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Senza Fili. L'equivoco dell'Internet mobile e come uscirne

Recensioni e altri articoli

L'Umts sta poco bene. O forse è morto

di Giuseppe Meroni, Capital, 1 febbraio 2002

Molta prudenza. E piedi per terra. Bruno Giussani, 37 anni, guru riconosciuto del mondo wireless, usa gran parte delle 400 pagine del suo ultimo libro (Senza Fili, Fazi editore) per ridimensionare speranze e aspettative. "Negli ultimi due anni", dice, "sono accadute tre cose".

Primo: Il Wap, nato nel 1999 a Ginevra come l'Internet mobile, è stato una delusione e oggi è solo parte del bouquet di tecnologie offerte e possibili. Due: le aste Umts, gestite malissimo dai governi solo per batter cassa, e dalle aziende che hanno accettato il gioco indebitandosi fino al collo, hanno drenato grandi risorse per una tecnologia che è ancora tutta da sperimentare e che darà -- se darà -- frutti forse nel 2005. Tre: gli europei, convinti di essere primi nel mondo della telefonia mobile, hanno scoperto che il Giappone è una potenza del settore, e che un operatore come Ntt DoCoMo, con i-mode, è all'avanguardia.
Copertina Senza Fili

Da questi tre punti si guarda al futuro. Non sorprende che le Telecom di Germania, Francia e Inghilterra, con più di 50 miliardi di euro di debiti a testa, stiano ripensando gli investimenti, che la revisione della licenza Umts sia indispensabile, che ci si chieda persino se sarà questa la tecnologia vincente.

Di fronte ai problemi di affidabilità, alle decine di migliaia di nuove antenne che richiede, ai ritardi certi nella sua messa a punto, può essere infatti che l'Umts sia superato in velocità da nuove soluzioni meno costose.

In questo scenario incerto, il mondo senza fili avanzerà comunque, puntando su servizi più mirati, con profili dell'utente tali da invadere molto della sua sfera privata. Di conseguenza sarà necessaria un'adeguata disciplina della materia.

Nel business, wireless significherà un drammatico e positivo spostamento delle tecnologie più avanzate, un tempo poste al centro dell'azienda, alla sua periferia, nelle mani delle reti di vendita, per l'autodiagnosi tra gruppi di impianti, più vicino al consumatore finale. Perché tutto questo diventi realtà il problema non sono le tecnologie, che esistono, ma il modo di farle dialogare.

La sfida, insomma, non è già più sugli strumenti, ma su come farne un'orchestra.

(Copyright Capital 2002)
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