Se c'è un oggetto entrato di prepotenza in questi anni nelle nostre esistenze è il telefonino. Molti dei più caparbi nemici della tecnologia si sono visti costretti a comperarlo perché ormai quasi nessuno, specialmente chi lavora, può più permettersi di non essere reperibile. E così la telefonia mobile è diventata uno dei territori più promettenti, ma anche insidiosi, per l'economia. La sfida di questi anni è di arrivare alla cosiddetta "terza generazione" che consentirà collegamenti molto più rapidi e nuove applicazioni tutte da scoprire.
Lo facciamo con un autentico pioniere dell'informazione sulle teconologie wireless, il ticinese Bruno Giussani, direttore dell'Innovazione e della Comunicazione Strategica di telefonia dell'azienda svizzera 3G Mobile, esperto di Internet (per quattro anni ha curato una rubrica dedicata al Web sul "New York Times"), ma soprattutto autore di un nuovo libro agile, chiaro e forse profetico consacrato alle prospettive della telefonia mobile: "Senza fili. l'equivoco dell'Internet Mobile, e come uscirne", Fazi editore. Un testo che è stato appena tradotto dalla versione originale in inglese, "Roam. Making sense of the Wireless Internet", edito dalla prestigiosa Random House Business Books.
Partiamo dalla storia della telefonia mobile: prima, seconda e terza generazione.
"La prima era basata su sistemi analogici, quindi elettrici, e la seconda sul digitale. Ma sia nella prima che nella seconda generazione di telefonia mobile la chiamata telefonica è simile a quella della telefonia fissa. C'è una linea che viene aperta fra due persone. Queste persone occupano un circuito telefonico. La nuova telefonia funziona invece su un modello a pacchetti. Invece di aprire una linea fissa fra due persone, la voce di chi chiama viene composta in pacchetti di informazione inviati nella rete e ricomposti in una frazione di secondo all'altro capo della linea".
Cosa significa?
"Significa che si possono trasportare più chiamate o una quantità superiore di dati. Qui la linea è sempre aperta e non è riservato esclusivamente ad una chiamata. Nelle reti di prima e seconda generazione se noi stiamo al telefono per un minuto senza parlare, nessuna informazione passa, ma quella linea rimane occupata e nessun altro può utilizzarla. La telefonia di terza generazione permette uno sfruttamento molto più efficace della rete".
Ovvero?
"Le nuove reti saranno di tipo "always-on", con connessione permanente. Per accedere a dei dati, per esempio, non sarà necessario comporre un numero, perché saremo già collegati. Il paragone è quello del telecomando del televisore. Quando voglio passare da un canale all'altro schiaccio un bottone e la nuova immagine arriva subito. Questo significa che potenzialmente la telefonia di terza generazione può dare servizi in qualche modo simili a quelli che abbiamo oggi sul computer attraverso a Internet: accesso a dati, a messaggerie di vario tipo, eccetera".
Quali sono i costi economici della telefonia mobile?
"In Europa sono stati spesi circa 120 milioni di euro solo per acquistare le licenze di telefonia mobile di terza generazione, cioè per acquistare dai governi i diritti per utilizzare alcune frequenze per un certo periodo di tempo, in genere dai quindici ai vent'anni".
Sarà possibile recuperare un simile investimento?
"Nei Paesi in cui le licenze sono costate di più, in particolare in Germania e Inghilterra, ciò sembra poco probabile, e vi sono discussioni in corso per riscrivere parte delle regole".
E al di là dei dubbi economici?
"Ci sono i problemi tecnologici. La tecnologia della terza generazione non è ancora commercializzabile. Esiste e funziona a livello di laboratorio e di test sul terreno. Ma parliamo di test limitati dalle dieci alle sessanta antenne, con apparecchi troppo pesanti e poco "usabili". Da lì a farne un fenomeno commerciale di massa passeranno ancora tre o quattro anni".
Quali problemi si devono superare nel frattempo?
"Per cominciare ci vogliono più antenne di quelle delle reti attuali. E buona parte delle antenne attuali non possono essere utilizzate per la terza generazione. Il problema è che nessuno vuole più nuove antenne, anche per i timori legati alle paure di "inquinamento" da radiazioni. Alcuni Paesi stanno pensando di consentire a differenti operatori la possibilità di condividere le stesse reti e le stesse antenne. E poi c'è il problema degli apparecchi".
Cioè?
"Gli apparecchi attuali della terza generazione sono dalle due alle tre volte più grandi dei telefonini normali. E quando mi trovo al di fuori della rete UMTS devo poter comunque telefonare e quindi utilizzare la rete GSM. Fino a quando non avremo apparecchi che funzionano sulle due reti in parallelo non si potrà pensare ad un decollo della terza generazione".
Aggiungo un problema di fondo: ma abbiamo poi davvero bisogno di questi apparecchi di terza generazione? Cambieranno davvero in meglio la nostra vita?
"Ci sono almeno quattro categorie diverse di utilizzatori del telefonino. Quelli che comprano il nuovo apparecchio solo perché vogliono l'ultima novità tecnologica. Quelli che lo comprano perché sono attratti non dalla novità tecnologica, ma perché è di moda, è "in". Poi ci sono gli utilizzatori "pesanti", che usano il telefonino per ragioni professionali. Infine c'è chi lo vuole per ragioni psicologiche: per poter essere raggiunto o poter raggiungere qualcuno in qualsiasi momento. Ognuno di questi utenti ha bisogno di cose differenti. In ogni caso, ogni miglioramento in termini di velocità, costi, capacità di inviare o ricevere messaggi in modo semplice e rapido non può far altro che giovare a chi usa il telefonino, a qualunque categoria di utilizzatori appartenga".
La terza generazione di telefonia mobile potrà finalmente portare la tecnologia di Internet sul telefonino?
"Penso di no. La differenza fondamentale fra Internet e la telefonia mobile di terza generazione può essere spiegata così: il Web è tipicamente un ambiente ricco di informazione con grande profondità, dove si può scavare continuamente e in direzioni diverse, ma è anche un ambiente informativo in cui tu sei fermo davanti al tuo computer. L'Internet mobile è invece un ambiente informativo un po' meno ricco, perché non ha tutte le funzionalità di Internet né la sua profondità, ma ha una grande raggiungibilità: tu puoi essere al bar o sul campo di calcio e averlo a disposizione".
Parliamo dei fenomeni emergenti del mondo della telefonia mobile attuale.
"Il primo è il Wap. È stato lanciato nel 1999 alla fiera Telecom di Ginevra. L'idea era di creare un sistema di tecnologia che permettesse di trasportare dati in modo simile all'Internet utilizzando le reti wireless che però non erano state sviluppate per quei dati. Questo compito la tecnologia Wap l'ha assolto abbastanza bene".
E allora perché il telefonino Wap non è decollato?
"Perché nella fase di introduzione del Wap i costruttori di telefoni hanno cercato di presentarlo come la versione tascabile dell'Internet. Le attese create sul Wap dalla macchina del marketing e della propaganda dell'industria erano esagerate. Sembrava che si potesse prendere tutto quello che c'era in Internet nel computer di casa e metterlo nel telefonino. Ma quando è uscito il primo telefonino Wap la gente si è accorta che non era possibile, che tutto si riduceva a sei righe nere su sfondo bianco o grigio. Inoltre, il Wap nella sua versione attuale è lento, costoso, poco ricco, dato lo schermo, poco pratico. Il flop è stato causato principalmente dalle attese spropositate create dall'industria, che non avevano nulla a che fare con la realtà".
E l'i-mode?
"L'i-mode è nato in Giappone quasi in contemporanea col Wap. Lo ha lanciato il principale operatore giapponese di telefonia, DoCoMo, e ha avuto un successo fenomenale. Con l'i-mode si possono fare più o meno le stesse cose che col Wap: scaricare figurine, immagini, accedere ad informazioni, verificare lo stato del conto bancario...".
Perché ha avuto successo?
"Per due differenze fondamentali col Wap. La prima è che il Wap funziona su una rete GSM e quindi è legato alla necessità di fare una telefonata per accedere all'informazione, mentre i-mode funziona su una rete di tecnologia diversa e che era già "always on". Come dire: accendo il telefono e sono collegato. I tempi per accedere all'informazione sono quindi estremamente rapidi".
E la seconda?
"Sta nel fatto che poiché il Wap funziona su una rete GSM, l'unico modo di fatturare le chiamate dei clienti è al minuto: gli operatori fanno pagare al cliente un costo per accedere ad informazioni che sono prodotte da altri. Gli operatori hanno rifiutato di fare una condivisione di proventi con i produttori di servizi. Questo nell'i-mode non si è mai registrato perché DoCoMo ha creato un modello che rendeva facile per i clienti l'accesso ai servizi, facile per i fornitori di servizi la fatturazione. DoCoMo versa il 91% dei guadagni ai fornitori di servizi. Qui c'è un business model strutturato che ha motivato molta gente a creare dei programmi e dei servizi per la semplice ragione che potevano ottenerne dei profitti. Cosa che non si è verificata con il Wap".
Parliamo di SMS.
"Gli SMS sono un servizio che è stato inserito nella tecnologia GSM quasi per caso. All'origine era un po' previsto come una specie di allerta automatica: quando ricevevi un messaggio vocale nella tua messaggeria telefonica c'era un SMS che ti avvertiva. Nessuno l'aveva mai considerato un vero servizio di comunicazione e di informazione. Anche perché dover schiacciare dieci tasti per dire "ciao" è macchinoso. Ma l'utilizzatore ne ha decretato il successo dal basso, tant'è vero che la massa di SMS circolanti sui telefonini si è rivelata subito impressionante".
Come mai?
"Direi che malgrado la quantità di servizi possibili con questa tecnologia - come ad esempio essere allertati sulle news del giorno, sullo stato del conto bancario, sulle previsioni del tempo - quei servizi rimangono una parte minima del traffico globale SMS. La gran parte sono invece messaggi interpersonali. L'SMS ha rivelato che la telefonia mobile è e resta comunque un fenomeno di comunicazione interpersonale più che di accesso alle informazioni".
Che insegnamenti si possono trarre da questi tre fenomeni, Wap, I-Mode e SMS per la telefonia mobile del futuro?
"La lezione del Wap è che il telefonino non è Internet ma qualcosa di diverso, la lezione dell'I-mode è che bisogna fare in modo che tutti possano guadagnare qualcosa da queste tecnologie (fruitori, operatori e fornitori di servizi) e la lezione degli SMS è che la telefonia mobile è una questione di comunicazione interpersonale".
Cosa c'è nell'immediato futuro della telefonia mobile?
"Credo che da qui alla terza generazione ci sia una fase intermedia, chiamiamola pure "seconda generazione e mezza", quella che i tecnici definiscono GPRS. Si tratta di una tecnologia puramente software che può essere istallata nella rete GSM e la trasforma in una rete "always on". Alcuni dei servizi della terza generazione potremo quindi già utilizzarli con ogni probabilità quest'anno, certo con minore velocità e con alcune limitazioni".
In pratica cosa si potrà già fare di nuovo?
"Ad esempio, dato che si è sempre collegati, diventerà molto più semplice inviare degli e-mail attraverso apparecchi wireless. Quest'anno e l'anno prossimo saranno quindi gli anni del GPRS e di alcuni servizi di applicazione".
Quali?
"Almeno quattro: uno è quello che ha a che fare con la messaggeria SMS, ma molto più sviluppato, con e-mail, con la messaggeria fotografica, con una piccola macchina fotografica incorporata nel telefonino che produce foto visualizzabili, stampabili e inviabili immediatamente a chi si vuole. Una versione più evoluta della messaggeria, quindi, in tutte le sue forme, comprese quelle che conosciamo su Internet, come l'e-mail e l'instant messaging".
E il secondo settore?
"È quello che ha a che fare con il luogo e con il momento in cui ti trovi. La rete wireless "sa" dove sei, sa dov'è il tuo telefono, sa che sei una certa cella in centro a Lugano e quindi può fornirti informazioni utili sul luogo in cui ti trovi: sulla geografia, sulle vie, sul tempo atmosferico, sulle proiezioni cinematografiche della serata, eccetera. Si stanno sviluppando tecnologie ancora più precise nel sapere dove ti trovi e quindi in grado di dirti, ad esempio: il ristorante che cerchi è dietro l'angolo".
Le altre applicazioni?
"La terza riguarda tutti quei servizi che facilitano la vita quotidiana: per evitare di far la coda alla banca o alla biglietteria del teatro o di verificare il prezzo di un prodotto mentre sei in un negozio cercando col tuo apparecchio informazioni in merito su Internet. La quarta riguarda tutto ciò che ha a che fare col divertimento. Quindi immagini, musica, sport, scommesse, giochi, lotterie".
Sì, ma guardare immagini su Internet o sul minischermo del telefonino non è la stessa cosa. E lo stesso vale per l'ascolto di musica...
"Ma la logica sarà diversa rispetto all'Internet. Davanti al computer ci puoi stare per dieci minuti o per ore. Col telefonino bisogna immaginare piccoli snack di uno, due, tre minuti al massimo. Si sono fatti dei test in Finlandia e pare che il massimo tollerabile di un piccolo video sul telefonino sia di 2 minuti e 20 secondi: il tempo di un riassunto di una partita di calcio o un breve video musicale, un giochino da fare aspettando il treno. L'idea è di riempire i tanti momenti vuoti di una giornata piuttosto che intrattenere per molte ore, quel che la televisione e il PC fanno molto bene".
Quali prospettive si aprono per le aziende?
"Si potranno ad esempio monitorare molto più facilmente le merci, consentire agli impiegati all'esterno di mantenere un contatto con l'ufficio, tanto con le persone che, specialmente, con i dati, cose come: disponibilità di pezzi di ricambio, indicazioni sul conto di un cliente. Fino ad ora gli strumenti più avanzati della tecnologia della comunicazione (computer, telefono, fax) si trovavano nelle sedi centrali dell'azienda. Con wireless queste tecnologie saranno disponibili anche agli impiegati che sono fuori, sul terreno, in periferia".
(Copyright Corriere del Ticino 2001)
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