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Senza Fili. L'equivoco dell'Internet mobile e come uscirne

Recensioni e altri articoli

Le incertezze dell'Internet mobile

di Salvatore Gaziano, Borsa Expert, 1 marzo 2002

"Siamo stati degli idioti, abbiamo pagato per le nostre stesse affermazioni esagerate, e fantasiose". Parola di Martin Varsavsky, direttore generale e fondatore di Jazztel (un "alternative carrier" sul modello di E.Biscom e e.Planet).

I titoli della sua società quotata al Nuovo Mercato spagnolo sono passati in poco più di un anno da 23 euro a 3,5. Meno 85%. E le copertine dei giornali di tutto il mondo che lo ritraevano prima come il quarantenne miliardario spagnolo emergente oggi sono un lontano ricordo del passato. Ma contrariamente a quello che si può pensare Varsavsky (un ex rifugiato politico argentino che prima di approdare in Spagna è diventato miliardario negli Stati Uniti) pensa che poteva andargli peggio. La sua fortuna è stata, infatti, quella di non essersi aggiudicato in Spagna la licenza Umts, racconta oggi sorridendo. Un vero "think positive".

L’assegnazione delle licenze UMTS dopo circa 18 mesi dall’esito europeo sembra oggi quasi un episodio di follia collettiva. Gli operatori mobili europei hanno speso, infatti, oltre 120 miliardi di euro per aggiudicarsi solo le licenze per la telefonia mobile della "terza generazione". Quasi tutti le più importanti società di Tlc hanno dato fondo alle proprie casse, spremuto gli azionisti con collocamenti e Ipo per partecipare a una gara dove sembrava che in palio c’era la licenza per stampare soldi. Nella realtà, passata l’euforia, ancora oggi i mercati finanziari si trovano a digerire montagne di debiti contratti per ricavi futuri sempre più incerti.
Copertina Senza Fili

Con i titoli telefonici europei che rispetto ai massimi del marzo 2000 hanno perso l'80% del valore per recuperare attualmente un 20% dai minimi. Anche perché l’investimento nelle licenze (richiesti dai vari Stati in anticipo in contanti) è solo il primo passo che gli operatori Tlc aggiudicatari hanno compiuto: una cifra superiore dovrà essere obbligatoriamente spesa (pena la revoca delle concessioni entro i prossimi due anni) per la realizzazione della rete e dei servizi.

Volevano un futuro senza limiti ma la realtà...

"Come vorresti che fosse il futuro?" Lo slogan della campagna pubblicitaria miliardaria (in lire) della Telecom Italia dei tempi di Colaninno ci riporta alla domanda chiave dell’evoluzione del settore delle telecomunicazioni in Europa e nel mondo. Cercare di dare una risposta a questa domanda può significare, infatti, in buona parte comprendere l’evoluzione delle Borse e dei titoli più diffusi, considerato il peso che il settore delle telecomunicazioni ha assunto in questi anni all’interno delle Borse mondiali. Sono convenienti titoli trattati a 30/40 volte gli utili sulla prospettiva di crescita marcata degli utili futuri? Gli operatori del settore, gli analisti, le grandi società di telecomunicazioni e le banche d’affari hanno provato a convincerci fino allo scorso anno sul tipo di futuro nelle Tlc che preferivano per i loro affari. Un futuro grasso e roseo con utenti in crescita fortissima grazie alla spinta delle innovazioni tecnologiche e del cambiamento delle mode.

All’inizio del 2000 i carrier telefonici dicevano che entro l’anno sarebbe avvenuto il lancio del mercato di massa dei servizi Umts; con il telefonino sarebbe così stato possibile vedere immagini a colori e in movimento, grafici, navigare su Internet, ascoltare e vedere il Festival di Sanremo o osservare Del Piero sbagliare un rigore in diretta, leggere la posta elettronica e giocare in tempo reale in modalità on-always. Sempre acceso. Oggi sappiamo che queste previsioni elaborate in occasione dell’assegnazione delle licenze UMTS (riguardo all'e-commerce sui telefonini vi risparmiamo le stime...) erano fin troppo ottimistiche ed entusiastiche (chi scrive aveva espresso già all’epoca una fortissima perplessità che ha consentito ai più affezionati clienti di uscire dal settore Tlc a prezzi del giugno 2000 rispetto a quelli attuali: richiedeteci pure via e-mail o fax cosa avevamo scritto allora). Con uno scenario ancora oggi totalmente incerto.

"Gprs e Umts arriveranno a rappresentare nel 2004 oltre il 50% delle linee complessive di Tim. I servizi a valore aggiunto arriveranno a incidere sui ricavi per un importo superiore al 35%". Queste sono gli obiettivi che Marco De Benedetti ha tracciato nelle scorse settimane in occasione della presentazione dei risultati di Tim. C’è da fidarsi, allora, del futuro dell’Umts e dei nuovi telefonini (e delle previsioni di Marco De Benedetti) "tuttofare"?

Il telefono? Grande riscoperta: serve per parlare!

"La realtà è che nessuno conosce lo stato futuro della domanda e dei prezzi; non è stato definito chiaramente nessun modello di business; nessuno fino a questo momento può affermare con certezza che ci sarà un ritorno sugli investimenti accettabile; le questioni inerenti la tecnologia e l’implementazione sono state ampiamente sottovalutate; e gli operatori non sanno neppure se saranno materialmente capaci di costruire le reti 3G".

Chi scrive questo è Bruno Giussani, 37 anni, direttore dell’innovazione e della comunicazione strategica di Telefonica 3G Mobile (del gruppo multinazionale spagnolo Telefonica). Un "addetto ai lavori" che può considerarsi sicuramente uno dei più importanti esperti europei del settore. Ha pubblicato recentemente un libro "Senza Fili" (Fazi Editore) che appare quasi un pamphlet sulle follie della new economy (lo consigliamo volentieri a chi vuole approfondire questo argomento) nel settore della telefonia. E accetta di buon grado, senza peli sulla lingua, di spiegare ai lettori del Report Strategy di BORSA EXPERT i rischi obiettivi del sistema.

In queste settimane è stato naturalmente a Cannes dove si è svolto il 3Gsm World Congress, il più importante appuntamento nel settore della telefonia mobile. "Per la prima volta in questi anni – spiega Bruno Giussani a Borsa Expert - ho ascoltato i protagonisti del settore ridimensionare seriamente l’Umts e dire che il traffico dati non sarà più il motore del settore. L’opposto di quello che si era sempre sostenuto. E’ la voce, la killer application dei telefonini: la messaggistica, la trasmissione di dati e l’internet mobile non sembrano più costituire più il miraggio di ricavi e margini in crescita esponenziale". Una forte ritorno alla realtà dopo le illusioni di ricavi multimediali "ad alto valore aggiunto" in crescita perenne.

"L’Umts – aggiunge Giussani – ha portato molte società di tlc con l’acqua alla gola dal punto di vista finanziario e questa situazione ancora non è chiarita. Il punto di ritorno di questi investimenti rimane incerto mentre i costi salgono continuamente in uno scenario nel quale diventa anche sempre più difficile (per la resistenza delle popolazioni turbate dai possibili effetti dell'inquinamento elettro-magnetico) "piazzare" le nuove antenne Umts sopra i palazzi. A Zurigo per esempio, città nella quale vivo, da un anno e mezzo nessun operatore può installare una nuova antenna per la telefonia mobile da quando è passata la disposizione che i trasmettitori devono essere collocati ad almeno 100 metri di distanza dalla popolazione. Le grandi società di TLC hanno così pagato qualche milione di euro per avere le licenze ma non hanno ottenuto il permesso o una legislazione per piantare le antenne e ora si trovano a livello locale in una situazione intricata con ricavi incerti".

Una selezione darwiniana dopo il boom

Secondo gli addetti ai lavori più lucidi il settore delle telecomunicazioni passerà ora attraverso un forte processo di concentrazione con gli operatori medi e piccoli costretti a chiudere o assorbiti (a prezzi quasi simbolici) dagli operatori più forti. Gli operatori più grandi ritornano a essere visti di buon occhio mentre gli "alternative carrier" e le piccole società di tlc regionali faticheranno a sopravvivere. Nel settore della fibra ottica la domanda resta ancora bassissima a fronte di un'offerta internazionale elevatissima. Sono prevedibili quindi fusioni e integrazioni ai piani alti ma anche fallimenti ai piani bassi.

Un parere condiviso dal professore Fabrizio Onida, ordinario di economia internazionale alla Bocconi di Milano ed ex presidente dell´Ice che ritiene la fase attuale ancora delicata per il settore dell’Information Technology nonostante lo scoppiò già avvenuto della bolla speculativa: "Non siamo però ancora alla fine di quella fase che il mercato chiama di shake out: cioé un mercato che si ripulisce dalle aziende meno capaci e lascia in vita solo le migliori. E´ prevedibile quindi che ci siano ancora degli assestamenti". Un parere condiviso da Carlo Maria Guerci, uno dei più ascoltati consulenti del settore in Italia che prevede che "entro 5/6 anni in Europa si potrebbero avere non più di 5/6 grandi operatori integrati, in grado di offrire servizi in voce (anche su Ip) e dati, mobile e fisso, su varie tecnologie". Le crescite esponenziali degli utili e dei fatturati delle società di Tlc appaiono quindi difficili da sostenere e l’impegno dei manager di questo settore è quello di lavorare di fino, tagliando soprattutto i costi, puntando sull’innovazione.

Nel futuro della telefonia ci sarà certo spazio per l’Umts ma resisterà e coesisterà probabilmente insieme ad altre tecnologie (alcune con costi di investimento molto più accessibili). Il guru della societa' digitale, Nicholas Negroponte, fondatore del Media Lab, ha spiegato proprio in questi giorni in una conferenza in Italia che secondo lui il futuro delle Tlc non passa ne' attraverso la costosa banda larga, ne' attraverso l'Umts. Ma invece attraverso le reti locali (Lan) che possono dare vita a una "ragnatela agile e diffusa capace di coprire il Paese". "In questo scenario cosi' confuso non è escluso che gli Stati nazionali, che con le licenze Umts hanno incassato delle cifre a questo punto che appaiono a tutti spropositate, intervengano nuovamente con regole più elastiche – osserva Giussani – non solo allungando le licenze. Magari permettendo agli operatori aggiudicatari delle licenze di condivivere le stesse reti telefoniche per risparmiare sui costi (ed evitare la foresta di antenne)".

Bugiardo, bugiardo...

Abbiamo dedicato buona parte di questo servizio allo stato del settore della telefonia per spiegare le ragioni che ci frenano nel consigliare di acquistare titoli del settore della telefonia con l’obiettivo di tenerli in posizione nel medio-lungo periodo. Nello scenario cauto ma molto realistico che abbiamo ricostruito in queste settimane non è ,infatti, nemmeno escluso che nei prossimi mesi le società di telefonia non siano costretti a valutare sull’onda di una richiesta pressante di pulizia e trasparenza dei bilanci a livello mondiale (dopo lo scandalo Enron) di svalutare in maniera anche consistente gli avviamenti pluri-milionari (in euro!) delle licenze Umts (l’ultimo numero di Business 2.0, la bibbia dell’information technology vede la scritta Bugiardo (LIAR) su un manager con il naso di Pinocchio..). Soprattutto se ci renderà sempre più conto (quello che abbiamo raccolto in queste settimane di ricerca e analisi indipendente) che i ricavi Umts e soprattutto Grps previsti già a partire da questo esercizio non si rivelino una pia illusione. Wait and see, dicono gli analisti in queste circostanze. State calmi e aspettiamo di vedere cosa succede. Le incognite sono maggiori delle certezze.

Riguardo a Tim e Telecom Italia, due aziende che sicuramente trarranno giovamento dalla cura Tronchetti Provera il nostro giudizio è ancora neutrale. Nei prossimi mesi potrebbe partire la number portability, ovvero la possibilità di cambiare gestore telefonico mobile senza essere costretti a perdere il numero di telefono. Una liberalizzazione che sicuramente potrà essere più fastidiosa per Tim (considerato che rappresenta il "numero uno" del mercato) anche se le esperienze all’estero hanno dimostrato che la fidelizzazione al primo operatore resta comunque elevata in uno scenario che vede (dopo la scomparsa di Blu) peraltro Tim, Omnitel e Wind combattere più a colpi di spot che di prezzi senza una vera concorrenza. Sul fronte dell’innovazione la settimana prossima la Tim dovrebbe lanciare con la collaborazione di Dada il servizio Blackberry che prevede la prima possibilità reale di utilizzare un palmare per ricevere e inviare posta elettronica.

Sempre sul fronte dell’innovazione la Tim con la messaggistica Mms ha dimostrato di essere avanti rispetto ai concorrenti ma anche la gallina dalle uova d'oro (il margine di contribuzione e' del 90% sui ricavi!) degli sms potrebbe vedere scendere i margini. Sul fronte della telefonia fissa abbiamo notizie che la Telecom sta studiando una nuova offerta Teleconomy "ammazza concorrenza": 200 lire per qualsiasi telefonata interurbana (contro il pagamento di un canone mensile fisso mensile modesto). Tutti segnali che dimostrano la vitalità del management ma anche uno scenario con margini sempre più ridotti e dove dopo il boom della telefonia mobile (l’Italia è a vertici mondiali insieme a Singapore, la Finlandia e Hong Kong e diventa perciò sempre più difficile incrementare il traffico come nel passato) appare avere raggiunto una fase di maturità.

Saturazione e telefonini a go-go

"I telefonini non tirano più come una volta e anche l'industria dei produttori di telefonini cellulari non sa più cosa inventare - mi spiega il responsabile marketing di una multinazionale del largo consumo - I miei colleghi si stanno perciò prodigando nella segmentazione del mercato; Nokia ha individuato ben 14 diversi tipologie di cliente, target potenziali per i cellulari personalizzati. Da quello base a quello che avra' incastonato i diamanti. Non si sa piu' come convincere il consumatore a far cambiare telefonino e si spera di trovare una tecnologia che costringa sempre piu' persone possibili a cambiarlo, rendendo obsoleto il precedente. La strada della miniaturizzazione sta arrivando alla fine. Ora si gioca sul marketing estremo. Un esempio per tutti, il ‘Ladyphone’ dedicato alle donne lanciato da Samsung: a forma di portatrucco, calcola bioritmo, rapporto peso/altezza e ciclo mestruale!".

Questa rincorsa continua a nuovi modelli e novità alla moda nasconde il calo del "desiderio" dei possessori di telefonia mobile. Il telefonino ce l'hanno quasi tutti e diventa sempre più difficile convincere il pubblico a cambiarlo con le ultime "diavolerie" che spesso non si rivelano poi così utili. In Italia gli operatori di tlc mobili complessivamente dichiarano oltre 50 milioni di abbonati! Certo ci sono coloro che hanno piu' telefonini e simcard ma spesso sono gli stessi operatori mobili che hanno gonfiato il numero, regalando schede prepagate con pochi scatti per poi dichiarare in bilancio crescite a 2 cifre del numero degli utenti... Questi fattori sono peraltro alla base dell'atteso rallentamento dei ricavi della telefonia nei prossimi anni. I ricavi di quella fissa sono già in contrazione (-2% circa all'anno) poiché la crescita dei volumi di traffico non è sufficiente a compensare la riduzione dei prezzi derivante dall'intensa competizione. I ricavi della telefonia mobile, dopo il forte sviluppo, tendono a stabilizzarsi o addirittura a ridursi per la diminuzione della spesa media per cliente derivante dalla riduzione dei prezzi e per l'elevata penetrazione del mercato (85% circa la penetrazione teorica nel 2001) che raggiunge livelli di saturazione.

Le ultime ricerche evidenziano, infatti, chiaramente che l'Europa, dopo un decennio alla guida di questo comparto con l'invenzione del Gsm inizia a mostrare chiari sintomi di saturazione del mercato, quantomeno sui tradizionali servizi vocali. Al punto che negli ultimi 18 mesi, per il complesso dei gestori europei, il fatturato medio per utente (Arpu) ha cominciato a calare, complice anche un crescente fenomeno di sostituzione di più costose telefonate con i messaggini Sms più a buon mercato, tipici dell'utenza giovanile con il telefonino a scheda prepagata.

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