I luoghi fluidi e la Gorgone
Cyberborgo -- Sguardo critico sul libro "Internet. Le nouvel outil" di Bruno Giussani.
di Lorenzo De Carli, Azione, 27 febbraio 1997
Il titolo del libro che ha scritto Bruno Giussani -- "Internet. Le nouvel outil" -- è insieme ingannevole e rassicurante. Ingannevole perché Giussani, pur sostenendo che l'Internet non è un mezzo di comunicazione che emarginerà quelli già noti, ritiene che il fattore più importante della rete è la sua estensività e non la sua natura di strumento. Rassicurante perché l'idea suggerita dal titolo, ovvero che la rete sarebbe un utensile tra gli altri, piace ai giornalisti, i quali vorrebbero usarla come fonte d'informazione.
L'origine di questo libro -- che offre, tra l'altro, una intervista a Nicholas Negroponte, un glossario e l'indirizzo dei giornali disponibili sulla rete -- è in un seminario intitolato "Internet pour les journalistes" promosso dal Centre romand de formation des journalistes di Losanna. Gli interlocutori primi di Giussani sono stati dunque giornalisti, ai quali sono destinate in primo luogo queste pagine (di cui sarebbe utile una versione italiana). Questa contingenza crea alcune contraddizioni che giova rilevare perché l'idea che i giornalisti si fanno dell'Internet tende a dar forma all'immaginario collettivo sulla rete.
I giornalisti, è noto, sono inquieti di fronte dell'Internet. La vedono come una galassia turbinante e vorrebbero poterla ridurre alla stregua di uno strumento da dominare e col quale esercitare la loro attività. Dovrebbero essere preoccupati d'altro, per esempio dell'abdicazione del pensiero di fronte alle pseudo esigenze dell'audience, ma non sembrano esserlo, forse perché fin da tempi di Karl Kraus "non avere un pensiero e saperlo esprimere -- è questo che fa di uno un giornalista". Inquieti, per arginare l'ansia cercano di ridurre la rete al modello rassicurante del terminale in cui scorrono le ultime notizie, e si sforzano di ridurre al minimo l'esplorazione della rete, preferendo poter disporre di siti e indirizzi nei quali trovare ciò che già sanno.
A questi giornalisti Giussani spiega che l'Internet non eliminerà i mass media dove ora essi lavorano ma che si tratta solo un altro medium. Rassicurati i giornalisti subito dopo egli li riprecipita nella loro trepidazione iniziale, perché spiega loro che il giornale on-line non è più un prodotto ma un luogo, uno spazio che si riconfigura continuamente nell'interazione di autori e lettori, i quali cambiano spesso i loro ruoli. Il portato dell'attività giornalistica on-line non è più qualcosa di statico ma qualcosa che possiede la natura fluida delle cose in perenne divenire. Fare giornalismo on-line è creare reti d'informazione multimediale, condurre i destinatari nel giardino dei sentieri che si biforcano Pure lui giornalista, Giussani si ferma però di fronte all'ultima soglia e non osa guardare in faccia la Gorgone che pietrifica: se l'Internet è un luogo e se in questo luogo si trasferirà l'attività di chi scrive e di chi legge (e in generale tutte le attività lavorative), allora la rete non avrà più bisogno di ciò che sta fuori e sarà un mondo parallelo e autonomo.
(copyright Azione, 1997)
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