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Senza Fili. L'equivoco dell'Internet mobile e come uscirne

Recensioni e altri articoli

Senza fili eppure legati: il mondo in un telefonino

intervista di Françoise Gehring, Giornale del Popolo, 15 febbraio 2003

Sono entrati prepotentemente nelle nostre vite. Hanno cambiato le nostre abitudini. Difficile, per molti di noi, farne a meno. Basti pensare che in Svizzera, otto persone su dieci ne possiedono uno. I telefonini, sostenuti nella commercializzazione da pubblicità spesso accattivanti, sono ovunque. Necessità vera, o creata artificialmente? La seduzione commerciale all'indirizzo di vecchi, nuovi e potenziali clienti è continua, quasi invadente.

Apprezzato per la sua utilità, amato per l'aspetto “trendy”, odiato per le sue intrusioni, nella vita e nell'intimità delle persone, il cellulare ha indubbiamente cambiato il nostro modo di vivere. Come? Ne abbiamo parlato con il giornalista ticinese Bruno Giussani, autore del saggio Senza fili (Fazi editore, Roma, 2002) e grande conoscitore delle nuove tecnologie di comunicazione.

Telefonino-mania, molto più di un fuoco di paglia. Al contrario, il cellulare fa ormai parte delle nostre vite. Bruno Giussani come spiega questo fenomeno in continua crescita?

Semplicemente con il fatto che la telefonia mobile corrisponde a una serie di bisogni basilari: connessione sociale, senso d'appartenenza, praticità nella vita quotidiana ed efficacia nel lavoro, accesso immediato a persone e informazione, e un certo senso di tranquillità, la tranquillità della madre che sa di poter contattare i figli adolescenti in ogni momento (ed essere contattata) per esempio. In un'era in cui moltissime persone vivono “in mobilità”, fuori dal tradizionale schema casa-fabbrica o casa-ufficio, muovendosi costantemente attraverso molteplici spazi, questi bisogni diventano primari. Vi sono anche ragioni commerciali dietro il successo dei telefonini, naturalmente, come il fatto che gli operatori li abbiano praticamente regalati per attirare i clienti, ma credo che i fattori socioculturali siano veramente i più importanti.


Copertina Senza Fili

Mi può fare un esempio?

Sicuramente le è capitato, parlando al telefono con un amico, di fissare un appuntamento per, diciamo, martedì prossimo nel pomeriggio e di promettere di risentirvi in mattinata per confermare ora e luogo esatti. Così facendo, riportate nelle vostre agende una “posizione” temporanea e flessibile, che vi permetterà di incontrarvi due ore prima o tre ore dopo, a seconda degli eventi che potranno essersi verificati nel frattempo. Sociologicamente, ciò discende dal fatto che il nostro atteggiamento verso l'organizzazione del tempo e delle nostre interazioni sociali sta mutando velocemente, e la causa principale è proprio l'irruzione della telefonia mobile. Per un numero crescente di persone, il telefonino sta diventando una specie di radar della vita quotidiana, che permette di monitorare costantemente quelle “posizioni” nella nostra agenda e modificarle in base a tutta una serie di elementi nuovi e in continuo mutamento. Ciò ha naturalmente un notevole impatto su tutta la nostra matrice attitudinale e comportamentale. Non significa che stiamo diventando incapaci di prendere una semplice decisione come “vediamoci in Piazza Riforma alle tre” e rispettarla. E' tutta l'organizzazione del tempo (e le sue implicazioni sociali) che è diventata molto più fluida e volatile, e anche più complessa. La tecnologia permette a ciascun elemento di incidere su ogni altro, e al tutto di essere indefinitamente riorganizzato e rimodellato quasi in tempo reale.

Secondo lei è possibile tracciare una sorta di identikit dell'utilizzatore di telefonini?

Sì. Credo che ve ne siano di quattro tipi. Gli “efficientisti”, coloro che usano il telefono soprattutto per scopi professionali, per organizzare il loro tempo e i loro contatti. I “gadgetisti”, che vogliono sempre avere l'ultimo modello con le ultime funzioni. I “modaioli”, per i quali conta soprattutto l'effetto dimostrativo del telefono, l'aspetto “fun”, il telefono come accessorio di moda e come dichiarazione di personalità. Infine, i “tranquilli”, quelli che dal telefono cellulare si aspettano solo di poter essere contattati e di poter contattare. Più o meno tutti possiamo essere inseriti in una di queste categorie.

Marino Niola, docente di Antropologia dei simboli all'Università di Napoli, ha recentemente affermato «che l'inflazione comunicativa è in buona parte senza contenuti, non comunica altro che la comunicazione stessa». Condivide questa riflessione?

Sono d'accordissimo, ma mi pare che Niola scopra l'acqua calda. Questa storia dei “contenuti” è sicuramente un interessante soggetto accademico, e negli ultimi anni è anche stata l'ossessione di molte aziende grandi e piccole, ma la realtà della comunicazione umana è che essa è soprattutto fatta di emozioni, di gossip, e di cose molto pratiche e banali, tipo “arrivo con dieci minuti di ritardo”. Cosa vuol dire «non comunica altro che la comunicazione stessa»? Vuol dire che comunica il fatto che sto comunicando. Cioè comunica l'esistenza di un collante sociale. Non mi pare poco, e mi pare molto umano.

In quale misura il telefonino ha un carattere epocale, secondo lei?

Non è più solo un apparecchio: fa parte della vita quotidiana in modo estremamente profondo e intimo. Pensi all'11 settembre. Quel giorno ha messo in luce molte cose fondamentali, enormi e tragiche. Parlare di telefonini quindi potrebbe sembrare irrilevante, ma c'è un aspetto che mi pare importante. Un quarto aereo era stato dirottato, il volo 93 della United. Andò a schiantarsi in un prato della Pennsylvania perchè, dopo essere venuti a conoscenza dell'attacco contro le Torri Gemelle parlando con i loro parenti attraverso i telefonini e i telefoni di bordo, un gruppo di passeggeri decise di reagire e di tentare di bloccare i pirati dell'aria. Inoltre, grazie ai telefoni molti dei passeggeri, dopo aver compreso di essere condannati, hanno potuto parlare con i loro cari per condividere ultime parole di dolore e amore, per dire un ultimo tenero addio, per cercare ed offrire sostegno morale. Molti fra coloro che hanno perso un marito o una moglie hanno poi affermato che, dopo lo shock iniziale, l'aver potuto parlare con loro un'ultima volta li ha aiutati a lenire il dolore e trovare la forza per superarlo -- e questo è di per se una modifica fondamentale nel modo nel quale viviamo i momenti difficili. Come ha scritto un giornalista americano, "è stata una novità scioccante, perché non avevamo mai completamente capito il potenziale del telefonino. Ne abbiamo lodato la praticità e la versatilità, e criticato l'invadenza, ma mai, neanche per un momento, abbiamo immaginato che ci avrebbe permesso di convogliare la coscienza di una persona entro quella di un'altra pochi secondi prima della morte".

Una vita senza telefonino è ancora possibile?

Sì, così come è possibile una vita senz'auto, senza televisore o senza vacanze al mare. E' una questione di scelta personale, e ciascuna di queste (e mille altre) scelte comporta dei costi e dei vantaggi. Se personalmente penso che il beneficio che traggo dall'uso di un telefonino è più grande dei costi che ciò provoca (parlo della fattura a fine mese, ma anche del fatto di dover sempre portare in giro l'apparecchio, degli squilli in momenti inopportuni, della costante distrazione) lo userò, altrimenti ne farò a meno. Se ne faccio a meno, elimino tutti i costi che ho appena citato, ma ne subisco altri: sarò socialmente meno integrato perchè meno raggiungibile, l'organizzazione della mia vita quotidiana sarà meno flessibile, le chiamate urgenti dovranno aspettare, eccetera. Non nego che sulla questione si eserciti una certa pressione sociale (basti pensare ai bambini che chiedono ai genitori il telefonino perchè "tutti in classe ce l'hanno tranne me", ma anche agli adulti guardati come extraterrestri se dichiarano di non possedere un televisore), ma in fin dei conti si tratta di una scelta totalmente soggettiva, che dipende dal modo in cui ciascuno valuta vantaggi e svantaggi personali e sociali del telefonino, del televisore o dell'automobile.

Tra e novità sul mercato i telefonini che consentono di inviare immagini. Quale il suo giudizio? Un semplice gadget o qualcosa di più?

Credo non si tratti solo di gadget. Il “picture messaging” cioè il fatto di poter scattare una fotografia con il proprio telefonino ed inviarla con un messaggio ad un amico ha un enorme potenziale. In termini di fenomeno telecomunicativo potrebbe essere il prossimo SMS. A condizione naturalmente che sia semplice da utilizzare, che la qualità delle immagini sia buona (per ora è piuttosto mediocre) e che il costo sia ragionevole. Ma questi apparecchi suscitano anche nuove interrogazioni: con la possibilità di scattare fotografie e disseminarle in tempo reale, si crea un potenziale per nuovi tipi di abuso. A Zurigo per esempio, i telefonini sono vietati in certi fitness club per timore che immagini siano “rubate” negli spogliatoi e inviate in giro.

(Copyright GdP 2003)
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