare meno acqua dolce nei mari, ne aumentano il grando di salinità, creando condizioni perfette per questi invertebrati. In secondo luogo, le quantità crescenti di fertilizzanti che terminano la loro corsa nei mari creano concentrazioni di nitrati e fosfati, di cui si nutrono le meduse. Infine, la pesca eccessiva sta conducendo alla progressiva sparizione di varie specie di pesci che sono i predatori o i concorrenti per il cibo (plancton) delle meduse.

Con la sparizione delle specie desiderabili insomma (per esempio, del tonno nel Mediterraneo) viene a crearsi più spazio per quelle più resistenti, gli invertebrati e i batteri che vengono da un passato lontano.

(copyright 2007 Bruno Giussani)
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